Tsunami in South Asia
Blog di Bibl'aria


Iniziato lunedì 8 settembre 2003

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mercoledì, 26 novembre 2003

COPYRIGHT / COPYLEFT
 a cura di olaalta
[PUNTOIT]

La proposta di direttiva UE sulla "proprietà intellettuale" (EUCD, vedi in questa stessa rubrica l'analisi di Marco Marandola) sarà votata domani giovedì 27 novembre dalla Commissione Giuridica del Parlamento europeo. L'associazione professionale PUNTOIT, che analogamente ad altre del settore ICT (per es. Key4biz) si è subito e attivamente schierata e mobilitata contro gli emendamenti restrittivi proposti dalla relatrice Janelly Fourtou, ha diffuso oggi il comunicato che riportiamo di seguito e pubblicato la lettera aperta di Marco Cappato (deputato europeo della Lista Bonino) al Garante Stefano Rodotà per gli aspetti lesivi anche della privacy che l'approvazione dell "IPR enforcement" comporterebbe. Cappato scrive tra l'altro che la cosiddetta "proprietà intellettuale" a protezione della quale la Fourtou invoca questo ulteriore enforcement è una "brutta espressione che sottointende un'estensione automatica delle regole utilizzate per i beni materiali a beni di natura molto diversa, quali ad esempio le idee".

Ma c'è un altro settore direttamente e indirettamente coinvolto da quanto si sta decidendo al Parlamento di Strasburgo, quello delle biblioteche, dei bibliotecari e di tutte le profesioni della documentazione e dei servizi di accesso pubblico all'informazione, alla conoscenza e ai saperi. Ma questo fronte ha taciuto, e ha taciuto soprattutto la sua voce più rappresentativa, l'Associazione italiana biblioteche. L'ultima presa di posizione che è dato di sapere abbia preso l'AIB risale al 17 luglio del 2002 ed è consistita in un Comunicato sull'attuazione della Direttiva in materia di diritto d'autore che riferiva in linguaggio prettamente burocratico delle "riserve" manifestate a una riunione consultiva in sede ministeriale. Poi più nulla, neppure in risposta alle sollecitazioni che nel frattempo da più parti e anche vivacemente sono venute nella lista di discussione bibliotecaria AIB-CUR. Come spiegare tale silenzio della rappresentanza delle nostre biblioteche a fronte delle minacce che l'IPR enforcement se sarà approvato rappresenterà per la circolazione della cultura e del sapere anche nel nostro paese? Giunti ora alla (seconda) vigilia di tale grave decisione contro fondamentali libertà civili e intellettuali e considerato anche l'amplissimo fronte che in tutta Europa si è mobilitato in azioni di sensibilizzazione e contrasto, ogni dubbio e tutte le riserve sul "silenzio dei bibliotecari" sono legittimi.

“IPR ENFORCEMENT”
MARCO CAPPATO SCRIVE A RODOTA’, RISCHI PER LA PRIVACY

Marco Cappato ha scritto una lettera aperta al Garante della Privacy Stefano Rodotà. Il parlamentare europeo è intervenuto nel dibattito  sul futuro normativo di una materia complessa e controversa, quale quella della proprietà intellettuale. Un argomento di particolare importanza per la diffusione di contenuti nella Società dell'Informazione e che ha impatti sul tema della protezione della privacy. Secondo Marco Cappato "con l'orientamento proposto dalla Relatrice si rischia di criminalizzare qualsiasi comportamento degli utenti di Internet, ponendo sullo stesso piano gli utenti che compiono semplici "condivisioni di file" ad uso privato (anche semplici scambi di foto digitali su Internet), e le organizzazioni criminali che vivono di pirateria e contraffazione su scala industriale. Per il parlamentare europeo anche "sotto il profilo della privacy le conseguenze potrebbero essere devastanti. Strettamente correlato all'estensione dello scopo della direttiva è infatti l'emendamento della Relatrice relativo ai "diritti di informazione". Secondo l'art. 9 del testo originale, il "detentore del diritto" (brevetto, diritto d'autore, ...) ha la possibilità di richiedere al fornitore di accesso Internet i nominativi e i dati personali degli utenti Internet sospetti di violazione dei diritti di proprietà intellettuale. La proposta della Relatrice, letta congiuntamente con la proposta di estendere il campo di applicazione della direttiva, comporterebbe la possibilità, da parte del detentore del diritto, di richiedere al fornitore di accesso Internet i nominativi e i dati personali anche per un semplice sospetto di violazione, di qualsiasi tipo, anche in assenza di fini commerciali.

postato da: biblaria | 17:31 | commenti

INFORMAZIONE E GUERRA
[Intenazionale 20/11/2003]

[Atomic Scientists]

LA GUERRA DI "INTERNAZIONALE"

Il numero corrente di Internazionale (20/11/2003): "Pantano iracheno" è dedicato alla guerra in Iraq. Lo trovate all'indirizzo: http://www.internazionale.it/home/.
Sempre a proposito di guerra un interessante resoconto: il "calendario degli errori" a cura del Bulletin of the atomic scientists è sul sito
http://www.thebulletin.org/issues/2003/ja03/ja03rothstein.html
(sito non proprio pacifista...)

postato da: bonariabiancu | 10:19 | commenti

martedì, 25 novembre 2003

ECOLOGIA DELL'INFORMAZIONE


[foto: un lucano...]
foto postata da Mariele


Questa foto pubblicata (QUI) da "il Nuovo" il 24 novembre mattina, la stessa sera era già scomparsa, sostituita da un'altra foto diciamo così ... meno mattacchiona!

Ma si capisce, questo spot non era sponsorizzato.


:: Documento

Decreto Legge 14 novembre 2003, n.314
Disposizioni urgenti per la raccolta, lo smaltimento e lo stoccaggio, in condizioni di massima sicurezza, dei rifiuti radioattivi.
(GU n. 268 del 18-11-2003)

:: Estratto

Art. 1.
Deposito nazionale dei rifiuti radioattivi
1. La sistemazione in sicurezza dei rifiuti radioattivi, come definiti dall'articolo 4, comma 3, del decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 230, degli elementi di combustibile irraggiati e dei materiali nucleari, ivi inclusi quelli rinvenienti dalla disattivazione delle centrali elettronucleari e degli impianti di ricerca e di fabbricazione del combustibile, dismessi nel rispetto delle condizioni di sicurezza e di protezione della salute umana e dell'ambiente previste dal citato decreto legislativo n. 230 del 1995, e' effettuata presso il Deposito nazionale, opera di difesa militare di proprieta' dello Stato, il cui sito, in relazione alle caratteristiche geomorfologiche del terreno, e' individuato nel territorio del comune di Scanzano Jonico, in provincia di Matera.

:: Fonte

[logo]AmbienteDiritto.it

Legislazione giurisprudenza


postato da: biblaria | 20:17 | commenti

lunedì, 24 novembre 2003

COPYRIGHT / COPYLEFT
 a cura di olaalta

Dagli scenari USA e UE della "copyright war"

  Scenario USA

Noticia La proposta del senatore statunitense Orrin Hatch: distruggere i PC che scaricano illegalmente musica da internet
Scaricate illegalmente musica protetta da copyright una volta, al massimo due, e riceverete una notifica del vostro comportamento illecito. Alla terza volta il vostro computer verrà distrutto
Pubblicato in
vnunet (19-06-2003)

Noticia Senators ask P2P companies to police themselves
By John Borland
La lobby senatoriale USA torna all'attacco ma cambia argomenti: ora chiede alle società di servizi P2P (scambio file) come Kazaa o Morpheus di attenersi a un "dovere morale".
Pubblicato in
CNET News.com (21-11-2003)

Noticia Sco prosegue la battaglia
Sco ottiene la registrazione del copyright su Unix System V e vuole vendere le licenze agli utilizzatori Linux.
Pubblicato in
CRN (29-07-2003)

Noticia Si prepara una battaglia legale per la copia di DVD
Le case cinematografiche affronteranno un passaggio chiave della loro battaglia per difendere il copyright dalla pirateria digitale: un tribunale discuterà il caso presentato dal produttore di un software che consente agli utenti di copiare i DVD
Pubblicato in
vnunet (23-04-2003)

Noticia File Sharing: RIAA cita in giudizio tre università per scambio file su Internet; l'ira dell'università Michigan
La decisione della RIAA di intentare una causa a tre università americane per scambio illecito di materiale protetto da copyright mediante programmi di file sharing, ha destato l'ira del presidente dell'Università Tecnologica delMichigan.
Pubblicato in
vnunet (10-04-2003)

Noticia Un milione di dollari per il no copyright!
L'intenzione della benefica offerta mira a trovare un corretto equilibrio fra i diritti di proprietà intellettuale e ciò che viene denominato materiale di "pubblico interesse".
Pubblicato in
vnunet (11-09-2002)


Risorsa

Intellectual Property banner
La Law School della Duke University • Durham, NC 27708 USA • ha fatto del tema della proprietà intellettuale la sua maggiore priorità sviluppando in particolare il concetto, le implicazioni e le opportunità del Pubblico Dominio nell'attuale era digitale.

