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mercoledì, 26 novembre 2003
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COPYRIGHT / COPYLEFT
a cura di
olaalta
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La proposta di direttiva UE sulla "proprietà
intellettuale" (EUCD, vedi in questa stessa rubrica l'analisi di Marco Marandola) sarà votata
domani giovedì 27 novembre dalla Commissione Giuridica del
Parlamento europeo. L'associazione professionale PUNTOIT, che
analogamente ad altre del settore ICT (per es. Key4biz) si
è subito e attivamente schierata e mobilitata contro gli
emendamenti
restrittivi proposti dalla relatrice Janelly
Fourtou, ha diffuso oggi il comunicato che
riportiamo di seguito e pubblicato la lettera aperta di Marco Cappato
(deputato europeo della Lista Bonino) al Garante Stefano Rodotà
per gli aspetti lesivi anche della privacy che l'approvazione dell "IPR
enforcement" comporterebbe.
Cappato scrive tra l'altro che la cosiddetta "proprietà
intellettuale" a protezione della quale la Fourtou invoca questo
ulteriore enforcement è una "brutta espressione che
sottointende un'estensione automatica delle regole utilizzate per i
beni materiali a beni di natura molto diversa, quali ad esempio le
idee".
Ma c'è un altro settore
direttamente e indirettamente coinvolto da quanto si sta decidendo al
Parlamento di Strasburgo, quello delle biblioteche,
dei bibliotecari e di tutte le profesioni della documentazione e dei
servizi di accesso pubblico all'informazione, alla conoscenza e ai
saperi. Ma questo
fronte ha taciuto, e ha taciuto soprattutto la sua voce
più rappresentativa, l'Associazione italiana
biblioteche. L'ultima presa di posizione che è
dato
di sapere abbia preso l'AIB risale al 17
luglio del 2002 ed è consistita in un Comunicato
sull'attuazione della Direttiva in materia di diritto d'autore che
riferiva in linguaggio prettamente burocratico delle "riserve"
manifestate a una riunione consultiva in sede ministeriale. Poi
più nulla, neppure in risposta alle sollecitazioni che nel
frattempo da
più parti e anche vivacemente sono venute nella
lista di discussione bibliotecaria AIB-CUR. Come spiegare tale silenzio
della rappresentanza delle nostre biblioteche a fronte delle minacce
che l'IPR
enforcement se sarà approvato rappresenterà per
la circolazione della cultura e del sapere anche nel nostro paese?
Giunti ora alla (seconda) vigilia di tale grave decisione contro
fondamentali libertà civili e intellettuali e considerato anche
l'amplissimo fronte che in tutta Europa si è mobilitato in
azioni di sensibilizzazione e contrasto, ogni dubbio e tutte le riserve
sul "silenzio dei bibliotecari" sono legittimi.
“IPR ENFORCEMENT”
MARCO CAPPATO SCRIVE A RODOTA’, RISCHI PER LA PRIVACY
Marco
Cappato ha scritto una lettera aperta al Garante della Privacy Stefano Rodotà. Il parlamentare europeo
è intervenuto nel dibattito sul futuro normativo di una
materia complessa e controversa, quale quella della proprietà
intellettuale. Un argomento di particolare importanza per la diffusione
di contenuti nella Società dell'Informazione e che ha impatti
sul tema della protezione della privacy. Secondo
Marco Cappato "con l'orientamento proposto dalla Relatrice si rischia
di criminalizzare qualsiasi comportamento degli utenti di Internet,
ponendo sullo stesso piano gli utenti che compiono semplici
"condivisioni di file" ad uso privato (anche semplici scambi di foto
digitali su Internet), e le organizzazioni criminali che vivono di
pirateria e contraffazione su scala industriale. Per il parlamentare
europeo anche "sotto il profilo della privacy le conseguenze potrebbero
essere devastanti. Strettamente correlato all'estensione dello scopo
della direttiva è infatti l'emendamento della Relatrice relativo
ai "diritti di informazione". Secondo l'art. 9 del testo originale, il
"detentore del diritto" (brevetto, diritto d'autore, ...) ha la
possibilità di richiedere al fornitore di accesso Internet i
nominativi e i dati personali degli utenti Internet sospetti di
violazione dei diritti di proprietà intellettuale. La proposta
della Relatrice, letta congiuntamente con la proposta di estendere il
campo di applicazione della direttiva, comporterebbe la
possibilità, da parte del detentore del diritto, di richiedere
al fornitore di accesso Internet i nominativi e i dati personali anche
per un semplice sospetto di violazione, di qualsiasi tipo, anche in
assenza di fini commerciali.
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postato da: biblaria | 17:31
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postato da: bonariabiancu | 10:19
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martedì, 25 novembre 2003
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ECOLOGIA
DELL'INFORMAZIONE
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![[foto: un lucano...]](http://utenti.lycos.it/liblab/img/un_lucano.jpg)
foto postata da Mariele
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Questa foto pubblicata (QUI) da "il Nuovo" il 24 novembre mattina, la
stessa sera era già scomparsa, sostituita da un'altra foto
diciamo così ... meno mattacchiona!
Ma
si capisce,
questo spot non era sponsorizzato.
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:: Documento
Decreto
Legge 14 novembre 2003,
n.314
Disposizioni
urgenti per la raccolta, lo smaltimento e lo stoccaggio, in condizioni
di massima sicurezza, dei rifiuti radioattivi.
(GU n. 268 del 18-11-2003)
:: Estratto
Art. 1.
Deposito
nazionale dei rifiuti radioattivi
1. La sistemazione in sicurezza dei rifiuti
radioattivi, come
definiti dall'articolo 4, comma 3, del decreto legislativo 17 marzo
1995, n. 230, degli elementi di combustibile irraggiati e dei materiali
nucleari, ivi inclusi quelli rinvenienti dalla disattivazione delle
centrali elettronucleari e degli impianti di ricerca e di fabbricazione
del combustibile, dismessi nel rispetto delle condizioni di sicurezza e
di protezione della salute umana e dell'ambiente previste dal citato
decreto legislativo n. 230 del 1995, e' effettuata presso il Deposito
nazionale, opera di difesa militare di proprieta' dello Stato, il cui
sito, in relazione alle caratteristiche geomorfologiche del terreno, e'
individuato nel territorio del comune di Scanzano Jonico, in provincia
di Matera.
:: Fonte
AmbienteDiritto.it
Legislazione
giurisprudenza
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postato da: biblaria | 20:17
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lunedì, 24 novembre 2003
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COPYRIGHT / COPYLEFT
a cura di
olaalta
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Dagli
scenari USA e UE della "copyright war"
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postato da: biblaria | 21:17
| commenti (1)
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CRITICA DEI MEDIA /
ECOLOGIA DELL'INFORMAZIONE
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Free Speech TV is the only national, full-time network dedicated to
working
with activists, artists, and audiences to build a just and
peaceful future. |
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postato da: biblaria | 06:50
| commenti
domenica, 23 novembre 2003
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COPYRIGHT / COPYLEFT
di Marco Marandola*
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La
direttiva UE sul copyright
La
Commissione europea ha presentato una proposta di direttiva sul rispetto dei diritti
di proprietà intellettuale. Partendo dal presupposto che la
contraffazione e la pirateria nonché, più in generale, le
violazioni della proprietà intellettuale costituiscono un fenomeno in costante
crescita che attualmente assume una dimensione internazionale e
rappresenta una seria minaccia per le economie nazionali e gli Stati.
La
proposta ha lo scopo di armonizzare le normative nazionali relative agli strumenti per
garantire il rispetto dei diritti di proprietà intellettuale
nonché di definire un quadro generale per lo scambio d'informazioni fra le
competenti autorità nazionali. Si pensa che la proposta di direttiva
garantirà l'equiparazione dei titolari di diritti nell'Unione europea e
rafforzera i provvedimenti adottati contro i contravventori .
La
proposta riguarda le violazioni di tutti i diritti di proprietà intellettuale
(diritti d'autore e proprietà industriale, come ad esempio marchi, disegni e
modelli) che sono stati armonizzati in seno all'Unione europea dalle
precedenti Direttive, lo scopo dichiarato non è quindi quello di modificare
il contenuto delle Direttive precedenti, ma di armonizzare le
sanzioni a difesa di questi diritti.
In
particolare, la proposta si basa sulle pratiche ottimali già
presenti nelle
legislazioni degli Stati membri che sono risultate maggiormente efficaci.
