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sabato, 18 ottobre 2003
NO COPYRIGHT La farsa dei sistemi anticopia
Un articolo di Paolo Attivissimo su "Apogeonline" [lo potete leggere qui] rivela come il nuovo mirabolante sistema di protezione anticopia Mediamax CD3, presentato come invulnerabile, si possa scavalcare semplicemente premendo il tasto "Maiusc". Ma, aggiunge l'autore, "non c'è niente da ridere".
postato da: egolector | 20:55
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venerdì, 17 ottobre 2003
NO COPYRIGHT PER I MANUALI SCOLASTICI!
Un altro duro colpo al copyright! Alcuni docenti di scuola media (inferiore-superiore) hanno ideato il progetto Libro aperto: un manuale di letteratura gratuito, aperto, autorevole e soprattutto fotocopiabile e diffondibile liberamente! Il progetto inoltre non riguarda soltanto il manuale per le scuole ma anche la creazione di una biblioteca digitale che comprenda il maggior numero di testi, per rendere pienamente accessibile la conoscenza e il patrimonio culturale del nostro Paese e della nostra lingua. Pieno appoggio e solidarietà a questi colleghi coraggiosi.
Sul loro sito tutte le info:
http://edu.supereva.it/scuolaonline/index.html?p
postato da: bonariabiancu | 09:50
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giovedì, 16 ottobre 2003
DISCUSSIONE SULLE BIBLIOTECHE DIGITALI IN AIB-CUR
Un articolo di David Bidussa sul Manifesto (04/09/2003) ha suscitato un acceso dibattito su AIB-CUR, la lista di discussione dei bibliotecari italiani.
All'indirizzo http://www.comune.roma.it/cultura/biblioteche/bd/manifesto.htm tutto il dibattito è stato selezionato e si possono leggere tutti i relativi interventi in maniera sequenziale.
postato da: st2wok | 18:30
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UNA GIORNATA, DUE
PAESI, UN ABISSO
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Bonaria Biancu -
16/10/2003
Francoforte,
9 ottobre 2003 - Le associazioni degli editori di Stati Uniti,
Canada e Gran Bretagna minacciano il direttore della Buchmesse, Volker
Neumann, di disertare l'anno venturo una delle più importanti
fiere per il libro e l'interscambio di diritti d'autore. Cosa è
successo? Neumann ha chiesto agli editori convenuti di dedicare due
ore, a fine giornata, all'incontro con il pubblico non specializzato.
Le associazioni dei Paesi sopra citati hanno protestato per le carenze
organizzative e la caoticità degli stand, la poca
visibilità concessa (nonostante l'apparato mastodontico) ai
singoli, l'esosità dello sforzo richiesto alle aziende rispetto
al ritorno commerciale registrato. Pat Schroeder, dell'Associazione
Editori Statunitensi: "Dall'altra parte dell'Oceano questa è
considerata una fiera di diritti, siamo preoccupati di trovarci trascinati
in una fiera rivolta ai consumatori " (Corriere della Sera, 10
ottobre 2003, corsivo mio). Neumann è riuscito solo in parte a
sedare gli animi promettendo più attenzione alle richieste degli
editori per la Fiera del prossimo anno, ma la minaccia incombente di
disertare la Buchmesse e convogliare le energie verso la Fiera di
Londra non sembra del tutto scongiurata.
(mutatis
mutandis) Torino, 9 ottobre 2003 - Palazzo della Camera di
Commercio, Convegno "Seminario di aggiornamento per bibliotecari sugli
open archives e la comunicazione scientifica", relatrice Antonella De
Robbio. Circa quaranta bibliotecari del Piemonte provenienti da aree
disciplinari le più disparate e da biblioteche di istituzioni
diverse riuniti dal Consorzio Bess per un seminario sull'open archive,
oggetto misterioso di cui quasi tutti ignorano (ignoriamo) l'esistenza
o almeno le modalità di funzionamento. La vulcanica ed
entusiasta relatrice non fatica molto a metterci a parte da subito
dell'interesse che si è sviluppato intorno a questa impresa
intellettuale. Che cos'è un o.a.? Secondo la definizione della
De Robbio "gli open archives, o E-prints server, sono archivi preposti
al deposito dei documenti scientifici, in forma elettronica, alla loro
gestione e conservazione". La loro creazione e il loro mantenimento
sono assolutamente free, sia nel senso che chiunque può
costruire (o aderire ad) un o.a. e sia nel senso che sono integralmente
basati sull'open source e sulla filosofia della
pubblicità e gratuità (i software sono liberi e le uniche
licenze usate sono del tipo GNU/GPL). Le principali tipologie di o.a.
sono due: istituzionale e disciplinare. Per fare un esempio: un o.a.
istituzionale è quello di una università che apre un
server entro cui archiviare e rendere pubblici i lavori dei propri
docenti e ricercatori; un o.a. disciplinare è quello creato da
una particolare comunità scientifica, i cui lavori afferiscono
ad una determinata disciplina.