Documento
SOFTWARE PATENT LAW: UNITED STATES AND EUROPE COMPARED
[full text PDF]


  Scenario UE

Noticia La legge sul copyright può danneggiare la ricerca sulla crittografia
Le critiche sulla nuova direttiva europea EUCD. I ricercatori europei paventano che la ricerca si blocchi come negli Stati Uniti a seguito della equivalente legislazione del Millennium Act.
Pubblicato in
vnunet (31-10-2003)

Noticia Pirateria, dialer e Mp3 il sostituto procuratore titolare delle principali indagini su Internet, illustra novità normative su copyright
Italia patria della contraffazione: 4,2 miliardi di Euro il supposto fatturato del mercato nero. Presentata a Milano la ricerca "La contraffazione in Italia" patrocinata dalla Camera di Commercio Americana.
Pubblicato in
vnunet (18-06-2003)

Noticia Troppi ostacoli per il copyright
Lg Electronics commenta negativamente l'entrata in vigore del nuovo decreto a protezione del copyright.
Pubblicato in
CRN (05-05-2003)

Noticia Internet Cafe'? Pirati musicali come tanti
Una Corte inglese ha stabilito la colpevolezza della catena di Internet Cafe' "EasyInternet Cafe" per violazione delle norme sul copyright
Pubblicato in
vnunet (31-01-2003)

Noticia Modello open source applicabile anche al mondo della musica
Pisa - La distribuzione della musica on line riscuote un grande successo quando non è a pagamento e sembra male sopportare i vincoli derivanti dal copyright.
Pubblicato in
vnunet (09-07-2002)

  

postato da: biblaria | 21:17 | commenti (1)

CRITICA DEI MEDIA / ECOLOGIA DELL'INFORMAZIONE

[vignetta Vauro 22/11/03]


[vignetta Vauro 20/11/03]
Vi siete persi la prima ed unica puntata di RaiOt?
Qui trovare lo streaming video (per MediaPlayer)

Suddiviso in pezzi, altrimenti anche con ADSL è faticoso…
prima_parte.wmv
seconda_parte.wmv
terza_parte.wmv
quarta_parte.wmv


logo FSTV The image “http://www.freespeech.org/fsitv/html/images/pnts/wdll"
   Free Speech TV is the only national, full-time network dedicated to working
   with activists, artists, and audiences to build a just and peaceful future.


poster_frame Noam Chomsky: The World After Iraq Invasion - Audio
Chomsky, it seems, digs deeper than Moyers to analyze what the progressive movement in the US is up against.

Producer: Andy Dieringer and FSTV
Length: 1 hour minutes (RealAudio)

[Listen]

Noam Chomsky spoke to a packed auditorium at Colorado University on April 5, 2003, a benefit for KGNU the local Boulder Community Radio

.fonte: <http://www.freespeech.org/fsitv/fscm2/contentviewer.php?content_id=402>

postato da: biblaria | 06:50 | commenti

domenica, 23 novembre 2003

COPYRIGHT / COPYLEFT
di Marco Marandola*

[IP Justice]
INTERVISTA a Giovanni Ziccardi, rappresentante di IP Justice
La direttiva UE sul copyright
  
La Commissione europea ha presentato una proposta di direttiva sul rispetto dei diritti di proprietà intellettuale. Partendo dal presupposto che la contraffazione e la pirateria nonché, più in generale, le violazioni della proprietà intellettuale costituiscono un fenomeno in costante crescita che attualmente assume una dimensione internazionale e rappresenta una seria minaccia per le economie nazionali e gli Stati.

La proposta ha lo scopo di armonizzare le normative nazionali relative agli strumenti per garantire il rispetto dei diritti di proprietà intellettuale nonché di definire un quadro generale per lo scambio d'informazioni fra le competenti autorità nazionali. Si pensa che la proposta di direttiva garantirà l'equiparazione dei titolari di diritti nell'Unione europea e rafforzera i provvedimenti adottati contro i contravventori .

La proposta riguarda le violazioni di tutti i diritti di proprietà intellettuale (diritti d'autore e proprietà industriale, come ad esempio marchi, disegni e modelli) che sono stati armonizzati in seno all'Unione europea dalle precedenti Direttive, lo scopo dichiarato non è quindi quello di modificare il contenuto delle Direttive precedenti, ma di armonizzare le sanzioni a difesa di questi diritti.

In particolare, la proposta si basa sulle pratiche ottimali già presenti nelle legislazioni degli Stati membri che sono risultate maggiormente efficaci.

Tra i provvedimenti che dovranno essere presi da tutti gli Stati membri rientrano: ingiunzioni per bloccare la vendita di prodotti contraffatti e pirata; misure provvisorie (quali il blocco cautelare dei conti bancari dei presunti contravventori); l'attribuzione alle autorità giudiziarie della competenza ad acquisire prove e ordinare agli autori delle violazioni di risarcire i titolari dei diritti per compensare le perdite subite; come pure qualsiasi tentativo, complicità o istigazione di una violazione siano considerati reati passibili di sanzioni penali che possono arrivare fino a pene detentive.

Tutte sanzioni che risultano essere molto gravi, e secondo alcuni non proporzionate alla violazione commessa (in alcuni casi addirittura senza colpa, vedi art. 16 della proposta).

Fino a poco fa nella nostra tradizione giuridica per l'applicazione delle sanzioni più gravi per violazione di diritto d'autore erano necessari lmeno due elementi: lo scopo di lucro e lo spaccio al pubblico.

Oggi, con il recepimento della Direttiva 2001/29/CE sulla armonizzazione, basta in alcuni casi, lo scopo commerciale o economico diretto o indiretto per non considerare più lecita una copia effettuata, ad esempio da un privato, o una biblioteca.

Con l'eventuale introduzione della attuale proposta della presente Direttiva per l'applicazione di alcune sanzioni non è necessaria nemmeno la colpa (art.16), basta un danno considerevole (art. 2)! Prescindendo quindi da ogni elemento soggettivo.

:: Qualche esempio pratico

Articolo 16: Misure alternative
(sottolineatura a cura dell'autore)
Ove opportuno, gli Stati membri dispongono che qualora il soggetto cui potrebbero essere inflitte le misure di cui alla presente sezione abbia agito in assenza di colpa, pur causando un danno all'attore, questo soggetto possa offrire riparazione del menzionato danno, d'accordo con la parte lesa, nel caso in cui l'esecuzione di tali misure gli causerebbe un danno sproporzionato e la parte lesa possa ragionevolmente
essere soddisfatta da un indennizzo pecuniario.

Facciamo il caso di qualcuno (un soggetto commerciale, una impresa, una Università) che metta nel suo sito o network un'opera contraffatta, o che comunque violi i diritti di propietà intellettuale di qualcuno, senza essere minimamente a conoscenza della cosa. Ebbene, sarà comunque responsabile della violazione e, solo la parte lesa lo vorrà, potrà offrire una somma di danaro "a risarcimento".

Oltre al citato articolo 16, mi sembra degno di censura anche l'articolo 2 dove prescindendo da altre considerazioni, per l'applicazione delle pesanti sanzioni previste, basta "un danno considerevole al titolare del diritto".

Articolo 2:  Campo d'applicazione
Fatti salvi gli strumenti vigenti o da adottare nella legislazione comunitaria o nazionale, e sempre che questi siano più favorevoli ai titolari dei diritti, le misure di cui alla presente direttiva si applicano alle violazioni dei diritti derivanti dagli atti comunitari ed europei relativi alla tutela della proprietà intellettuale il cui elenco figura in allegato e dalle normative adottate dagli Stati membri per uniformarsi a tali atti, allorché tale violazione è commessa a fini commerciali o arreca un danno considerevole al titolare del diritto.

In questa ipotesi sarebbe punibile qualunque atto che arrechi un "danno considerevole", quindi alla parte lesa basta dimostrare il danno considerevole che ha ricevuto (ad esempio quell'anno ha venduto meno copie o prodotti) per ottenere l'applicazione delle sanzioni penali.