Tra i
provvedimenti che dovranno essere presi da tutti gli Stati membri rientrano:
ingiunzioni per bloccare la vendita di prodotti contraffatti e pirata; misure
provvisorie (quali il blocco cautelare dei conti bancari dei presunti
contravventori); l'attribuzione alle autorità giudiziarie della
competenza ad acquisire prove e ordinare agli autori delle violazioni di
risarcire i titolari dei diritti per compensare le perdite subite; come
pure qualsiasi tentativo, complicità o istigazione di una violazione
siano considerati reati passibili di sanzioni penali
che
possono arrivare fino a pene detentive.
Tutte
sanzioni che risultano essere molto gravi, e secondo alcuni non proporzionate alla
violazione commessa (in alcuni casi addirittura senza colpa, vedi art. 16 della proposta).
Fino a
poco fa nella nostra tradizione giuridica per l'applicazione delle sanzioni
più gravi per violazione di diritto d'autore erano necessari lmeno due
elementi: lo scopo di lucro e lo spaccio al pubblico.
Oggi, con
il recepimento della Direttiva 2001/29/CE sulla armonizzazione, basta
in alcuni casi, lo scopo commerciale o economico diretto o indiretto
per non considerare più lecita una copia effettuata, ad
esempio da un privato, o una biblioteca.
Con
l'eventuale introduzione della attuale proposta della presente Direttiva per
l'applicazione di alcune sanzioni non è necessaria nemmeno la colpa (art.16), basta un danno considerevole
(art. 2)! Prescindendo quindi
da ogni elemento soggettivo.
:: Qualche esempio pratico
Articolo 16: Misure alternative
(sottolineatura a
cura dell'autore)
Ove
opportuno, gli Stati membri dispongono che qualora il soggetto cui potrebbero essere
inflitte le misure di cui alla presente sezione abbia agito in assenza di
colpa, pur causando un danno all'attore, questo soggetto possa
offrire riparazione del menzionato danno, d'accordo con la parte lesa, nel
caso in cui l'esecuzione di tali misure gli causerebbe un danno
sproporzionato e la parte lesa possa ragionevolmente essere
soddisfatta da un indennizzo pecuniario.
Facciamo
il caso di qualcuno (un soggetto commerciale, una impresa, una Università)
che metta nel suo sito o network un'opera contraffatta, o che comunque violi i
diritti di propietà intellettuale di qualcuno, senza essere
minimamente a conoscenza della cosa. Ebbene, sarà comunque responsabile della
violazione e, solo la parte lesa lo vorrà, potrà offrire una somma di
danaro "a risarcimento".
Oltre al
citato articolo 16, mi sembra degno di censura anche l'articolo 2 dove
prescindendo da altre considerazioni, per l'applicazione delle
pesanti sanzioni previste, basta "un danno considerevole al
titolare del diritto".
Articolo
2: Campo d'applicazione
Fatti salvi gli
strumenti vigenti o da adottare nella legislazione comunitaria o
nazionale, e sempre che questi siano più favorevoli ai titolari dei diritti,
le misure di cui alla presente direttiva si applicano alle
violazioni dei diritti derivanti dagli atti comunitari ed europei relativi alla
tutela della proprietà intellettuale il cui elenco figura in allegato e
dalle normative adottate dagli Stati membri per uniformarsi a tali
atti, allorché tale violazione è commessa a fini commerciali o arreca
un danno considerevole al titolare del diritto.
In questa
ipotesi sarebbe punibile qualunque atto che arrechi un "danno considerevole",
quindi alla parte lesa basta dimostrare il danno considerevole che ha
ricevuto (ad esempio quell'anno ha venduto meno copie o prodotti) per
ottenere l'applicazione delle sanzioni penali.
L'articolo
9 della proposta solleva dubbi sulla privacy, obbligando a "qualsiasi persona"
di fornire informazioni su attività sospettate di violare un diritto di
propietà intellettuale.
Articolo
9: Diritto d'informazione
1. Gli Stati membri prescrivono che
le autorità giudiziarie competenti a conoscere delle
azioni di accertamento di una violazione di un diritto di proprietà
intellettuale o ad accogliere una domanda di misure provvisorie o
cautelari, ordinino a qualsiasi persona, su richiesta del titolare e salvo che
non vi si oppongano motivi particolari, di fornire informazioni
sull'origine e sulle reti di distribuzione delle merci o di prestazione dei
servizi sospettati di violare un diritto di proprietà intellettuale,
qualora detta persona si trovi in una delle situazioni seguenti: ..omissis...
2. Le informazioni di cui al
paragrafo 1 comprendono quanto segue:
a) nome e indirizzo dei
produttori,
dei distributori, dei fornitori e degli altri
precedenti detentori del prodotto o del servizio, nonché dei grossisti e dei
dettaglianti;
b) informazioni sulle
quantità prodotte, consegnate, ricevute o ordinate,
nonché sul prezzo spuntato per i prodotti o i servizi in questione.
Mentre
l'articolo 20 richiede per definire una "grave violazione", che la violazione sia
commessa (1) deliberatamente, e (2) per fini commerciali, ma non
richiama in nessun modo l'entita del danno causato, che dovrebbe essere
sostanziale o grave. Potrebbe quindi applicarsi pesanti sanzioni
penali anche a violazioni minori e lievi. Tuttavia lo stesso richiamo ai
"fini commerciali" resta a mio avviso vago e troppo ampio.
Articolo
20: Disposizioni di diritto penale
1. Gli Stati membri provvedono a
qualificare penalmente ogni violazione grave di un diritto
di proprietà intellettuale, nonché il tentativo di violazione, la
complicità o l'istigazione alla violazione. Una violazione è
considerata grave quando è commessa deliberatamente e a fini commerciali.
Da notare che a queste già aspre critiche si è aggiunto
il dibattito sulle dichiarazioni dell'onorevole Janelly Fourtou,
deputato conservatore
francese, che ha dichiatrato che la differenza tra uso commerciale e non,
porrebbe un inutile quanto pesante onere della prova a carico delle
società.
E
pensare che le finalità della Direttiva erano:
A.
Promuovere l'innovazione e la concorrenzialità delle imprese
B.
Promuovere la salvaguardia e lo sviluppo del settore culturale
C.
Preservare l'occupazione in Europa
D.
Evitare le perdite fiscali e la destabilizzazione dei mercati
E.
Assicurare la tutela dei consumatori
F.
Garantire il mantenimento dell'ordine pubblico
Insomma,
la Proposta di Direttiva da un lato rafforza notevolmente le pene per la
violazione dei diritti di propietà intellettuale, dall'altro espande di
molto la loro applicabilità, prescindendo sempre dallo scopo di lucro
ed in alcuni casi anche dallo scopo commerciale (art.2), o addirittura dalla colpa (art.16), o anche dal danno economico arrecato della
violazione (art.20). Sempre se non
passa la proposta dell'onorevole
Fourtou di prescindere in ogni caso anche dallo scopo commerciale.....
* Marco Marandola
Esperto di diritto
d'autore e licenze elettroniche, consulente accreditato in divesi paesi
europei. |
postato da: biblaria | 15:11
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venerdì, 21 novembre 2003
COMUNICATO STAMPA
HARRY POTTER - CIECHI: CONTRO PIETROSANTI SI COSTITUISCE IN GIUDIZIO ANCHE L'AUTRICE DELLA SAGA MILIARDARIA. LUNEDI' AL TRIBUNALE DI MILANO NON SOLO SALANI CONTRO PIETROSANTI, MA SALANI+ROWLING CONTRO PIETROSANTI, L'ESPONENTE RADICALE CIECO. CHE DICE: "LA SIGNORA DOVRA' PURE DIRMI PERCHE' VUOLE IMPEDIRMI DI LEGGERE, PERCHE' VUOLE ACCECARMI".
Roma, 20 novembre 2003
L'autrice del caso letterario almeno del decennio, la donna più ricca di Gran Bretagna dopo la Regina, Jeanne Kathleen Rowling ha deciso di costituirsi in giudizio e di unirsi quindi all'editore italiano della saga del piccolo mago nella causa contro Paolo Pietrosanti, l'esponente radicale cieco che sta affermando la semplice empirica verità: il motivo per cui un cieco non può leggere ha assai poco a che fare con la sua cecità. La prossima udienza è convocata per lunedì 24 novembre alle ore 12,00 avanti alla Prima Sezione civile Triubunale di Milano (quarto piano - stanza del Dott. Rosa).