Nati ancor prima del web, ad opera in primis delle
comunità dei fisici e dei matematici, rappresentano una
(l'unica?) valida alternativa al difetto di informazione libera, e
perciò fruibile ed utile, che affligge le nostre società.
La principale molla che ha spinto studiosi come la stessa De Robbio,
manager di un bellissimo o.a. sulla biblioteconomia e le scienze
dell'informazione di nome E-Lis (http://eprints.rclis.org), a
immaginare una dimensione dell'informazione diversa da quella (finora
definita) istituzionale è stata proprio la progressiva decadenza
e asfissia che sembra essersi impadronita irreversibilmente della sfera
della comunicazione scientifica, del diritto all'informazione
indipendente (e indipendentemente dall'appartenenza ad alcun ceto
sociale o corporazione accademico-economica), della libertà
della ricerca e dei ricercatori e di tutti i soggetti coinvolti nel
processo della produzione scientifica, dai docenti universitari ai
bibliotecari agli studenti ai ricercatori. Il punto in cui oggi ci
troviamo è critico, ma proprio per la sua criticità
lascia intravedere qualche apertura e possibilità di riscatto.
Oggigiorno un ricercatore è in genere stipendiato da una
istituzione (università, centri di ricerca etc.) che, almeno
parzialmente, è finanziata con i soldi della
collettività, e quindi i soldi che tutti noi paghiamo in tasse.
Se e quando il ricercatore si trova a condurre una ricerca, inoltre,
usufruisce di mezzi come laboratori e biblioteche, anch'essi messi a
disposizione e finanziati dalle istituzioni e quindi dalla
collettività. Terminata la fase di studio e scritto un articolo
in cui espone i risultati del proprio lavoro, per far conoscere e
quindi per rendere di una qualche utilità la propria ricerca, si
troverà nella condizione di sottoporre l'articolo ad una rivista
(la rivista sola, infatti, garantisce visibilità all'articolo ed
al suo estensore e impatto alla sua ricerca - e sta proprio qui
l'inghippo!) e quindi cederà gratuitamente i diritti a qualche
casa editrice per la pubblicazione. Ora, volendo sorvolare su un
problema che è già spinoso come i tempi di pubblicazione
dilatati, il bello della vicenda è che, una volta che
l'istituzione cui appartiene lo studioso volesse comprare il periodico
su cui è stato pubblicato l'articolo, si troverebbe a pagare
costi elevatissimi in abbonamenti annuali (e, notate bene, nessun
ricavo andrà al ricercatore, dal momento che ha ceduto
gratuitamente e in toto tutti i diritti all'editore!) e
perciò si troverebbe nella fantozziana condizione di aver
finanziato doppiamente la ricerca senza poter disporre neppure di una
copia di questa da destinare ad uso interno per i propri studiosi e/o
le proprie biblioteche.
Proprio in questa contraddizione (e controsenso)
si inserisce l'o.a., come mezzo che garantisce tempi di pubblicazione
rapidi (di più, istantanei), pubblicità della ricerca e
quindi lo stesso impatto internazionale che garantiscono i periodici,
nessuna forma di cessione dei diritti e quindi di ricattabilità
degli autori (ovvero: no copyright), zero spese per le istituzioni che
non dovrebbero acquistare più due volte la stessa ricerca,
democratizzazione della ricerca medesima e della società
scientifica nel suo insieme, perché i lavori degli studiosi
diverrebbero di pubblico dominio e quindi fruibili da un maggior numero
di persone (copyleft) che, come in una catena, potendo disporre di
più informazione, ne genererebbero a loro volta di più e
di sempre migliore, in un processo generale di crescita delle
opportunità e delle consapevolezze e del sapere.