L'articolo 9 della proposta solleva dubbi sulla privacy, obbligando a "qualsiasi persona" di fornire informazioni su attività sospettate di violare un diritto di propietà intellettuale.

Articolo 9:  Diritto d'informazione
1. Gli Stati membri prescrivono che le autorità giudiziarie competenti a conoscere delle azioni di accertamento di una violazione di un diritto di proprietà intellettuale o ad accogliere una domanda di misure provvisorie o cautelari, ordinino a qualsiasi persona, su richiesta del titolare e salvo che non vi si oppongano motivi particolari, di fornire informazioni sull'origine e sulle reti di distribuzione delle merci o di prestazione dei servizi sospettati di violare un diritto di proprietà intellettuale, qualora detta persona si trovi in una delle situazioni seguenti: ..omissis...
2. Le informazioni di cui al paragrafo 1 comprendono quanto segue:
  a) nome e indirizzo dei produttori, dei distributori, dei fornitori e degli altri precedenti detentori del prodotto o del servizio, nonché dei grossisti e dei dettaglianti;
   b) informazioni sulle quantità prodotte, consegnate, ricevute o ordinate, nonché sul prezzo spuntato per i prodotti o i servizi in questione.


Mentre l'articolo 20 richiede per definire una "grave violazione", che la violazione sia commessa (1) deliberatamente, e (2) per fini commerciali, ma non richiama in nessun modo l'entita del danno causato, che dovrebbe essere sostanziale o grave. Potrebbe quindi applicarsi pesanti sanzioni penali anche a violazioni minori e lievi. Tuttavia lo stesso richiamo ai "fini commerciali" resta a mio avviso vago e troppo ampio.

Articolo 20:  Disposizioni di diritto penale
1. Gli Stati membri provvedono a qualificare penalmente ogni violazione grave di un diritto di proprietà intellettuale, nonché il tentativo di violazione, la complicità o l'istigazione alla violazione. Una violazione è considerata grave quando è commessa deliberatamente e a fini commerciali.


Da notare che a queste già aspre critiche si è aggiunto il dibattito
sulle dichiarazioni dell'onorevole Janelly Fourtou, deputato conservatore francese, che ha dichiatrato che la differenza tra uso commerciale e non, porrebbe un inutile quanto pesante onere della prova a carico delle società.

E pensare che le finalità della Direttiva erano:

A. Promuovere l'innovazione e la concorrenzialità delle imprese
B. Promuovere la salvaguardia e lo sviluppo del settore culturale
C. Preservare l'occupazione in Europa
D. Evitare le perdite fiscali e la destabilizzazione dei mercati
E. Assicurare la tutela dei consumatori
F. Garantire il mantenimento dell'ordine pubblico

Insomma, la Proposta di Direttiva da un lato rafforza notevolmente le pene per la violazione dei diritti di propietà intellettuale, dall'altro espande di molto la loro applicabilità, prescindendo sempre dallo scopo di lucro ed in alcuni casi anche dallo scopo commerciale (art.2), o addirittura dalla colpa (art.16), o anche dal danno economico arrecato della violazione (art.20). Sempre se non passa la proposta dell'onorevole Fourtou di prescindere in ogni caso anche dallo scopo commerciale.....
* Marco Marandola
  Esperto di diritto d'autore e licenze elettroniche, consulente accreditato in divesi paesi europei.

postato da: biblaria | 15:11 | commenti

venerdì, 21 novembre 2003

COMUNICATO STAMPA

HARRY POTTER - CIECHI: CONTRO PIETROSANTI SI COSTITUISCE IN GIUDIZIO ANCHE L'AUTRICE DELLA SAGA MILIARDARIA. LUNEDI' AL TRIBUNALE DI MILANO NON SOLO SALANI CONTRO PIETROSANTI, MA SALANI+ROWLING CONTRO PIETROSANTI, L'ESPONENTE RADICALE CIECO. CHE DICE: "LA SIGNORA DOVRA' PURE DIRMI PERCHE' VUOLE IMPEDIRMI DI LEGGERE, PERCHE' VUOLE ACCECARMI".

Roma, 20 novembre 2003

L'autrice del caso letterario almeno del decennio, la donna più ricca di Gran Bretagna dopo la Regina, Jeanne Kathleen Rowling ha deciso di costituirsi in giudizio e di unirsi quindi all'editore italiano della saga del piccolo mago nella causa contro Paolo Pietrosanti, l'esponente radicale cieco che sta affermando la semplice empirica verità: il motivo per cui un cieco non può leggere ha assai poco a che fare con la sua cecità.
La prossima udienza è convocata per lunedì 24 novembre alle ore 12,00 avanti alla Prima Sezione civile Triubunale di Milano (quarto piano - stanza del Dott. Rosa).

Paolo Pietrosanti ha dichiarato:
"dovrò vedermela in Tribunale non solo con l'editore della versione italiana, ma anche con l'autrice della saga del maghetto. Abbiamo reso pubblica la memoria difensiva del mio Avvocato, Iuri Maria Prado, che può essere letta su www.pietrosanti.net
e su www.radioradicale.it). E ora la parola spetta non più soltanto a me e all'editore italiano, ma anche alla scrittrice più famosa del mondo. Che dovrà pure dire perché non vuole che io legga, anche se materialmente potrei.
La Signora più ricca del Reame, dopo la Regina, dovrà pure dirmi perché vuole impormi la cecità, contro tutto e tutti. Contro ciò che è possibile, facile, concretamente possibile: un cieco può leggere, ma la Signora vuole chiudermi gli occhi. Appuntamento a lunedì. Perché su questo una risposta la esigo."










postato da: bonariabiancu | 09:32 | commenti

mercoledì, 19 novembre 2003

CRITICA DEI MEDIA / ECOLOGIA DELL'INFORMAZIONE

[MegaCHIP]
Megachip
Tg e Gr, la fabbrica delle notizie
che  non  disturba  il  governo

di Giulietto Chiesa

Suggerisco la lettura attenta di questo articolo di Sebastiano Messina, apparso su La Repubblica del 6 Novembre scorso. E’ un modello di analisi dell’informazione politica che andrebbe inserito in ogni corso di giornalismo.

Vi sono praticamente mostrati tutti i “trucchi” che direttori disonesti possono mettere in atto per deformare, distorcere, o cancellare le notizie. Vi si evidenziano anche le pressioni, dirette o indirette, che sono esercitate contro i giornalisti, costretti ad agire contro la correttezza professionale. Resta da dire soltanto che questa è la pratica corrente quasi dappertutto, non solo dei telegionali. Anche nelle redazioni giornalistiche questi sono metodi diffusi.

Si può immaginare quale effetto queste pratiche abbiano sui giovani giornalisti, i meno difesi, i più esposti. Il clima di servilismo che si respira ormai dovunque è il risultato diretto di un oscuramento delle coscienze che ormai costituisce la pratica quotidiana. Ecco una delle ragioni dell’esistenza di Megachip: cercare di costruire nella società civile una “spalla” una protezione, un aiuto e un sostegno, anche morale, a quei giornalisti che vorrebbero reagire, ma che, da soli non possono, o possono farlo solo a prezzo di grandi rinunce, quando non addirittura del posto di lavoro.

Aggiungo un’ultima considerazione, a sostegno del finale dell’articolo di Messina: è esattamente la mia stessa preoccupazione. Quello che qui è descritto non è soltanto malcostume, ignoranza, prepotenza fini a se stessi. Siamo di fronte al tentativo di abolire le regole della professione e di un’informazione corretta. In vista dei prossimi appuntamenti che, in tal modo, non saranno più appuntamenti democratici.

Su questo dovrebbero riflettere tutti gli ottimisti anticipati che già misurano i giorni che ci separano dalla caduta del governo Berlusconi. Troppo presto. E molto ingenuo. Perché presuppone appunto (contro ogni evidenza) che le regole saranno rispettate.
Giulietto Chiesa
[fonte: <http://www.megachip.info/modules.php?name=Sections&op=viewarticle&artid=127>]

:: L'ARTICOLO di Sebastiano Messina

postato da: biblaria | 20:41 | commenti (1)

INFORMAZIONE E GUERRA

Il mondo capovolto. I missionari e l'altra informazione
Il mondo capovolto
I missionari e l'altra
informazione
di
Albanese Giulio

Gli struzzi Einaudi
2003
copertina
In collaborazione con “Famiglia Cristiana” e “Il Regno”

Cura: Paolo Beccegato
Walter Nanni
Collana: Nuova Serie Feltrinelli
Santa patria

La scoperta della guerra


[vignetta di Vauro]
Roma, manifestazione di Greenpeace all'Altare della patria 22 marzo

postato da: biblaria | 08:49 | commenti

martedì, 18 novembre 2003

Informazione libera? Informazione accessibile? Informazione come diritto? Dimentica tutto questo! Se sei un cieco e vuoi leggere Harry Potter te lo devi far raccontare!