Paolo Pietrosanti ha dichiarato: "dovrò vedermela in Tribunale non solo con l'editore della versione italiana, ma anche con l'autrice della saga del maghetto. Abbiamo reso pubblica la memoria difensiva del mio Avvocato, Iuri Maria Prado, che può essere letta su www.pietrosanti.net e su www.radioradicale.it). E ora la parola spetta non più soltanto a me e all'editore italiano, ma anche alla scrittrice più famosa del mondo. Che dovrà pure dire perché non vuole che io legga, anche se materialmente potrei. La Signora più ricca del Reame, dopo la Regina, dovrà pure dirmi perché vuole impormi la cecità, contro tutto e tutti. Contro ciò che è possibile, facile, concretamente possibile: un cieco può leggere, ma la Signora vuole chiudermi gli occhi. Appuntamento a lunedì. Perché su questo una risposta la esigo."
postato da: bonariabiancu | 09:32
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mercoledì, 19 novembre 2003
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CRITICA DEI MEDIA /
ECOLOGIA DELL'INFORMAZIONE
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Tg e Gr, la fabbrica delle notizie
che
non disturba
il governo
di Giulietto Chiesa
Suggerisco la lettura
attenta di questo articolo di Sebastiano Messina, apparso su La
Repubblica del 6 Novembre scorso. E’ un modello di analisi
dell’informazione politica che andrebbe inserito in ogni corso di
giornalismo.
Vi sono praticamente
mostrati tutti i “trucchi” che direttori disonesti possono mettere in
atto per deformare, distorcere, o cancellare le notizie. Vi si
evidenziano anche le pressioni, dirette o indirette, che sono
esercitate contro i giornalisti, costretti ad agire contro la
correttezza professionale. Resta da dire soltanto che questa è
la
pratica corrente quasi dappertutto, non solo dei telegionali. Anche
nelle redazioni giornalistiche questi sono metodi diffusi.
Si può immaginare
quale effetto queste pratiche abbiano sui giovani giornalisti, i meno
difesi, i più esposti. Il clima di servilismo che si respira
ormai
dovunque è il risultato diretto di un oscuramento delle
coscienze che
ormai costituisce la pratica quotidiana. Ecco una delle ragioni
dell’esistenza di Megachip: cercare di costruire nella società
civile
una “spalla” una protezione, un aiuto e un sostegno, anche morale, a
quei giornalisti che vorrebbero reagire, ma che, da soli non possono, o
possono farlo solo a prezzo di grandi rinunce, quando non addirittura
del posto di lavoro.
Aggiungo un’ultima
considerazione, a sostegno del finale dell’articolo di Messina:
è
esattamente la mia stessa preoccupazione. Quello che qui è
descritto
non è soltanto malcostume, ignoranza, prepotenza fini a se
stessi.
Siamo di fronte al tentativo di abolire le regole della professione e
di un’informazione corretta. In vista dei prossimi appuntamenti che, in
tal modo, non saranno più appuntamenti democratici.
Su questo dovrebbero
riflettere tutti gli ottimisti anticipati che già misurano i
giorni che
ci separano dalla caduta del governo Berlusconi. Troppo presto. E molto
ingenuo. Perché presuppone appunto (contro ogni evidenza) che le
regole
saranno rispettate.
Giulietto Chiesa
[fonte:
<http://www.megachip.info/modules.php?name=Sections&op=viewarticle&artid=127>]
:: L'ARTICOLO di Sebastiano Messina
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postato da: biblaria | 20:41
| commenti (1)
postato da: biblaria | 08:49
| commenti
martedì, 18 novembre 2003
Informazione libera? Informazione accessibile? Informazione come diritto? Dimentica tutto questo! Se sei un cieco e vuoi leggere Harry Potter te lo devi far raccontare!
La casa editrice che pubblica i libri del maghetto non prevede versioni on-line dell’opera e in più denuncia chi, volendo leggere l’ultimo episodio della mitica epopea e non potendo leggerla su carta, se la fabbrica da solo in formato elettronico, pagando peraltro tutti i diritti di copyright all’autore e al traduttore.
Parliamo naturalmente della vicenda emblematica occorsa all’on. Pietrosanti, il quale ha dovuto subire nell’ordine 1) l’oscuramento del proprio sito www.pietrosanti.net, 2) una graziosa denuncia da parte della casa editrice Salani e 3) tutti i disagi connessi ai punti precedenti. L’intera vicenda è raccontata degnamente sui siti www.pietrosanti.net (ora riaperto) e www.pietrosanti.ws. Domani si terrà la seconda udienza della causa al tribunale di Milano, ma intanto…Che ne pensano i bibliotecari di questo compiuto esempio di democrazia dell’informazione?
postato da: bonariabiancu | 16:35
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lunedì, 17 novembre 2003
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| UNA
TAVOLA DEI ROGHI
DEI LIBRI |

Goebbels
manda al rogo i libri "eretici": è l'inizio della persecuzione
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Componiamola
con il Biblog
Desideriamo
raccogliere e rilanciare l'idea di David Bidussa di costruire una
TAVOLA DEI ROGHI DEI LIBRI in Europa, e mettiamo a disposizione il
Biblog come strumento collettivo per cominciare a comporla. Invitiamo
pertanto tutti coloro che desiderano dare un contributo alla redazione
di questa mappa storica a postarlo sul Biblog nei "commenti" a questo
pezzo (link in calce o QUI ),
e invitiamo lo stesso Bidussa a seguire in prima
persona lo sviluppo di questa iniziativa.
:: L'INIZIATIVA
Per cominciare diamo un'indicazione molto
semplice: per ogni "rogo di carte" che si vuole segnalare per la mappa
occorre indicare la data, il luogo, le circostanze e i "corpi del
reato". Una scheda più approfondita potrà seguire. Noi
pubblicheremo sul Biblog una mappa grafica cliccabile ove andremo
segnando tutti i roghi che saranno via via individuati. (pt)
:: L'IDEA
Nella
conclusione del bell'articolo "I
roghi di carta dell'Europa" (vedi)
David Bidussa scrive:
In un atlante
storico della storia sociale e culturale dell'Europa non
sarebbe improprio provare a comporre una tavola dei roghi dei libri. Ne
ricaveremmo un'immagine della storia europea che obbligherebbe a
domande non banali sull'identità dell'Europa. Un'identità
di cui non
essere orgogliosi. «Là dove si bruciano libri - scriveva
Heine - si
finisce con il bruciare anche essere umani». E almeno fino al
Novecento, insieme ai libri, si bruciavano anche gli uomini e le donne.
Nelle piazze d'Europa dove più spesso si bruciavano uomini rei
di
eresia o donne accusate di stregoneria, insieme a loro si bruciavano
anche i libri che avevano scritto, quelli che avevano letto, quelli che
erano stati trovati negli scaffali delle loro biblioteche. Quelli in
breve che li avevano «indemoniati».
Dietro ai
libri si sono bruciate storie e, spesso, è della memoria che
si è voluto prendere possesso. Ovvero della possibilità
non solo di
riscrivere la storia, e dunque di scegliere anche i suoi attori, ma
anche di poterla documentare. I libri sono oggetti che generano domande
che, se chiosati, sottolineati, indagati - in breve «usati»
- generano
a loro volta altri libri. La guerra al libro viene condotta anche per
«costruire» le librerie di domani. E' per questo che
è importante
cercare di ricostruire le «biblioteche di ieri», di
ritrovare le
letture preferite di attori distrutti dalla violenza della storia. Da
qualche parte per certi aspetti, quella storia è anche la nostra.
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postato da: biblaria | 13:11
| commenti
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LA GUERRA AI LIBRI
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| il
manifesto - 15 Novembre 2003 |
CULTURA |
pagina
14 |
I
roghi di carta dell'Europa
Libri da
eliminare perché fonti pericolose
di saperi alternativi,
libri da possedere
perché luoghi generativi
di potere. La guerra al libro non è stata condotta
solo dai tribunali dell'Inquisizione
ma ha segnato tutta la storia del Novecento,
il secolo dei libri nascosti, perseguitati, sequestrati.
Dal nazismo
alla guerra di Bosnia.
Se ne parla in un volume collettaneo curato
per Sylvestre Bonnard
da Jonathan Rose e titolato «Il libro nella Shoa. Distruzione
e conservazione»
DAVID
BIDUSSA
Nei confronti del libro si sono
storicamente svolte
due tipi di guerre: quella per eliminarlo, perché fonte
pericolosa; e
quella per possederlo, perché luogo generativo del potere reale.