Naturalmente bisogna far sì che gli o.a., istituzionali o
disciplinari che siano, acquisiscano una sempre maggior diffusione,
convincendo i ricercatori ad archiviare sui server o.a. invece che
pubblicare sulle riviste, creando, possibilmente nelle
università in primis, le condizioni di un attecchimento
dell'o.a. con progetti adeguati (peraltro di pochissimo costo) e,
soprattutto, pubblicizzando l'iniziativa, credendo alla
possibilità di favorire un cambio di mentalità e di
comportamento, per il passaggio da una distribuzione/fruizione del
sapere passiva e costosa ad una disseminazione dell'informazione
democratica, ampia e collettiva e perciò sempre passibile di
miglioramento.
Infine: l'accostamento tra la Buchmesse e il
seminario della De Robbio mi è sembrato il modo migliore per
mettere a confronto due facce della cosiddetta società
dell'informazione. Nell'una si identificano i libri con i diritti
d'autore e ci si infastidisce per la richiesta di un incontro con il
rozzo pubblico dei non addetti ai lavori, cioè dei lettori.
Questa è una versione sterile, economicistica e minacciosa di
ciò che possiamo fare con l'informazione oggi. La questione o.a.
invece è una storia a lieto fine o almeno in lieto divenire e
rappresenta la possibilità che reti informative e umane
opportunamente combinate possano davvero creare una crescita condivisa
e consapevole dell'umanità nel suo insieme.
Maggiori informazioni sulla Buchmesse le trovate dovunque, invece sugli
O.A. tutti i riferimenti sul sito di Antonella De Robbio:
http://www.math.unipd.it/~derobbio/home/antohp.htm
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postato da: biblaria | 11:55
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domenica, 05 ottobre 2003
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Vertice di
Cancùn
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WTO, Cancùn 10–14
settembre
Il grande rifiuto dei Paesi del Sud del mondo
Cosa è
successo davvero al vertice WTO di Cancùn sul commercio
mondiale? Perché è fallito? Qual è stata la
posizione dell'Italia sulla riforma della Politica agricola comune,
rispetto ai negoziati di Cancùn, e quale quella dell'Europa dei
Quindici? Perché il cartello di paesi del Sud del mondo guidato
dal Brasile del presidente Lula accusa di nuovo protezionismo sia gli
Stati Uniti che l'Unione Europea? Dopo la seconda
giornata di negoziati, durante la quale si sono tenute le riunioni
della delegazione europea, la redazione di "Radio3 Mondo" ha
intervistato telefonicamente il senatore Francesco Martone, segretario
della Commissione
Diritti Umani del Senato e già presidente di GreenPeace, che era
presente al vertice di Cancùn. Si tratta di un intervento molto
interessante e di grande chiarezza dal quale emerge un quadro non
appannato dei motivi che hanno poi condotto al fallimento di quei
negoziati per il rifiuto dei paesi africani e del Sud del mondo di
avallare le politiche agricole neoprotezioniste e gli accordi
bilaterali proposti dai paesi ricchi. Abbiamo quindi selezionato
l'intervento di Martone dall'archivio audio della trasmisssione e ne
riproponiamo l'ascolto (10 min. formato RealAudio).
![[ascolta in RealAudio]](http://utenti.lycos.it/liblab/img/ascolta_real.gif) 
Fonte: Radio3
Mondo 12/09/2003
L'evento: V Conferenza ministeriale dell'Organizzazione
Mondiale del Commercio (WTO),
Cancùn 10–14 settembre 2003.
Fonti e reseconti di
informazione alternativa:
blog "PalermoperlaPace - Cancun 2003".
Una valutazione polica sul
fallimento del vertice di Cancùn
Fonte: comunicato Martone-Crucianelli (estratto),
"CANCUN:
UN SUICIDIO POLITICO DELL'EUROPA":
«
L'Europa ha così commesso un vero e proprio suicido politico,
poiché da questo fallimento a trarre soprattutto giovamento
è la politica unilateralista degli USA. Salutiamo con
soddisfazione l'emergere di un nuovo soggetto politico come il G23 che
finalmente può rompere il duopolio tra USA-UE e contribuire alla
democratizzazione delle istituzioni multilaterali.
Da oggi si apre un percorso di urgente ripensamento delle istituzioni
multilaterali, e di riforma democratica del WTO, attraverso la
limitazione del suo mandato e la restituzione di competenza in materie
cruciali quali i diritti del lavoro, lo sviluppo, le regole per gli
investimenti, l'ambiente e l'agricoltura alle agenzie specializzate
delle Nazioni Unite.»