La casa editrice che pubblica i libri del maghetto non prevede versioni on-line dell’opera e in più denuncia chi, volendo leggere l’ultimo episodio della mitica epopea e non potendo leggerla su carta, se la fabbrica da solo in formato elettronico, pagando peraltro tutti i diritti di copyright all’autore e al traduttore.

Parliamo naturalmente della vicenda emblematica occorsa all’on. Pietrosanti, il quale ha dovuto subire nell’ordine 1) l’oscuramento del proprio sito www.pietrosanti.net, 2) una graziosa denuncia da parte della casa editrice Salani e 3) tutti i disagi connessi ai punti precedenti.

L’intera vicenda è raccontata degnamente sui siti www.pietrosanti.net (ora riaperto) e www.pietrosanti.ws. Domani si terrà la seconda udienza della causa al tribunale di Milano, ma intanto…Che ne pensano i bibliotecari di questo compiuto esempio di democrazia dell’informazione?

postato da: bonariabiancu | 16:35 | commenti

lunedì, 17 novembre 2003

UNA TAVOLA DEI ROGHI DEI LIBRI
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Goebbels manda al rogo i libri "eretici": è l'inizio della persecuzione
Componiamola con il Biblog
Desideriamo raccogliere e rilanciare l'idea di David Bidussa di costruire una TAVOLA DEI ROGHI DEI LIBRI in Europa, e mettiamo a disposizione il Biblog come strumento collettivo per cominciare a comporla. Invitiamo pertanto tutti coloro che desiderano dare un contributo alla redazione di questa mappa storica a postarlo sul Biblog nei "commenti" a questo pezzo (link in calce o QUI ), e invitiamo lo stesso Bidussa a seguire in prima persona lo sviluppo di questa iniziativa.

:: L'INIZIATIVA
Per cominciare diamo un'indicazione molto semplice: per ogni "rogo di carte" che si vuole segnalare per la mappa occorre indicare la data, il luogo, le circostanze e i "corpi del reato". Una scheda più approfondita potrà seguire. Noi pubblicheremo sul Biblog una mappa grafica cliccabile ove andremo segnando tutti i roghi che saranno via via individuati. (pt)

:: L'IDEA
Nella conclusione del bell'articolo "I roghi di carta dell'Europa" (vedi) David Bidussa scrive:
In un atlante storico della storia sociale e culturale dell'Europa non sarebbe improprio provare a comporre una tavola dei roghi dei libri. Ne ricaveremmo un'immagine della storia europea che obbligherebbe a domande non banali sull'identità dell'Europa. Un'identità di cui non essere orgogliosi. «Là dove si bruciano libri - scriveva Heine - si finisce con il bruciare anche essere umani». E almeno fino al Novecento, insieme ai libri, si bruciavano anche gli uomini e le donne. Nelle piazze d'Europa dove più spesso si bruciavano uomini rei di eresia o donne accusate di stregoneria, insieme a loro si bruciavano anche i libri che avevano scritto, quelli che avevano letto, quelli che erano stati trovati negli scaffali delle loro biblioteche. Quelli in breve che li avevano «indemoniati».

Dietro ai libri si sono bruciate storie e, spesso, è della memoria che si è voluto prendere possesso. Ovvero della possibilità non solo di riscrivere la storia, e dunque di scegliere anche i suoi attori, ma anche di poterla documentare. I libri sono oggetti che generano domande che, se chiosati, sottolineati, indagati - in breve «usati» - generano a loro volta altri libri. La guerra al libro viene condotta anche per «costruire» le librerie di domani. E' per questo che è importante cercare di ricostruire le «biblioteche di ieri», di ritrovare le letture preferite di attori distrutti dalla violenza della storia. Da qualche parte per certi aspetti, quella storia è anche la nostra.

postato da: biblaria | 13:11 | commenti

LA GUERRA AI LIBRI
[copertina libro]
scheda editoriale
il manifesto - 15 Novembre 2003 CULTURA pagina 14
I roghi di carta dell'Europa
Libri da eliminare perché fonti pericolose di saperi alternativi, libri da possedere perché luoghi generativi di potere. La guerra al libro non è stata condotta solo dai tribunali dell'Inquisizione ma ha segnato tutta la storia del Novecento, il secolo dei libri nascosti, perseguitati, sequestrati. Dal nazismo alla guerra di Bosnia. Se ne parla in un volume collettaneo curato per Sylvestre Bonnard da Jonathan Rose e titolato «Il libro nella Shoa. Distruzione e conservazione»
DAVID BIDUSSA

Nei confronti del libro si sono storicamente svolte due tipi di guerre: quella per eliminarlo, perché fonte pericolosa; e quella per possederlo, perché luogo generativo del potere reale. In entrambi i casi, è oggetto artificiale capace di disturbare l'ordine naturale delle cose. Ovvero - e nell'ordine - andare oltre il sapere ordinario e turbare l'ordine costituito. I libri sono dunque un segno: di potere per chi li possiede e di deumanizzazione per chi li perde. In ogni caso possederne la chiave d'accesso significa dimostrare potere. La guerra ai libri nel corso del Novecento non ha avuto caratteri diversi da quelli già indicati. Negli anni della II guerra mondiale, essa è stata un segmento rilevante di quello stesso conflitto e non ha rappresentato un incidente di percorso né una distrazione. La guerra ai libri, per intenderci, è stata parte integrante di quella più generale guerra per il possesso della vita altrui che ha caratterizzato il profilo ideale dell'obiettivo politico del nazismo: la lotta per l'affermazione del «nuovo ordine europeo».

In questo senso il volume a cura di Jonathan Rose (Il libro nella Shoah. Distruzione e conservazione, a cura di Jonathan Rose, trad. di Bruno Amato, Lorenza Lanza e Patrizia Vicentini, Sylvestre Bonnard, pp. 325, 26,00 Euro), non va letto solo come storia del rapporto materiale tra uomini e libri, ma come occasione per valutare e indagare il rapporto simbolico tra libro e collettività; tra individui associati e uso politico del libro; tra luoghi della identità nazionale e carta stampata.

Un complesso di storie e di conflitti che simbolicamente si radunano intorno all'oggetto libro e che contribuiscono a definire da un diverso angolo prospettico la storia del Novecento. Un secolo in cui - soprattutto a partire dagli anni `30 - occupa un posto rilevante la vicenda dei libri perseguitati, dei «libri nascosti», dei testi sequestrati.
[continua]

:: AUTORI
David Bidussa, direttore della biblioteca della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli.
Jonathan Rose, storico americano, preside del corso di laurea in Storia del libro presso la Drew University.


:: SCHEDA
Edizioni Sylvestre Bonnard
largo Treves 5, 20121 Milano - bonnard@tiscalinet.it

Il nome della casa editrice è un omaggio al più famoso tra i bibliofili che la fantasia di uno scrittore abbia concepito, quel Sylvestre Bonnard protagonista di uno dei più noti romanzi di Anatole France.

L'impegno editoriale delle Edizioni Sylvestre Bonnard, infatti, è pubblicare "libri che parlano del libro" destinati a tutti coloro che per studio, professione o passione pongono il libro al centro della propria crescita culturale: opere di riferimento rigorose nei contenuti quanto ricche e raffinate nella veste; bibliografie, saggi, opere sulla grafica, manuali illustrati; testi di studio e di ricerca.

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domenica, 16 novembre 2003

BIBLIOTECA & CITTADINO
 di Berardino Simone

di Giuseppe Vitiello (Sylvestre Bonnard, 2002)


LA FRUIZIONE DEL LIBRO NEGATA

Il lungo intervento che presento completa ed amplia l'analisi fatta nell'articolo precedente.

L'ottica di questo secondo intervento è volutamente e orgogliosamente quella dell'utente di servizi pubblici (non dello "studioso"), inizialmente affascinato dall'immenso e poco conosciuto mondo degli scritti che sono "conservati" (e non custoditi per essere letti) nelle biblioteche "pubbliche" italiane. Un utente ripetutamente spinto a "togliere il disturbo" e a non interferire con attività lecite in associazioni private ma improprie se messe in atto da chi dovrebbe perseguire e realizzare l'interesse generale.