In
entrambi i casi, è oggetto artificiale capace di
disturbare
l'ordine naturale delle cose. Ovvero - e nell'ordine - andare oltre il
sapere ordinario e turbare l'ordine costituito. I libri sono dunque un
segno: di potere per chi li possiede e di deumanizzazione per
chi li perde. In ogni caso possederne la chiave d'accesso significa
dimostrare potere. La guerra ai libri nel
corso del Novecento non ha
avuto caratteri diversi da quelli già indicati. Negli anni della
II
guerra mondiale, essa è stata un segmento rilevante di quello
stesso
conflitto e non ha rappresentato un incidente di percorso né una
distrazione. La guerra ai libri, per intenderci, è stata parte
integrante di quella più generale guerra per il possesso della
vita
altrui che ha caratterizzato il profilo ideale dell'obiettivo politico
del nazismo: la lotta per l'affermazione del «nuovo ordine
europeo».
In questo senso il volume a cura di Jonathan Rose (Il libro nella
Shoah. Distruzione e conservazione,
a cura di Jonathan Rose, trad. di Bruno Amato, Lorenza Lanza e Patrizia
Vicentini, Sylvestre Bonnard, pp. 325, 26,00 Euro), non va letto solo
come storia del rapporto materiale tra uomini e libri, ma come
occasione per valutare e indagare il rapporto simbolico tra libro e
collettività; tra individui associati e uso politico del libro;
tra
luoghi della identità nazionale e carta stampata.
Un complesso di storie e di conflitti che simbolicamente si radunano
intorno all'oggetto libro e che contribuiscono a definire da un diverso
angolo prospettico la storia del Novecento. Un secolo in cui -
soprattutto a partire dagli anni `30 - occupa un posto rilevante la
vicenda dei libri perseguitati, dei «libri nascosti», dei
testi
sequestrati. [continua]
:: AUTORI
David Bidussa, direttore della
biblioteca della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli.
Jonathan Rose, storico americano, preside del corso di laurea in Storia
del libro presso la Drew University.
:: SCHEDA

largo Treves 5, 20121 Milano
- bonnard@tiscalinet.it
Il nome della casa
editrice è un omaggio al più famoso tra i bibliofili che
la fantasia di uno scrittore abbia concepito, quel Sylvestre Bonnard
protagonista di uno dei più noti romanzi di Anatole France.
L'impegno editoriale delle Edizioni
Sylvestre Bonnard, infatti, è pubblicare "libri che
parlano del libro" destinati a tutti coloro che per
studio, professione o passione pongono il libro al centro della propria
crescita culturale: opere di riferimento rigorose nei contenuti quanto
ricche e raffinate nella veste; bibliografie, saggi, opere sulla
grafica, manuali illustrati; testi di studio e di ricerca.
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postato da: biblaria | 09:35
| commenti
domenica, 16 novembre 2003
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BIBLIOTECA &
CITTADINO
di Berardino
Simone
|
di Giuseppe Vitiello
(Sylvestre Bonnard, 2002)
|
LA FRUIZIONE DEL
LIBRO NEGATA
Il lungo intervento che presento completa ed amplia l'analisi fatta
nell'articolo
precedente.
L'ottica di questo secondo
intervento è volutamente e orgogliosamente quella dell'utente di
servizi pubblici (non dello "studioso"), inizialmente affascinato
dall'immenso e poco conosciuto mondo degli scritti che sono
"conservati" (e non custoditi per essere letti) nelle biblioteche
"pubbliche" italiane. Un utente ripetutamente spinto a "togliere il
disturbo" e a non interferire con attività lecite in
associazioni private ma improprie se messe in atto da chi dovrebbe
perseguire e realizzare l'interesse generale.
:: RESUME'
L'articolo completa l'analisi della distanza, che oggi
appare incolmabile, esistente tra la prassi amministrativa imposta agli
utenti e agli "studiosi" e la normativa da applicare alle biblioteche
"pubbliche" ("di conservazione" e non), affiancandole il racconto
concreto di come le loro stesse funzioni istituzionali siano
interpretate in maniera distorta e di come, conseguentemente, il
S ervizio Pubblico Biblioteca sia concretamente (dis)organizzato in
modo
schizzofrenico.
L'analisi viene allargata abbandonando il caso emblematico
della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze e presentando gli stessi
limiti di fondo nelle attività dei vertici amministrativi del
Ministero per i beni culturali.Tali
attività appaiono in contrasto con i principi generali del
nostro ordinamento giuridico (applicabili anche alle biblioteche degli
Enti Locali), ma in piena sintonia con le tesi e l'operato di alcuni
esponenti di rilievo dell'AIB (Associazione Italiana Biblioteche, che
ha sede presso la Biblioteca nazionale centrale di Roma: cosa che desta
perplessità per la coabitazione che comporta con le
amministrazioni centrali operanti in quella stessa sede),
Alla fine viene alla luce una malcelata e degradante concezione
elitaria della "tutela" - o, meglio, della "conservazione" dei beni
librari -, in nome della quale ci si ostina a rigettare nei fatti e
negli atti amministrativi i principi e lo spirito delle numerose
riforme che dal 1990 ad oggi hanno "modernizzato" e ancora stanno
"travolgendo" le pubbliche aministrazioni (e con esse le biblioteche).
Una "conservazione contra legem" che è causa consapevole di una
serie innumerevole di incongruenze, sprechi ed omissioni, a danno della
collettività e del cittadino/utente. [Firenze, 10/11/2003]
:: TESTO dell'articolo
"Fruizione negata del libro"
:: Precedente intervento sul Biblog
(autore di "La Certificazione nelle Pubbliche Amministrazioni. Quale
rapporto tra norme giuridiche e norme ISO?" [il caso della Biblioteca
Nazionale Centrale di Firenze], in DE QUALITATE, ottobre 2002, p.27 -
vedi una sintesi in <http://www.crogef.it/newsletter/news1.htm>).
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"L'Italia degli 8000 comuni dovrebbe essere
anche l'Italia delle 8000 biblioteche"
Messaggio del
Presidente Carlo
Azeglio Ciampi, 5 maggio 2003
|
postato da: biblaria | 20:38
| commenti (4)
sabato, 15 novembre 2003
 |
INGEGNERIA SOCIALE E
CIRCOLAZIONE DELLE INFORMAZIONI
|
| il
manifesto - 14 Novembre 2003 |
CULTURA |
pagina
14 |
Il pirata convertito all'azienda
Tecniche e strategie di «ingegneria
sociale» per
la sicurezza informatica. «L'arte dell'inganno», il
vademecum di Kevin
Mitnick, un tempo il più famoso hacker del mondo con il nome di
Condor.
FRANCESCO
MAZZETTA
Kevin Mitnick, in arte Condor, il più abile hacker
del mondo, il maggior ricercato del cyberspazio, è tornato in
Internet
a gennaio di quest'anno dopo un'assenza di otto anni. Era stato
arrestato nel 1995 per essersi introdotto abusivamente nella rete delle
compagnie telefoniche. In aggiunta alla pena detentiva gli fu impedito
di «toccare» un computer per ben otto anni. Oggi Kevin
Mitnick offre il
suo talento e le sue conoscenze, in qualità d'esperto di
«ingegneria
sociale», alle stesse aziende che in passato avevano subito i
suoi
hacking. E proprio a questo argomento dedica il libro L'arte
dell'inganno (Feltrinelli,
pp. 328, € 15) Si tratta per l'appunto di un manuale per contrastare le
tecniche di spionaggio industriale ai danni delle aziende, sia per fini
di lucro (per esempio, rubare il codice sorgente di un software,
scoprire dove il coniuge che si sta separando ha nascosto i soldi,
ottenere un elenco di ricercatori da strappare alla concorrenza), sia
per fini tutto sommato innocui ma che la recente normativa considera
comunque illegali (come introdursi di straforo in un'azienda per
curiosare, virtualmente o in carne e ossa). [continua]
|
postato da: st2wok | 15:11
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giovedì, 13 novembre 2003
 |
I NOSTRI MORTI IN
IRAQ E TUTTI GLI ALTRI
|
Addolorati
e irati
|
12 novembre.
Oggi non è un giorno in cui è ammesso il silenzio. il
dolore per i 28 morti dell'attentato di Nassiryah in Iraq non può farci tacere.