Retrospettiva: l'apertura dei lavori il 10 settembre
Fonte:
"il manifesto", 11 Settembre 2003
Il
«Grande sud» va alla carica e spaventa il Wto
di Antonio Tricarico (di Campagna per la
riforma della Banca mondiale)
Il Gruppo
dei 21, con in testa Brasile,
Cina, India e Sud Africa,
rifiuta l'accordo Usa-Ue sui prezzi agricoli e chiede di discutere la
propria posizione: «Siamo noi la maggioranza del Wto».
Contestata in
sala la cerimonia. «Ci sono tutti gli ingredienti per un disastro
come
a Seattle»
Retrospettiva: Documento del Forum internazionale
contadino e indigeno.
Cancún,
Quinatan Roo, Messico, 10 Settembre 2003
Fonte: "il manifesto", 12 Settembre 2003
La
dichiarazione finale del Forum contadino-indigeno
Retrospettiva:
Documento della Rete parlamentare
internazionale (IPN) consegnato al Presidente della Conferenza
di
Cancun.
La rete è composta da parlamentari di tutti i continenti e
politici
progressisti, socialisti e verdi.
Costituitasi a Porto Alegre (Brasile), la Rete IPN si propone di essere
uno strumento
per rappresentare e trasmettere le istanze e le proposte dei movimenti
sociali e della società civile organizzata.
Fonte: dal blog "ambiente e politica", 9 settembre 2003
International
Parliamentary Network, Dichiarazione sulla Quinta
Conferenza Ministeriale del WTO
Cancun
Prospettiva: un commento politico dopo il fallimento e la chiusura del
vertice
Fonte:
"il manifesto", 16 Settembre 2003
Dire
«no» è possibile di
Antonio Tricarico
Il
collasso della conferenza del Wto a Cancun rimette la politica al
centro di tutto
Globalizzazione colpita al cuore
E' bastato che i paesi
più poveri e senza potere dicessero «no» per una
volta tutti insieme e
la macchina del Wto si è inceppata completamente, ben oltre quel
che
era avvenuto a Seattle. E la responsabilità del fallimento
è tutta di
Usa ed Europa, e del loro rifiuto di ascoltare le ragioni altrui. L'agricoltura
al centro della crisi
Informazione e agricoltura
globalizzata:
Fonte:
"il manifesto", 21 agosto 2003
Wto,
la terza via di Lula da Silva di Tiziana Barrucci
Tra Usa
e Ue, spunta la proposta per una Cancun dei poveri e dei
movimenti
15 ministri degli esteri di America latina
e Caraibi e più di
100 ong cercheranno fino a venerdì di costruire una piattaforma
comune
da portare sul tavolo della Wto a settembre a Cancun. La parola
d'ordine è salvare l'agricoltura familiare
di olaalta
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postato da: biblaria | 16:59
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giovedì, 02 ottobre 2003
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Un nuovo silenzio dei
chierici?
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"Gli intellettuali stanno zitti, io ho voluto lanciare
l'allarme"
Dall'intervista di Donatella
Alfonso a Edoardo Sanguineti:
Professore,
perché questo appello?
"lo volevo solo rispondere alla domanda di Augias sul potere della
letteratura oggi, se è efficace o meno. E ho detto che il
letterato deve sentir la sua responsabilità di messaggero di
ideologie. Non dico quale, ognuno porta la propria, giusta o sbagliata
che sia; ma secondo me questa coscienza un poco si è perduta,
sembra che l'intellettuale, l'artista, sia mancato alla propria
responsabilità".
(leggi tutto)
Fonte - 15 settembre 2003
![[ZoOOom]](http://www.zoooom.it/img/bis/logozoooommini.jpg)
Rassegna stampa / Sanguineti il contestatore
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postato da: biblaria | 23:50
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mercoledì, 01 ottobre 2003
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Diamo una mano
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Italia
- dopo il
blackout
Amici del
Bibl'og il blackout è stato un'occasione nazionale,
ormai è chiaro. Abbiamo dimostrato la maturità del popolo
italiano. Un popolo che non si dà al panico, neppure se gli
staccano la corrente. Ora bisogna dare una mano all'Enel e diventare
più autosufficienti. Soprattutto la mattina al risveglio quando
cominciamo a sorbirci 6.000 Megawatt dalla Francia, uno dietro l'altro
tutti in fila da un unico filo (lasciamo perdere il filo di ricambio,
per carità patria). Che fare allora per dare una mano? Spostarci
per il 16 percento oltralpe è troppo costoso, ma fare al mattino
come i francesi questo si può. Produrre più energia a
casa nostra ma con tecnologia sicura francese COSI'
disinformazione.it - Pagina
Black-out »
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postato da: biblaria | 02:17
| commenti (1)
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