:: RESUME'
L'articolo completa l'analisi della distanza, che oggi appare incolmabile, esistente tra la prassi amministrativa imposta agli utenti e agli "studiosi" e la normativa da applicare alle biblioteche "pubbliche" ("di conservazione" e non), affiancandole il racconto concreto di come le loro stesse funzioni istituzionali siano interpretate in maniera distorta e di come, conseguentemente, il S ervizio Pubblico Biblioteca sia concretamente (dis)organizzato in modo schizzofrenico.
L'analisi viene allargata abbandonando il caso emblematico della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze e presentando gli stessi limiti di fondo nelle attività dei vertici amministrativi del Ministero per i beni culturali.Tali attività appaiono in contrasto con i principi generali del nostro ordinamento giuridico (applicabili anche alle biblioteche degli Enti Locali), ma in piena sintonia con le tesi e l'operato di alcuni esponenti di rilievo dell'AIB (Associazione Italiana Biblioteche, che ha sede presso la Biblioteca nazionale centrale di Roma: cosa che desta perplessità per la coabitazione che comporta con le amministrazioni centrali operanti in quella stessa sede),
Alla fine viene alla luce una malcelata e degradante concezione elitaria della "tutela" - o, meglio, della "conservazione" dei beni librari -, in nome della quale ci si ostina a rigettare nei fatti e negli atti amministrativi i principi e lo spirito delle numerose riforme che dal 1990 ad oggi hanno "modernizzato" e ancora stanno "travolgendo" le pubbliche aministrazioni (e con esse le biblioteche).
Una "conservazione contra legem" che è causa consapevole di una serie innumerevole di incongruenze, sprechi ed omissioni, a danno della collettività e del cittadino/utente. [Firenze, 10/11/2003]

:: TESTO dell'articolo "Fruizione negata del libro"

::
Precedente intervento sul Biblog
 
 Berardino Simone <b.simone@nomade.fr>
(autore di "La Certificazione nelle Pubbliche Amministrazioni. Quale rapporto tra norme giuridiche e norme ISO?" [il caso della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze], in DE QUALITATE, ottobre 2002, p.27 - vedi una sintesi in <http://www.crogef.it/newsletter/news1.htm>).

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"L'Italia degli 8000 comuni dovrebbe essere anche l'Italia delle 8000 biblioteche"
Messaggio del Presidente Carlo Azeglio Ciampi, 5 maggio 2003

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sabato, 15 novembre 2003

INGEGNERIA SOCIALE E CIRCOLAZIONE DELLE INFORMAZIONI
copertina
il manifesto - 14 Novembre 2003 CULTURA pagina 14
Il pirata convertito all'azienda
Tecniche e strategie di «ingegneria sociale» per la sicurezza informatica. «L'arte dell'inganno», il vademecum di Kevin Mitnick, un tempo il più famoso hacker del mondo con il nome di Condor.
FRANCESCO MAZZETTA

Kevin Mitnick, in arte Condor, il più abile hacker del mondo, il maggior ricercato del cyberspazio, è tornato in Internet a gennaio di quest'anno dopo un'assenza di otto anni. Era stato arrestato nel 1995 per essersi introdotto abusivamente nella rete delle compagnie telefoniche. In aggiunta alla pena detentiva gli fu impedito di «toccare» un computer per ben otto anni. Oggi Kevin Mitnick offre il suo talento e le sue conoscenze, in qualità d'esperto di «ingegneria sociale», alle stesse aziende che in passato avevano subito i suoi hacking. E proprio a questo argomento dedica il libro L'arte dell'inganno (Feltrinelli, pp. 328, € 15) Si tratta per l'appunto di un manuale per contrastare le tecniche di spionaggio industriale ai danni delle aziende, sia per fini di lucro (per esempio, rubare il codice sorgente di un software, scoprire dove il coniuge che si sta separando ha nascosto i soldi, ottenere un elenco di ricercatori da strappare alla concorrenza), sia per fini tutto sommato innocui ma che la recente normativa considera comunque illegali (come introdursi di straforo in un'azienda per curiosare, virtualmente o in carne e ossa)
. [continua]

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giovedì, 13 novembre 2003

I NOSTRI MORTI IN IRAQ E TUTTI GLI ALTRI
Addolorati e irati

12 novembre.
Oggi non è un giorno in cui è ammesso il silenzio. il dolore per i 28 morti dell'attentato
di Nassiryah in Iraq non può farci tacere. Coloro che la guerra riduce al silenzio ci sono già, sono i corpi da seppellire e tutti i loro cari resi muti da questi lutti tanto prevedibili quanto inaccettabili. Noi invece, per loro e per gli altri in armi come loro e per noi stessi,

dobbiamo gridare la nostra ira.
"Non sono più nostri i lamenti funebri / che accompagnano / quei pretoriani / emigrati sotto comando altrui / a morire in terre diverse dalla loro terra" ha scritto oggi il poeta Raffaele Ibba. Per questo con gli occhi umidi e le menti lucide dobbiamo dire al governo italiano che è sua la responsabilità politica e morale di questi morti e feriti, dobbiamo dirglielo perché dal cratere di Nassiryah che ha inghiottito gli attentatori e le vittime si è alzata l'ira di tutti quei milioni di persone che non hanno mai smesso di opporsi a questa guerra illegittima e criminale nemmeno quando è diventata l'attuale "guerra del dopoguerra". E per tutti noi che ci siamo opposti e ci opponiamo a una presenza di italiani in armi nell'Iraq occupato, oggi quel cratere di Nassiryah è il simbolo luttuoso del baratro cui ci porta questo governo. L'unica svolta possibile è fare tornare indietro le truppe perché quel baratro si chiama guerra e oggi tutti si sono dovuti svegliare di fronte a questa cruda verità. Ma quando si manda alla guerra a migliaia, con armi e divise, in un paese sventrato e occupato da un invasore arrogante e in difficoltà allora la responsabilità di chi manda è anche una responsabilità personale. Non si vota una "missione di pace" che sarebbe stata una missione al fianco e a supporto degli invasori, stando schierati dalla loro parte e vicino alle loro armi potenti e ancora fumanti, non si fa approvare un inganno bellicista davanti a un'Italia inequivocabilmente contraria alla guerra, senza esserne responsabili anche umanamente, personalmente! La guerra decide della vita e della morte più di qualsiasi altra politica e massima è la responsabilità di chi avendo il potere di decidere non ne prende le distanze e invece le accorcia con tutti i mezzi compreso il camuffamento. Ma il governo del signor B ha velleità di potenza e voglia di affari, la sua etica la celebra saltando sul carro del vincente e il suo lutto - lo abbiamo sentito nel discorso alla Camera - è orgoglio per il sangue versato da chi gli aveva dato credito. Loro, mezzi-uomini che ci governano, non sentono il morso della responsabilità che faceva scrivere al poeta illuminista Mathias Claudius questi versi del suo Kriegslied : "Guerra! Guerra! O Angelo di Dio intervieni, / e scongiurala! / Purtroppo è guerra - e io rfiuto / di averne colpa! // Cosa dovrei fare, se nel sonno angosciati / e sanguinanti, pallidi e spenti / gli spettri delle vittime comparissero / piangendo davanti a me, che cosa? // Se uomini valorosi, degni d’onore, / mutilati e morenti / si rivoltassero nella polvere diavanti a me, maledicendomi / nella loro agonia? ".

Qggi lorsignori della guerra non possono vantare neppure
"il basso conio dell'onore dei vincenti" perché non ci sono vincenti in questa guerra e anzi sullo scenario del cratere di Nassiryah, in tragica coincidenza, l'armata americana che si era proclamata vittoriosa ha ripreso a bombardare con i suoi F116, razzi, bombe e mortai. Signor Presidente del consiglio consideri i versi citati, con i loro due secoli e mezzo di vicinanza, delle "intimidazioni" — come le ha chiamate alla Camera — irrespingibili, e ritiri subito le truppe italiane dall'Iraq. La voce della poesia glielo dice anche meglio di quella della politica: è l'Italia ridotta nelle sue mani che merita cordoglio, lei non può chiederlo per questi morti, ma spudoratamente lo ha chiesto. Lei merita i sentimenti della nostra completa disistima e del nostro più profondo disprezzo.