Coloro che la guerra riduce al silenzio ci sono già, sono
i corpi da seppellire e tutti i loro cari resi muti da questi lutti
tanto prevedibili quanto inaccettabili. Noi invece, per loro e per gli altri in armi come loro e per noi stessi, |
|
| dobbiamo gridare la nostra ira. |
|
"Non sono più nostri i lamenti
funebri / che accompagnano / quei pretoriani / emigrati sotto comando
altrui / a morire in terre diverse dalla loro terra"
ha scritto oggi il poeta Raffaele Ibba. Per questo con gli occhi umidi
e le menti lucide dobbiamo dire al governo italiano che è
sua la
responsabilità politica e morale di questi morti e feriti,
dobbiamo
dirglielo perché dal cratere di Nassiryah che ha inghiottito gli
attentatori e le vittime si è alzata l'ira di tutti quei milioni
di
persone che non hanno mai smesso di opporsi a questa guerra illegittima
e criminale nemmeno quando è diventata l'attuale "guerra del
dopoguerra". E per tutti noi che ci siamo opposti e ci opponiamo a una
presenza di italiani in armi nell'Iraq occupato, oggi quel cratere di
Nassiryah è il simbolo luttuoso del baratro cui ci porta questo
governo. L'unica svolta possibile è fare tornare indietro le
truppe
perché quel baratro si chiama guerra e oggi tutti si sono dovuti
svegliare di fronte a questa cruda verità. Ma quando si manda alla guerra a
migliaia, con armi e divise, in un paese sventrato e occupato da un
invasore arrogante e in difficoltà allora la
responsabilità di chi
manda è anche una responsabilità personale. Non si vota
una "missione
di pace" che sarebbe stata una missione al fianco e a supporto degli
invasori, stando schierati dalla loro parte e vicino alle loro armi
potenti e ancora fumanti, non si fa approvare un inganno bellicista
davanti a un'Italia inequivocabilmente contraria alla guerra, senza
esserne responsabili anche umanamente, personalmente! La guerra decide
della vita e della morte più di qualsiasi altra politica e
massima è la
responsabilità di chi avendo il potere di decidere non ne prende
le
distanze e invece le accorcia con tutti i mezzi compreso il
camuffamento. Ma il governo del signor B ha velleità di potenza
e
voglia di affari, la sua etica la celebra saltando sul carro del
vincente e il suo lutto - lo abbiamo sentito nel discorso alla Camera -
è orgoglio per il sangue versato da chi gli aveva dato credito.
Loro,
mezzi-uomini che ci governano, non sentono il morso della
responsabilità che faceva scrivere al poeta illuminista Mathias
Claudius questi versi del
suo Kriegslied : "Guerra! Guerra! O
Angelo di Dio intervieni, / e scongiurala! / Purtroppo è guerra
- e io rfiuto / di averne colpa! // Cosa dovrei fare, se nel sonno
angosciati / e sanguinanti, pallidi e spenti / gli spettri delle
vittime comparissero / piangendo davanti a me, che cosa? // Se uomini
valorosi, degni d’onore, / mutilati e morenti / si rivoltassero nella
polvere diavanti a me, maledicendomi / nella loro agonia? ".
Qggi lorsignori della guerra non possono vantare neppure "il
basso conio dell'onore dei vincenti" perché non ci sono vincenti
in questa guerra e anzi sullo scenario del cratere di Nassiryah,
in tragica coincidenza, l'armata americana che
si era proclamata vittoriosa ha ripreso
a bombardare con i suoi F116, razzi, bombe e mortai. Signor Presidente
del consiglio consideri i versi citati, con i loro due secoli e mezzo
di
vicinanza, delle "intimidazioni" — come le ha chiamate alla Camera —
irrespingibili, e ritiri subito le truppe italiane dall'Iraq. La voce
della poesia glielo dice anche meglio di quella della politica:
è
l'Italia ridotta nelle sue mani che merita cordoglio, lei non
può
chiederlo per questi morti, ma spudoratamente lo ha chiesto. Lei merita
i sentimenti della nostra completa disistima e del nostro più
profondo
disprezzo.
|
|
»
Nassirya 12 novembre 2003 «
Perchè non succeda mai più.
firma la petizione per il ritiro immediato dei militari
italianidall'Iraq <http://www.tavoloiraq.org/petizione.asp>
poesia in tempo di guerra
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Oggi
Non sono più nostri i lamenti funebri
che accompagnano
quei pretoriani
emigrati sotto comando altrui
a morire in terre diverse dalla loro terra,
non sono più nostri i lamenti funebri
di madri e figlie e spose
lacerate nella loro vita
dagli squarci omicidi e suicidi
di così insensati paladini di morte,
non sono più nostri quei lamenti funebri
antichi delle ecube e delle cassandre
alzati tristi verso Dio
a salvarci i cuori
in questi nostri giorni omicidi,
ma solo udiamo montare i rombanti fruscii
di ultrasonici caccia di superba tecnologia
lanciati nei cieli
ad invidia
del placido migrare delle cicogne.
Raffaele Ibba
(12/11/2003)
|
Raffaele Ibba ha da poco pubblicato Il disonore dei canti (Edizioni della Meridiana,
Firenze).
Scrive Annamaria
Manna nella nota rubrica che tiene su superEva: «La novità di quest’opera
sta nel dare valore alla descrizione della realtà, intesa come
qualcosa in cui bisogna impegnarsi e in cui bisogna lavorare per poter
riascoltare i fruscianti ritmi /
delle malchiuse parole dei poeti, e per poter quindi ridare
spazio all’amore, visto come un’esperienza che può essere
giocata contro la guerra. Quest’ultima poi è intesa come la
principale esperienza umana capace di definire il potere, cioè
le forme di dominio che l’uomo ha elaborato per dominare l’uomo».
Sulla Rivista "Poesia" Roberto Carifi ha scritto: «Il disonore
dei canti è un libro da leggere per diverse ragioni, non ultima
la presenza costante del perdono che può "estirpare voci alla
guerra"»
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Kriegslied
(Canto di guerra)
Guerra! Guerra! O Angelo di
Dio intervieni,
e scongiurala!
Purtroppo è guerra - e
io rfiuto
di averne colpa!
Cosa dovrei fare, se nel
sonno angosciatii
e sanguinanti, pallidi e
spenti
gli spettri delle vittime
comparissero
piangendo davanti a me, che
cosa?
Se uomini valorosi, degni
d’onore,
mutilati e morenti
si rivoltassero nella polvere
diavanti a me, maledicendomi
nella loro agonia?
Se migliaia e migliaia di
padri, madri, spose,
così sereni prima
della guerra,
ora tutti infelici, tutta
povera gente,
gemessero su di me?
Se fame,epidemie tremende e
le loro pene
amico, amico e nemico uniti
insieme
nella stessa tomba
implorassero a me rispetto
per il loro corpo?
A che mi servirebbero scettro
e terre e oro e onori?
Non potrei rallegrarmene!
Purtroppo è guerra - e
io rifiuto
di averne colpa!
Matthias Claudius
(1778)
|
Alla
vigilia della guerra irakena cercavo senza trovarla una traduzione
italiana del "Canto di guerra" di Matthias Claudius che Gunter Grass
aveva citato su un quotidiano italiano, e la proposi a Ivana Mescalchin. di
cui pubblichiamo qui la traduzione inedita del Kriegslied.
Il poeta illuminista Matthias
Claudius (1740-1815, Asmus in latino), non è molto noto in
Italia mentre è spesso ricordato da scrittori
e intellettuali dell'area linguistica germanica. Per esempio, questo
stesso
"canto di guerra" è citato da Thomas
Mann in una lettera a Hermann Hesse del 31 luglio 1933 (l'edizione
italiana del Carteggio
è stata pubblicata nel 2001 da SE). Ma anche il Presidente della Confederazione
Svizzera Moritz Leuenberger ha
citato spesso Claudius, per esempio in occasione della "Giornata del
malato" del 4 marzo 2001 ricordando l'ultima strofa del canto "La luna
è sorta" (Der Mond ist
aufgegangen) molto conosciuto nella Svizzera tedesca. Ed
è chiaro qual è il significato del richiamo che a quel
poeta settecentesco fa un
grande scrittore tedesco contemporaneo come Gunter Grass: è il
richiamo a
tre secoli di tradizione europea di impegno civile, culturale e morale
contro la guerra che oggi è entrato anche nelle coscienze
politiche di gran parte dei cittadini del mondo. (pt)
|
postato da: biblaria | 11:11
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mercoledì, 12 novembre 2003
postato da: st2wok | 09:07
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 |
A
MADRID IL 18 NOVEMBRE
|
| Presentato
ufficialmente il Collettivo spagnolo dei "Bibliotecari per la pace" |
|
Alla presentazione parteciperanno il Presidente della
neocostituita associazione, Javier Gimeno, la scrittrice Rosa
Regás, il Direttore della Biblioteca Complutense e il Direttore
della Scuola di Biblioteconomia. Per l'occasione è stato diffuso
un documento/manifesto di cui riportiamo ampi stralci.
[Questo è
il sito dei bibliotecari per la pace spagnoli, questo è
il sito degli argentini]
L'Associazione
si impegna a:
-
Promuovere, con
il lavoro dei professionisti della cultura e della informazione, una società
di pace fondata sul dialogo, la tolleranza, la solidarietà e il
rispetto delle differenti idee, persone, costumi e credenze religiose.
-
Favorire l’uso
e lo sviluppo delle biblioteche e di tutti i servizi pubblici di diffusione
del libro, dell’informazione e della cultura, visto
che sono istituzioni essenziali per estendere nella società i
valori etici fondamentali, i diritti umani e la giustizia sociale.
-
Sostenere dei servizi pubblici bibliotecari e
di informazione alla portata di tutti i cittadini,
che garantiscano la piena ed efficace diffusione del pensiero plurale,
della conoscenza scientifica, della creazione artistica e letteraria.
-
Diffondere centri pubblici di
informazione e documentazione che garantiscano il libero esercizio e il
confronto delle idee opponendosi ad ogni
tentativo di controllo e censura del pensiero, delle idee,
della conoscenza e della informazione, così come ad ogni forma
di manipolazione e falsificazione.
-
Contribuire
allo sviluppo di una società antibellicista o antimilitarista
attraverso l’estensione dell’informazione e della cultura e attraverso
ogni tipo di funzione affidata alle biblioteche e a servizi pubblici di
informazione e documentazione, che possono crescere solo in condizioni
democratiche di pace, tolleranza e libertà
-
Rafforzare la parola orale e scritta, il dialogo, la lettura, la libera circolazione
dell’informazione e del pensiero, come strumenti indispensabili per
debellare definitivamente ogni forma di discriminazione, intolleranza e
ingiustizia sociale.
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postato da: egolector | 00:10
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martedì, 11 novembre 2003
 |
BIBLIOTECA &
CITTADINO
|
Biblioteca Centrale
di Palermo: dopo la festa passare dalla propaganda ai fatti
11
NOVEMBRE 2003
COMUNICATO STAMPA
Le
modalità
di
svolgimento presso la B.C.R.S. della manifestazione inaugurativa delle
celebrazioni di 25 anni di beni culturali
in Sicilia hanno evidenziato ancora una volta l’assenza di
attenzione
dell’Amministrazione regionale nei confronti di questa Biblioteca,
considerata
un mero contenitore dell’iniziativa.
La prova
più
eclatante di tale asserzione è l’ostentata emarginazione, in
tale occasione,
del Direttore dell’Istituto.
E ulteriore
conferma del ruolo meramente strumentale della B.C.R.S. a
manifestazioni di
maggiore richiamo sul piano dell’immagine è stata data
l’indomani dallo stesso
Direttore, dott. C. Pastena. Questi ha infatti proposto alle scriventi
OO.SS.
un progetto obiettivo per sopperire alle “emergenze” organizzative
riscontrate
dalla Soprintendenza di Palermo nel garantire il servizio di vigilanza
di
supporto alla mostra ospitata nella sede museale di Palazzo Belmonte
Riso.
Tutto
ciò
accade mentre il Dirigente generale ancora non ha trovato sufficienti
motivi
per dare una risposta alla richiesta di un altro progetto obiettivo,
voluto
questa estate dalle OO.SS della B.C.R.S., finalizzato a garantire anche
nel
pomeriggio i servizi di distribuzione e prestito dei documenti.
E’ lecito chiedersi perché
l’Assessore Granata e la
Direzione generale sembrano volere assecondare
l’emarginazione dell’istituzione bibliotecaria più
prestigiosa
dell’isola e l’unica che a Palermo, almeno nelle ore antimeridiane,
tenta di
garantire un accesso pubblico al sapere? Tradiscono, per caso, tali
comportamenti
le intenzioni del governo regionale in materia di politica
bibliotecaria? Forse
si teme che le biblioteche, funzionando al meglio, possano svolgere
quel ruolo
di “agenzia del cambiamento” prefigurato dall’IFLA/UNESCO nelle linee guida per lo sviluppo di un servizio
bibliotecario pubblico?
Il modo
migliore per fugare questi dubbi è noto a tutti: passare dalla
propaganda a
iniziative concrete, tangibili, in termini di servizio, da parte del
cittadino.
11 novembre
2003
Le
rappresentanze sindacali della B.C.R.S.
CGIL CISL
COBAS DICCAP FIADEL MOCRES-CONFSAL SADIRS SIAD UGL UIL
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"L'Italia degli 8000 comuni
dovrebbe essere
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Messaggio del
Presidente Carlo
Azeglio Ciampi, 5 maggio 2003
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postato da: biblaria | 16:21
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lunedì, 10 novembre 2003
CONGEDI BALCANICI
Recensione di Francesco Mazzetta sul Mucchio Selvaggio n. 553 (4-10 novembre 2003)

Drazan Gunjaca Congedi balcanici (Fara, € 14) pp. 212
Di Drazan Gunjaca abbiamo già parlato di Roulette balcanica. Congedi balcanici, ora pubblicato sempre da Fara, non si discosta molto da quell’opera. Sebbene Roulette abbia la forma di dramma ed invece Congedi quella del romanzo, occorre osservare che in quest’ultimo prevalgono i dialoghi e quindi i due libri non differiscono molto per questo aspetto. Di più: fondamentalmente Roulette è lo sviluppo in forma teatrale proprio del capitolo iniziale di Congedi. Entrambi hanno come oggetto la guerra che ha smembrato la Jugoslavia trasformando improvvisamente parenti ed amici in stranieri ed antagonisti. Se vogliamo sottolineare una differenza allora occorre indicare piuttosto il sentimento che ispira le due opere. Roulette è un testo breve, compatto, con un respiro ed un esito tragico. Congedi è invece una narrazione ampia, e se si deve sintetizzare con una parola il genere a cui tende, occorre parlare di farsa.
Farsa perché la vicenda viene vista attraverso gli occhi di Robi, ex ufficiale della marina jugoslava che vive a Pola, porto relativamente tranquillo, che guarda sfilare davanti a sé amori ed amicizie travolti dalla bufera della guerra. Essi si congedano da lui diretti o verso il fronte o verso un rifugio sicuro in terra straniera. Continuamente sollecitato dagli uni e dagli altri, Robi è da un lato troppo convinto della futilità di una guerra che lo contrapporrebbe ad ex commilitoni per consegnarsi alla guerra, e dall’altro incapace di lasciare la propria terra pur martoriata dalle assurdità del potere. L’unica soluzione è il fatalismo, il considerare inevitabile il destino di guerre e di lutti per i Balcani in modo che le tragedie si trasformino in qualche modo in farsa, in eventi assurdi e addirittura ridicoli ma senza per questo perdere un grammo della loro drammaticità, come il soldato uscito di testa che passeggia per le trincee con l’unica difesa d’un ombrello aperto o l’amico Mario che dopo essere scampato ad innumerevoli battaglie muore cadendo in un fosso.
Sembra di trovarsi davanti ai dischi folk-etnici di Goran Bregovic (altro bel “mostro” pan-slavo: nato a Sarajevo da padre croato e da madre serba). La sua musica, realizzata per matrimoni e funerali, è l’omologo sonoro della scrittura di Gunjaca: un fatalismo in parte grondante dolore ed in parte cinico, ma mai freddo, anzi perennemente riscaldato dall’alcol, dalle sigarette e dalla buona musica.
Commento dell'Autore alla recensione:
Gentile sig. Francesco,
la ringrazio nuovamente della recensione, questa volta con un mio "commento". Devo ammettere che mi ha impressionato la sua comprensione del problema che trattano i miei libri, specialmente i Congedi. Il fatto che, alla fine, hai solo due possibilita': andartene o rassegnarti all'inevitabile. E l'inevitabile e' quello di cui scrivo. E allora mi "rassegno" a questo a modo mio, per conservare un minimo di sanita' mentale. Spesso non e' per niente facile. In guerra e' difficile rimanere un uomo, prima di tutto a causa dell'euforia, specialmente all'inizio, che e' semplicemente necessaria per far alzare un popolo in piedi... Per non parlare del fatto che allontanarsi da quell'euforia ha spesso conseguenze tragiche (per questo la gente scappa se puo'). Non ho ancora capito perche' non me ne sono andato anch'io (siamo onesti - scappato) nel 1991. E pur potevo farlo. Una volta ho detto che vivrei 10 anni piu' a lungo se sapessi 10 per cento di meno degli eventi degli ultimi 10 anni. Tre volte dieci.