» Nassirya 12 novembre 2003 «
Perchè non succeda mai più.
firma la petizione per il ritiro immediato dei militari italianidall'Iraq <http://www.tavoloiraq.org/petizione.asp>


poesia in tempo di guerra


Oggi

Non sono più nostri i lamenti funebri
che accompagnano
quei pretoriani
emigrati sotto comando altrui
a morire in terre diverse dalla loro terra,

non sono più nostri i lamenti funebri
di madri e figlie e spose
lacerate nella loro vita
dagli squarci omicidi e suicidi
di così insensati paladini di morte,

non sono più nostri quei lamenti funebri
antichi delle ecube e delle cassandre
alzati tristi verso Dio
a salvarci i cuori
in questi nostri giorni omicidi,

ma solo udiamo montare i rombanti fruscii
di ultrasonici caccia di superba tecnologia
lanciati nei cieli
ad invidia
del placido migrare delle cicogne.

Raffaele Ibba

(12/11/2003)

[copertina]Raffaele Ibba ha da poco pubblicato Il disonore dei canti (Edizioni della Meridiana, Firenze).
Scrive Annamaria Manna nella nota rubrica che tiene su superEva: «La novità di quest’opera sta nel dare valore alla descrizione della realtà, intesa come qualcosa in cui bisogna impegnarsi e in cui bisogna lavorare per poter riascoltare i fruscianti ritmi / delle malchiuse parole dei poeti, e per poter quindi ridare spazio all’amore, visto come un’esperienza che può essere giocata contro la guerra. Quest’ultima poi è intesa come la principale esperienza umana capace di definire il potere, cioè le forme di dominio che l’uomo ha elaborato per dominare l’uomo».
Sulla Rivista "Poesia" Roberto Carifi ha scritto: «Il disonore dei canti è un libro da leggere per diverse ragioni, non ultima la presenza costante del perdono che può "estirpare voci alla guerra"»


Kriegslied
(Canto di guerra)

Guerra! Guerra! O Angelo di Dio intervieni,
e scongiurala!
Purtroppo è guerra - e io rfiuto
di averne colpa!

Cosa dovrei fare, se nel sonno angosciatii
e sanguinanti, pallidi e spenti
gli spettri delle vittime comparissero
piangendo davanti a me, che cosa?

Se uomini valorosi, degni d’onore,
mutilati e morenti
si rivoltassero nella polvere diavanti a me, maledicendomi
nella loro agonia?

Se migliaia e migliaia di padri, madri, spose,
così sereni prima della guerra,
ora tutti infelici, tutta povera gente,
gemessero su di me?

Se fame,epidemie tremende e le loro pene
amico, amico e nemico uniti insieme
nella stessa tomba implorassero a me rispetto
per il loro corpo?

A che mi servirebbero scettro e terre e oro e onori?
Non potrei rallegrarmene!
Purtroppo è guerra - e io rifiuto
di averne colpa!

Matthias Claudius
(1778)

ritratto di: Matthias ClaudiusAlla vigilia della guerra irakena cercavo senza trovarla una traduzione italiana del "Canto di guerra" di Matthias Claudius che Gunter Grass aveva citato su un quotidiano italiano, e la proposi a Ivana Mescalchin. di cui pubblichiamo qui la traduzione inedita del Kriegslied.

Il poeta illuminista Matthias Claudius (1740-1815, Asmus in latino), non è molto noto in Italia mentre è spesso ricordato da scrittori e intellettuali dell'area linguistica germanica. Per esempio, questo stesso "canto di guerra" è citato da Thomas Mann in una lettera a Hermann Hesse del 31 luglio 1933 (l'edizione italiana del Carteggio è stata pubblicata nel 2001 da SE). Ma anche il Presidente della Confederazione Svizzera Moritz Leuenberger ha citato spesso Claudius, per esempio in occasione della "Giornata del malato" del 4 marzo 2001 ricordando l'ultima strofa del canto "La luna è sorta" (Der Mond ist aufgegangen) molto conosciuto nella Svizzera tedesca. Ed è chiaro qual è il significato del richiamo che a quel poeta settecentesco fa un grande scrittore tedesco contemporaneo come Gunter Grass: è il richiamo a tre secoli di tradizione europea di impegno civile, culturale e morale contro la guerra che oggi è entrato anche nelle coscienze politiche di gran parte dei cittadini del mondo. (pt)

postato da: biblaria | 11:11 | commenti

mercoledì, 12 novembre 2003

OPEN ARCHIVES
[arXiv.org logo]
arXiv.org

Saperi di pubblico dominio
Una rivista che pubblica articoli e i risultati di ricerche scientifiche che possono essere stampati e distribuiti gratuitamente. E' l'iniziativa di un gruppo si scienziati che ha raccolto l'adesione di oltre trentamila ricercatori. Si chiama «Public Library Science» e sarà disponibile inizialmente su Internet e, in un secondo momento, anche su carta
LUCA TANCREDI BARONE

Su Il Manifesto, 11 novembre 2003 http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/11-Novembre-2003/art73.html
Sullo stesso qotidiano, a p. 24, la scheda «Liberi di rivelare la scienza».

postato da: st2wok | 09:07 | commenti

A MADRID IL 18 NOVEMBRE

Presentato ufficialmente il Collettivo spagnolo dei "Bibliotecari per la pace"
[bandiera pace]
BpP

Alla presentazione parteciperanno il Presidente della neocostituita associazione, Javier Gimeno, la scrittrice Rosa Regás, il Direttore della Biblioteca Complutense e il Direttore della Scuola di Biblioteconomia. Per l'occasione è stato diffuso un documento/manifesto di cui riportiamo ampi stralci.
[Questo è il sito dei bibliotecari per la pace spagnoli, questo è il sito degli argentini]

L'Associazione si impegna a:

  • Promuovere, con il lavoro dei professionisti della cultura e della informazione, una società di pace fondata sul dialogo, la tolleranza, la solidarietà e il rispetto delle differenti idee, persone, costumi e credenze religiose.

  • Favorire l’uso e lo sviluppo delle biblioteche e di tutti i servizi pubblici di diffusione del libro, dell’informazione e della cultura, visto che sono istituzioni essenziali per estendere nella società i valori etici fondamentali, i diritti umani e la giustizia sociale.

  • Sostenere dei servizi pubblici bibliotecari e di informazione alla portata di tutti i cittadini, che garantiscano la piena ed efficace diffusione del pensiero plurale, della conoscenza scientifica, della creazione artistica e letteraria.

  • Diffondere centri pubblici di informazione e documentazione che garantiscano il libero esercizio e il confronto delle idee opponendosi ad ogni tentativo di controllo e censura del pensiero, delle idee, della conoscenza e della informazione, così come ad ogni forma di manipolazione e falsificazione.

  • Contribuire allo sviluppo di una società antibellicista o antimilitarista attraverso l’estensione dell’informazione e della cultura e attraverso ogni tipo di funzione affidata alle biblioteche e a servizi pubblici di informazione e documentazione, che possono crescere solo in condizioni democratiche di pace, tolleranza e libertà

  • Rafforzare la parola orale e scritta, il dialogo, la lettura, la libera circolazione dell’informazione e del pensiero, come strumenti indispensabili per debellare definitivamente ogni forma di discriminazione, intolleranza e ingiustizia sociale.

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martedì, 11 novembre 2003

BIBLIOTECA & CITTADINO

[stemma della BCRS]BCRS - Palermo
Biblioteca Centrale di Palermo: dopo la festa passare dalla propaganda ai fatti

11 NOVEMBRE 2003
COMUNICATO STAMPA

Le modalità di svolgimento presso la B.C.R.S. della manifestazione inaugurativa delle celebrazioni di 25 anni di beni culturali in Sicilia hanno evidenziato ancora una volta l’assenza di attenzione dell’Amministrazione regionale nei confronti di questa Biblioteca, considerata un mero contenitore dell’iniziativa.

La prova più eclatante di tale asserzione è l’ostentata emarginazione, in tale occasione, del Direttore dell’Istituto.

E ulteriore conferma del ruolo meramente strumentale della B.C.R.S. a manifestazioni di maggiore richiamo sul piano dell’immagine è stata data l’indomani dallo stesso Direttore, dott. C. Pastena. Questi ha infatti proposto alle scriventi OO.SS. un progetto obiettivo per sopperire alle “emergenze” organizzative riscontrate dalla Soprintendenza di Palermo nel garantire il servizio di vigilanza di supporto alla mostra ospitata nella sede museale di Palazzo Belmonte Riso.

Tutto ciò accade mentre il Dirigente generale ancora non ha trovato sufficienti motivi per dare una risposta alla richiesta di un altro progetto obiettivo, voluto questa estate dalle OO.SS della B.C.R.S., finalizzato a garantire anche nel pomeriggio i servizi di distribuzione e prestito dei documenti.

E’ lecito chiedersi perché l’Assessore Granata e la Direzione generale sembrano volere assecondare   l’emarginazione dell’istituzione bibliotecaria più prestigiosa dell’isola e l’unica che a Palermo, almeno nelle ore antimeridiane, tenta di garantire un accesso pubblico al sapere? Tradiscono, per caso, tali comportamenti le intenzioni del governo regionale in materia di politica bibliotecaria? Forse si teme che le biblioteche, funzionando al meglio, possano svolgere quel ruolo di “agenzia del cambiamento” prefigurato dall’IFLA/UNESCO nelle linee guida per lo sviluppo di un servizio bibliotecario pubblico?

Il modo migliore per fugare questi dubbi è noto a tutti: passare dalla propaganda a iniziative concrete, tangibili, in termini di servizio, da parte del cittadino.

11 novembre 2003                             Le rappresentanze sindacali della B.C.R.S.

CGIL CISL COBAS DICCAP FIADEL MOCRES-CONFSAL SADIRS SIAD UGL UIL


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"L'Italia degli 8000 comuni dovrebbe essere anche l'Italia delle 8000 biblioteche"
Messaggio del Presidente Carlo Azeglio Ciampi, 5 maggio 2003

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lunedì, 10 novembre 2003

CONGEDI BALCANICI

Recensione di Francesco Mazzetta sul Mucchio Selvaggio n. 553 (4-10 novembre 2003)

copertina

Drazan Gunjaca Congedi balcanici (Fara, € 14) pp. 212

Di Drazan Gunjaca abbiamo già parlato di Roulette balcanica. Congedi balcanici, ora pubblicato sempre da Fara, non si discosta molto da quell’opera. Sebbene Roulette abbia la forma di dramma ed invece Congedi quella del romanzo, occorre osservare che in quest’ultimo prevalgono i dialoghi e quindi i due libri non differiscono molto per questo aspetto. Di più: fondamentalmente Roulette è lo sviluppo in forma teatrale proprio del capitolo iniziale di Congedi. Entrambi hanno come oggetto la guerra che ha smembrato la Jugoslavia trasformando improvvisamente parenti ed amici in stranieri ed antagonisti. Se vogliamo sottolineare una differenza allora occorre indicare piuttosto il sentimento che ispira le due opere. Roulette è un testo breve, compatto, con un respiro ed un esito tragico. Congedi è invece una narrazione ampia, e se si deve sintetizzare con una parola il genere a cui tende, occorre parlare di farsa.

Farsa perché la vicenda viene vista attraverso gli occhi di Robi, ex ufficiale della marina jugoslava che vive a Pola, porto relativamente tranquillo, che guarda sfilare davanti a sé amori ed amicizie travolti dalla bufera della guerra. Essi si congedano da lui diretti o verso il fronte o verso un rifugio sicuro in terra straniera. Continuamente sollecitato dagli uni e dagli altri, Robi è da un lato troppo convinto della futilità di una guerra che lo contrapporrebbe ad ex commilitoni per consegnarsi alla guerra, e dall’altro incapace di lasciare la propria terra pur martoriata dalle assurdità del potere. L’unica soluzione è il fatalismo, il considerare inevitabile il destino di guerre e di lutti per i Balcani in modo che le tragedie si trasformino in qualche modo in farsa, in eventi assurdi e addirittura ridicoli ma senza per questo perdere un grammo della loro drammaticità, come il soldato uscito di testa che passeggia per le trincee con l’unica difesa d’un ombrello aperto o l’amico Mario che dopo essere scampato ad innumerevoli battaglie muore cadendo in un fosso.

Sembra di trovarsi davanti ai dischi folk-etnici di Goran Bregovic (altro bel “mostro” pan-slavo: nato a Sarajevo da padre croato e da madre serba). La sua musica, realizzata per matrimoni e funerali, è l’omologo sonoro della scrittura di Gunjaca: un fatalismo in parte grondante dolore ed in parte cinico, ma mai freddo, anzi perennemente riscaldato dall’alcol, dalle sigarette e dalla buona musica.

Commento dell'Autore alla recensione:

Gentile sig. Francesco,
la ringrazio nuovamente della recensione, questa volta con un mio "commento". Devo ammettere che mi ha impressionato la sua comprensione del problema che trattano i miei libri, specialmente i Congedi. Il fatto che, alla fine, hai solo due possibilita': andartene o rassegnarti all'inevitabile. E l'inevitabile e' quello di cui scrivo. E allora mi "rassegno" a questo a modo mio, per conservare un minimo di sanita' mentale. Spesso non e' per niente facile. In guerra e' difficile rimanere un uomo, prima di tutto a causa dell'euforia, specialmente all'inizio, che e' semplicemente necessaria per far alzare un popolo in piedi... Per non parlare del fatto che allontanarsi da quell'euforia ha spesso conseguenze tragiche (per questo la gente scappa se puo'). Non ho ancora capito perche' non me ne sono andato anch'io (siamo onesti - scappato) nel 1991. E pur potevo farlo. Una volta ho detto che vivrei 10 anni piu' a lungo se sapessi 10 per cento di meno degli eventi degli ultimi 10 anni. Tre volte dieci.
Un parallelo ottimo con Bragovic, che se n'e' andato. Goran capisce benissimo i Balcani. L'ho ascoltato e l'ascolto molto. In parte per la musica, e in parte per... Se ne sono andati tutti. Io sono rimasto ed ho cercato di scrivere. Sbagliato. Scrivere in questo modo ha un suo prezzo. Anche oggi. Si puo' calcolare quasi matematicamente. Goran sa perfettamente perche' e' andato via. Io non so perche' sono rimasto, ma so perche' non sono potuto andar via. Un paradosso, non e' vero? Ma poi, se non fosse cosi', probabilmente non avrei mai scritto questo. Onestamente, non lo so se ne e' valsa la pena, spero di si, che col fatto che sono rimasto dimostro almeno un po' agli altri che...
Grazie ancora della bellissima recensione.
Cordiali saluti,
Drazan Gunjaca
Sito del Mucchio Selvaggio: http://www.ilmucchio.it/

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venerdì, 07 novembre 2003

BIBLIOTECA & CITTADINO
di Amelia Crisantino

[stemma della BCRS]BCRS - Palermo
Perché la Biblioteca Centrale di Palermo fa festa e chiude?

GIOVEDÌ, 06 NOVEMBRE 2003
UNA STORIA SEMPLICE

Anche la Cenerentola dei Beni culturali festeggia i 25 anni dell´assessorato che ne governa i destini. E lo fa da par suo. Chiude al pubblico per cinque giorni, decisione che solo il verificarsi di una catastrofe potrebbe giustificare.
Lei, la Biblioteca centrale della Regione, sarebbe capace di ben altro. Se fosse amata. Ma, per dirla con Pennac, l´amore per i libri non tollera imposizioni. Se manca, non c´è verso di fare come se ci fosse. Così una delle più importanti biblioteche di conservazione d´Italia viene resa inaccessibile al pubblico, e nella sua vasta sala di lettura liberata dai tavoli saranno oggi premiati ex assessori, direttori e funzionari. A quanto pare, tutti quanti non c´entravano in nessun altro luogo. Una pletora di premiati, come se l´assessorato potesse vantare chissà che successi. Un´autopremiazione in stile bulgaro, visto che nessun altro si sogna di farlo.