Un parallelo ottimo con Bragovic, che se n'e' andato. Goran capisce benissimo i Balcani. L'ho ascoltato e l'ascolto molto. In parte per la musica, e in parte per... Se ne sono andati tutti. Io sono rimasto ed ho cercato di scrivere. Sbagliato. Scrivere in questo modo ha un suo prezzo. Anche oggi. Si puo' calcolare quasi matematicamente. Goran sa perfettamente perche' e' andato via. Io non so perche' sono rimasto, ma so perche' non sono potuto andar via. Un paradosso, non e' vero? Ma poi, se non fosse cosi', probabilmente non avrei mai scritto questo. Onestamente, non lo so se ne e' valsa la pena, spero di si, che col fatto che sono rimasto dimostro almeno un po' agli altri che...
Grazie ancora della bellissima recensione.
Cordiali saluti,
Drazan Gunjaca
postato da: st2wok | 23:08
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venerdì, 07 novembre 2003
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BIBLIOTECA &
CITTADINO
di Amelia Crisantino
|
Perché la
Biblioteca Centrale di Palermo fa festa e chiude?
GIOVEDÌ,
06 NOVEMBRE 2003
UNA STORIA SEMPLICE
Anche
la Cenerentola dei Beni culturali festeggia i 25 anni
dell´assessorato
che ne governa i destini. E lo fa da par suo. Chiude al pubblico per
cinque giorni, decisione che solo il verificarsi di una catastrofe
potrebbe giustificare.
Lei, la Biblioteca centrale della Regione,
sarebbe capace di ben altro. Se fosse amata. Ma, per dirla con Pennac,
l´amore per i libri non tollera imposizioni. Se manca, non
c´è verso di
fare come se ci fosse. Così una delle più importanti
biblioteche di
conservazione d´Italia viene resa inaccessibile al pubblico, e
nella
sua vasta sala di lettura liberata dai tavoli saranno oggi premiati ex
assessori, direttori e funzionari. A quanto pare, tutti quanti non
c´entravano in nessun altro luogo. Una pletora di premiati, come
se
l´assessorato potesse vantare chissà che successi.
Un´autopremiazione
in stile bulgaro, visto che nessun altro si sogna di farlo.
Forse la Biblioteca s´illude che la sua arrendevolezza,
l´acconsentire che i locali destinati allo studio diventino lo
sfondo un po´ malmesso per cerimonie che le sono estranee, serva
ad accattivarsi la benevolenza dei satrapi regionali che possono
decidere del suo destino. Perché l´incertezza del diritto
l´ha ridotta a puntare sull´umoralità dei potenti, a
scommettere su una loro disposizione buona ancorché passeggera.
I suoi acciacchi sono parecchi, da quelli più visibili a quelli
sottopelle. Cominciamo dal più evidente.
Da più di due anni gli orari per i servizi al pubblico sono
drasticamente ridotti. Dopo le 13,30 non si possono richiedere libri,
riviste o fotocopie. Né è pensabile che un libro possa
ottenersi di sabato. A suo tempo Garibaldi aveva stabilito che la
Biblioteca fosse fruibile sino a sera, non avendo previsto
l´avvento della Regione. Perché un paio d´anni fa
mamma Regione ha regalato una promozione di massa, un «passaggio
a mansioni superiori» ai suoi dipendenti. Il risultato fu che i
gradini più bassi delle varie amministrazioni rimasero vuoti.
Per restare alla Biblioteca, sparirono i distributori. Tradotto dal
burocratese, i distributori sono degli impiegati preziosi per gli
utenti, che prendono le richieste e tornano con i libri. C´erano
35 distributori, sono stati sostituiti con una dozzina di dipendenti
della "Arte e Vita", società pubblica – dalle nostre parti
sinonimo di feudo clientelare – che dovrebbe vigilare sul patrimonio
monumentale della Sicilia. Già indagata dalla magistratura, per
doloso disamore verso il lavoro.
In una Regione con molte migliaia d´impiegati, mancano poche
decine di persone con una qualifica tanto umile da consentirgli di
mandare avanti un servizio essenziale. E tutto si ferma.
All´interno della Biblioteca si respira un´aria di
frustrazione, risultato di una miscela composta in parti uguali dalle
grandi potenzialità inespresse e dalle mortificazioni che
riserva la politica. Chi è a contatto con gli utenti deve
spiegare disservizi di cui non ha colpa, in un tran tran avvilente che
si trascina da anni. La formazione e l´aggiornamento sono un
optional, manca una programmazione che permetta di superare il divario
che, al solito, ci separa dal resto d´Italia. Chi poteva ha
scelto di andar via, col risultato che un terzo degli impiegati
s´è volatilizzato, trasferito in uffici più comodi
e gratificanti. I rimanenti hanno preparato un progetto-obiettivo,
prevede che le richieste dei lettori possano accogliersi anche nel
pomeriggio. A tutt´oggi, non risultano risposte da parte
dell´assessorato.
Tanto per cambiare, il futuro della Biblioteca regionale e delle sue
consorelle siciliane è ostacolato da una colpevole inerzia
politica. Semplicemente, la miopia e la pochezza culturale coniugate
assieme decidono che una biblioteca non fa immagine, e non
c´è rimedio. Al punto da passare sotto silenzio che nel
dicembre del 2002 è stato messo online parte del catalogo. Si
tratta d´un servizio ancora incompleto, è vero. Per vedere
che cos´è un catalogo online aggiornato bisogna collegarsi
con le altre regioni, quelle a statuto ordinario per intenderci, dove
da casa si può richiedere o prenotare un libro.
Del resto, se per un luogo di grande impatto emotivo come Segesta
s´è parlato di vincoli paesaggistici solo dopo le denunce
di "Repubblica", come pretendere che la Regione s´accorga di
quanto può essere prezioso il suo patrimonio librario?
Una biblioteca di conservazione come quella di Palermo è un
organismo delicato e complesso. Ha bisogno d´essere rispettata,
che le si garantisca lo spazio vitale. E se parliamo di spazio,
è anche in senso letterale che bisogna intenderlo. Perché
la Biblioteca non ha più dove mettere i libri, da 20 anni
richiede l´acquisizione di nuovi locali. Ha ricevuto promesse,
mai mantenute. Nel frattempo buona parte dell´emeroteca è
stata "temporaneamente" allocata a San Martino delle Scale, ospite del
convento dei Benedettini.
Aperta il 5 novembre 1782, la Biblioteca compie 221 anni e le viene
imposto un nome proprio. Sarà intitolata ad Alberto Bombace, non
un grande intellettuale ma un burocrate regionale degli anni
d´oro, quelli delle vacche grasse a cavallo fra i Settanta e gli
Ottanta. Certo, si poteva trovare di meglio. Se proprio si voleva, a
Bombace si poteva dedicare una sala. Magari, accanto a un´altra
saletta più defilata. Dedicata ai 3 operai che 20 anni fa
morirono sotto un cornicione, durante i lavori di ristrutturazione, e
di cui nel tempio della memoria s´è persa ogni traccia.
A suo tempo, lo stesso Bombace pensò di dedicare a Sciascia solo
una stanza del dipartimento Beni culturali, con tutte le opere in
consultazione. Furono fatte le cose in grande, si parla di 500 milioni
di 12 anni fa. Poi la sala Sciascia venne chiusa, quello spazio serviva
ad altro. I libri furono impacchettati, gli fu trovata un sistemazione
"provvisoria". Vennero subito dimenticati. Una storia semplice ed
esemplare, nello stile di Sciascia.
[pubblicato da la Repubblica Palermo,
6/11/2003, p.I ]
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"L'Italia degli 8000 comuni dovrebbe essere
anche l'Italia delle 8000 biblioteche"
Messaggio del Presidente Carlo
Azeglio Ciampi, 5 maggio 2003
<http://www.quirinale.it/Discorsi/Discorso.asp?id=22144>
|
postato da: biblaria | 06:47
| commenti
 |
BIBLIOTECA &
CITTADINO
di Berardino Simone
|
Perché la
Biblioteca Nazionale di Firenze censura Internet?
Ho posto in questi giorni, sulla maggiore lista di discussione di
bibliotecari e biblioteche italiani (AIB-CUR), la seguente domanda:
Vorrei sapere quale sia il
motivo tecnico o di opportunità per il quale in Biblioteca
Nazionale di Firenze (BNCF), dopo aver realizzato un progetto "Area
Digitale" per riversare il catalogo in Internet, si sia vietato agli
utenti l'uso di Internet: l'utente può solo cliccare sui links
autorizzati (o meglio non "censurati") dalla Direzione, quelli presenti
sul sito della biblioteca.
Se prova a cambiare l'"Indirizzo" scivendoci sopra quello di un motore
di ricerca o di un sito qualsiasi (anche di un'altra biblioteca o altra
pubblica amministrazione) appare un messaggio che dice all'incirca:
dato che la BNCF partecipa al GARR ci sono delle limitazioni
all'accesso di siti che non fannno parte della rete GARR: se vuoi
richiedere l'inserimento di questo indirizzo compila la richiesta che
segue.
Nella maggior parte dei casi poi, compilata la domanda e tornati in
BNCF dopo qualche giorno, si ritroverà lo stesso filtro e lo
stesso messaggio in nome del "Sacro GARR": Ma "che c'azzecca" il GARR
con Opac e i progetti di informatizzazione della Direzione
Generale Beni Librari? Ma sopratutto, perché è
opportuno
che una biblioteca storica censuri la ricerca bibliografica con
Internet?
Sulla lista AIB-CUR, a parte un silenzioso disagio e un
autorevole giudizio di "scelta singolare", non sono venute né
spiegazioni né altre risposte, e soprattutto nulla dalla
Biblioteca nazionale di Firenze! Poiché però mi è
stato chiesto come mai non chiedessi direttamente alla BNCF il motivo
di tale incredibile limitazione a cui sottopone gli accessi Internet,
allora preciso (e ho precisato su AIB-CUR) quanto segue:
1. Le risposte avute
[dall'URP prima, dalla
Direzione BNCF poi, dal Difensore Civico della Toscana dopo, ed infine
dalla Direzione Generale Beni Librari - nonostante per vari motivi ci
sia stata in BNCF una visita ispettiva ministeriale da me richiesta e
sollecitata] non sono state chiare ed esaustive.
2. Il Ministero, in una
delle sue poco chiare risposte mi ha informato che le mie osservazioni
erano infondate in quanto la BNCF è un modello di riferimento
per l'intero settore italiano delle biblioteche [su questo c'è
qualcuno che può smentire il dott. Sicilia?]: per cui immagino
che tutti i bibliotecari italiani la conoscano e cerchino di imitarla
(ad es. censurando Internet).
3. Credo che il tema - al
di là del caso particolare - può essere lo spunto per un
confronto di esperienze diverse all'interno delle biblioteche storiche
italiane e sia pertinente alla professionalità del
bibliotecario, alla funzione di una biblioteca pubblica e a un
fondamentale diritto del cittadino garantito dalla Costituzione.
Ma se le reazioni sono queste (cioè niente, se si escludono una
o due manifestazioni di sorpresa) cosa pensare? che i bibliotecari
italiani non conoscano quello che la Direzione Generali Beni Librari
del MinCultura ha definito "il modello di riferimento del settore", "la
sede di progetti pilota" (che come tali si presume verranno
perfezionati ed estesi agli altri istituti)?
Le limitazioni d'accesso
riguardano tutto il materiale digitalizzato: nonostante la Legge
sull'Editoria del 2001 (art 1, se ricordo bene) definisca "libro"
anche
le opere su supporto digitale (floppy e cd) che la BNCF riceve
gratuitamente per la Legge sul deposito legale obbligatorio, e
nonostante ci sia la nuova Area Digitale con 50 postazioni per pc,
queste sono escluse dalla consultazione: motivo ufficiale fornito
all'utente: "lo ha detto la Direzione".
Sulla lista AIB-CUR ci sono state due autorevoli richieste di un
intervento di precisazione da parte della BNCF, ma voglio sperare che
ciò non implichi che, se questa si defilasse dal farlo, il tema
non possa essere affrontato "fidandosi" -fino a prova contraria- della
testimonianza diretta di un cittadino-utente e di altri che possono
raccontare la propria esperienza in BNCF. Chi vuole può farlo
subito qui su questa rubrica del Biblog:
basta cliccare
sul link (verde) commenti
in calce a questo pezzo e scrivere
nella finestrella che si apre (o incollarvi un testo già
scritto): il commento andrà subito in linea e tutti lo potranno
leggere.
Perché c'è di più.
L'Associazione
Lettori BNCF, fondata dal prof. Paul Anthony Ginsborg
dell'Univ.
di Firenze, e che chi scrive ha rappresentato nel 2000, ha ormai quasi
rinunciato a fare proposte per migliorare i servizi, tanto non vengono
mai accolte, anzi. Un'altra associazione, gli "Amici della Biblioteca",
non si sa bene chi siano (non c'è una bacheca in BNCF dove gli
utenti possano chiedere di associarsi), ma se non sbaglio vi partecipa
il prof. Guerrini, (che però, mi risulta, oltre che utente
è/è stato collaboratore del MinCultura, per cui forse non
sarà tra i più imparziali e lucidi sostenitori delle
esigenze degli utenti). Negli ultimi 3-4 anni solo gli "Amici" sono
stati invitati agli incontri con la Direzione quando serviva l'OK degli
utenti e l'Associazione Lettori non era ammessa perché troppo
critica (o troppo ben informata?): ad es. per la presentazione della
bozza di Carta dei Servizi [file PDF] e dei relativi standard minimi di tutela
per gli utenti.
Il Regolamento interno della BNCF non esisteva,
nonstante la legge del 1995 lo prevedesse entro il 1996, è stato
scritto ed approvato solo dopo 1/2 anni di reclami. Quello proposto
dalla Direzione di Firenze ed approvato dalla Direzione Generale di
Roma, comunque, non applica i principi del DPR 417/1995, perché,
si sostiene, la BNCF non è una biblioteca "aperta al pubblico"
ma "di conservazione"; anzi la BNCF non è proprio una biblioteca
ma è "l'Archivio del Libro" italiano.
Sul CD ROM delle Leggi Italiane non esiste l'istituto dell'Archivio del
Libro: questo è in una proposta di "riforma" AIB (Associazione
italiana biblioteche) degli anni 75/78 (nascita del MinCultura): per
cui personalmente ho sostenuto più volte che la Direzione
Generale Beni Librari e gran parte dei Direttori italiani di
biblioteche antiche o "di conservazione" sono Funzonari Pubblici che
non agiscono in base alla Legge ma in base agli atti dei Convegni AIB,
e quindi, agiscono contra legem!
... Mi fermo qua.
Aspetto risposte.
Berardino Simone <b.simone@nomade.fr>
(autore di "La Certificazione nelle Pubbliche Amministrazioni. Quale
rapporto tra norme giuridiche e norme ISO?" [il caso della Biblioteca
Nazionale Centrale di Firenze], in DE QUALITATE, ottobre 2002, p.27 -
vedi una sintesi in <http://www.crogef.it/newsletter/news1.htm>).
"L'Italia degli 8000 comuni dovrebbe essere
anche l'Italia delle 8000 biblioteche"
Messaggio del
Presidente Carlo
Azeglio Ciampi, 5 maggio 2003
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postato da: biblaria | 02:42
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sabato, 01 novembre 2003
Sempre più Moore
Di Cinematografo.it
ll regista di Bowling a Columbine annuncia un documentario sulla malasanità USA e il ritorno alla recitazione
Inarrestabile Micheal Moore. Il regista premio Oscar per Bowling a Columbine non ha ancora finito di girare Fahrenheit 9/11, che già annuncia il suo prossimo progetto e il ritorno sul set come attore. Secondo quanto riportato dal sito francese Allociné, Moore avrebbe rivelato di stare lavorando a un documentario intitolato Sicko e dedicato alla malasanità negli Stati Uniti. In particolar modo, il regista dice di voler concentrare la propria attenzione sulle disumane condizioni che vengono riservate ai pazienti psichiatrici. Attualmente a Londra per le riprese di Fahrenheit 9/11, il suo nuovo lavoro sulla strumentalizzazione della tragedia dell'11 settembre da parte dell'amministrazione Bush, Moore ha inoltre dichiarato a Variety che reciterà accanto a Vanessa Redgrave nel film per la tv The Fever. Prodotto dalla HBO e diretto da Carlo Nero (figlio del più celebre Franco e della stessa Redgrave), il film lo vedrà impegnato nei panni di un inviato di guerra. Per Moore si tratta della terza esperienza da attore, dopo le precedenti interpretazioni in Magic Numbers di Nora Ephron nel 2000 ed Ed Tv di Ron Howard nel 1999.
Ps: a quando un Michael Moore che racconti i malanni del paese Italia?
Per ulteriori informazioni visita Cinematografo.it
postato da: st2wok | 12:01
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