Forse la Biblioteca s´illude che la sua arrendevolezza, l´acconsentire che i locali destinati allo studio diventino lo sfondo un po´ malmesso per cerimonie che le sono estranee, serva ad accattivarsi la benevolenza dei satrapi regionali che possono decidere del suo destino. Perché l´incertezza del diritto l´ha ridotta a puntare sull´umoralità dei potenti, a scommettere su una loro disposizione buona ancorché passeggera. I suoi acciacchi sono parecchi, da quelli più visibili a quelli sottopelle. Cominciamo dal più evidente.
Da più di due anni gli orari per i servizi al pubblico sono drasticamente ridotti. Dopo le 13,30 non si possono richiedere libri, riviste o fotocopie. Né è pensabile che un libro possa ottenersi di sabato. A suo tempo Garibaldi aveva stabilito che la Biblioteca fosse fruibile sino a sera, non avendo previsto l´avvento della Regione. Perché un paio d´anni fa mamma Regione ha regalato una promozione di massa, un «passaggio a mansioni superiori» ai suoi dipendenti. Il risultato fu che i gradini più bassi delle varie amministrazioni rimasero vuoti. Per restare alla Biblioteca, sparirono i distributori. Tradotto dal burocratese, i distributori sono degli impiegati preziosi per gli utenti, che prendono le richieste e tornano con i libri. C´erano 35 distributori, sono stati sostituiti con una dozzina di dipendenti della "Arte e Vita", società pubblica – dalle nostre parti sinonimo di feudo clientelare – che dovrebbe vigilare sul patrimonio monumentale della Sicilia. Già indagata dalla magistratura, per doloso disamore verso il lavoro.
In una Regione con molte migliaia d´impiegati, mancano poche decine di persone con una qualifica tanto umile da consentirgli di mandare avanti un servizio essenziale. E tutto si ferma.
All´interno della Biblioteca si respira un´aria di frustrazione, risultato di una miscela composta in parti uguali dalle grandi potenzialità inespresse e dalle mortificazioni che riserva la politica. Chi è a contatto con gli utenti deve spiegare disservizi di cui non ha colpa, in un tran tran avvilente che si trascina da anni. La formazione e l´aggiornamento sono un optional, manca una programmazione che permetta di superare il divario che, al solito, ci separa dal resto d´Italia. Chi poteva ha scelto di andar via, col risultato che un terzo degli impiegati s´è volatilizzato, trasferito in uffici più comodi e gratificanti. I rimanenti hanno preparato un progetto-obiettivo, prevede che le richieste dei lettori possano accogliersi anche nel pomeriggio. A tutt´oggi, non risultano risposte da parte dell´assessorato.
Tanto per cambiare, il futuro della Biblioteca regionale e delle sue consorelle siciliane è ostacolato da una colpevole inerzia politica. Semplicemente, la miopia e la pochezza culturale coniugate assieme decidono che una biblioteca non fa immagine, e non c´è rimedio. Al punto da passare sotto silenzio che nel dicembre del 2002 è stato messo online parte del catalogo. Si tratta d´un servizio ancora incompleto, è vero. Per vedere che cos´è un catalogo online aggiornato bisogna collegarsi con le altre regioni, quelle a statuto ordinario per intenderci, dove da casa si può richiedere o prenotare un libro.
Del resto, se per un luogo di grande impatto emotivo come Segesta s´è parlato di vincoli paesaggistici solo dopo le denunce di "Repubblica", come pretendere che la Regione s´accorga di quanto può essere prezioso il suo patrimonio librario?
Una biblioteca di conservazione come quella di Palermo è un organismo delicato e complesso. Ha bisogno d´essere rispettata, che le si garantisca lo spazio vitale. E se parliamo di spazio, è anche in senso letterale che bisogna intenderlo. Perché la Biblioteca non ha più dove mettere i libri, da 20 anni richiede l´acquisizione di nuovi locali. Ha ricevuto promesse, mai mantenute. Nel frattempo buona parte dell´emeroteca è stata "temporaneamente" allocata a San Martino delle Scale, ospite del convento dei Benedettini.
Aperta il 5 novembre 1782, la Biblioteca compie 221 anni e le viene imposto un nome proprio. Sarà intitolata ad Alberto Bombace, non un grande intellettuale ma un burocrate regionale degli anni d´oro, quelli delle vacche grasse a cavallo fra i Settanta e gli Ottanta. Certo, si poteva trovare di meglio. Se proprio si voleva, a Bombace si poteva dedicare una sala. Magari, accanto a un´altra saletta più defilata. Dedicata ai 3 operai che 20 anni fa morirono sotto un cornicione, durante i lavori di ristrutturazione, e di cui nel tempio della memoria s´è persa ogni traccia.
A suo tempo, lo stesso Bombace pensò di dedicare a Sciascia solo una stanza del dipartimento Beni culturali, con tutte le opere in consultazione. Furono fatte le cose in grande, si parla di 500 milioni di 12 anni fa. Poi la sala Sciascia venne chiusa, quello spazio serviva ad altro. I libri furono impacchettati, gli fu trovata un sistemazione "provvisoria". Vennero subito dimenticati. Una storia semplice ed esemplare, nello stile di Sciascia.
[pubblicato da la Repubblica Palermo, 6/11/2003, p.I ]
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"L'Italia degli 8000 comuni dovrebbe essere anche l'Italia delle 8000 biblioteche"
Messaggio del Presidente Carlo Azeglio Ciampi, 5 maggio 2003
<http://www.quirinale.it/Discorsi/Discorso.asp?id=22144>

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BIBLIOTECA & CITTADINO
di Berardino Simone

BNCF - Progetto PIC
Perché la Biblioteca Nazionale di Firenze censura Internet?

Ho posto in questi giorni, sulla maggiore lista di discussione di bibliotecari e biblioteche italiani (AIB-CUR), la seguente domanda:

Vorrei sapere quale sia il motivo tecnico o di opportunità per il quale in Biblioteca Nazionale di Firenze (BNCF), dopo aver realizzato un progetto "Area Digitale" per riversare il catalogo in Internet, si sia vietato agli utenti l'uso di Internet: l'utente può solo cliccare sui links autorizzati (o meglio non "censurati") dalla Direzione, quelli presenti sul sito della biblioteca.
Se prova a cambiare l'"Indirizzo" scivendoci sopra quello di un motore di ricerca o di un sito qualsiasi (anche di un'altra biblioteca o altra pubblica amministrazione) appare un messaggio che dice all'incirca:
dato che la BNCF partecipa al GARR ci sono delle limitazioni all'accesso di siti che non fannno parte della rete GARR: se vuoi richiedere l'inserimento di questo indirizzo compila la richiesta che segue.

Nella maggior parte dei casi poi, compilata la domanda e tornati in BNCF dopo qualche giorno, si ritroverà lo stesso filtro e lo stesso messaggio in nome del "Sacro GARR": Ma "che c'azzecca" il GARR con Opac e i progetti di informatizzazione della Direzione Generale Beni Librari? Ma sopratutto, perché è opportuno che una biblioteca storica censuri la ricerca bibliografica con Internet?

Sulla lista AIB-CUR, a parte un silenzioso disagio e un autorevole giudizio di "scelta singolare", non sono venute né spiegazioni né altre risposte, e soprattutto nulla dalla Biblioteca nazionale di Firenze! Poiché però mi è stato chiesto come mai non chiedessi direttamente alla BNCF il motivo di tale incredibile limitazione a cui sottopone gli accessi Internet, allora preciso (e ho precisato su AIB-CUR) quanto segue:

1. Le risposte avute [dall'URP prima, dalla Direzione BNCF poi, dal Difensore Civico della Toscana dopo, ed infine dalla Direzione Generale Beni Librari - nonostante per vari motivi ci sia stata in BNCF una visita ispettiva ministeriale da me richiesta e sollecitata] non sono state chiare ed esaustive.

2. Il Ministero, in una delle sue poco chiare risposte mi ha informato che le mie osservazioni erano infondate in quanto la BNCF è un modello di riferimento per l'intero settore italiano delle biblioteche [su questo c'è qualcuno che può smentire il dott. Sicilia?]: per cui immagino che tutti i bibliotecari italiani la conoscano e cerchino di imitarla (ad es. censurando Internet).

3. Credo che il tema - al di là del caso particolare - può essere lo spunto per un confronto di esperienze diverse all'interno delle biblioteche storiche italiane e sia pertinente alla professionalità del bibliotecario, alla funzione di una biblioteca pubblica e a un fondamentale diritto del cittadino garantito dalla Costituzione.
Ma se le reazioni sono queste (cioè niente, se si escludono una o due manifestazioni di sorpresa) cosa pensare? che i bibliotecari italiani non conoscano quello che la Direzione Generali Beni Librari del MinCultura ha definito "il modello di riferimento del settore", "la sede di progetti pilota" (che come tali si presume verranno perfezionati ed estesi agli altri istituti)?

Le limitazioni d'accesso riguardano tutto il materiale digitalizzato: nonostante la Legge sull'Editoria del 2001 (art 1, se ricordo bene) definisca "libro" anche le opere su supporto digitale (floppy e cd) che la BNCF riceve gratuitamente per la Legge sul deposito legale obbligatorio, e nonostante ci sia la nuova Area Digitale con 50 postazioni per pc, queste sono escluse dalla consultazione: motivo ufficiale fornito all'utente: "lo ha detto la Direzione".

Sulla lista AIB-CUR ci sono state due autorevoli richieste di un intervento di precisazione da parte della BNCF, ma voglio sperare che ciò non implichi che, se questa si defilasse dal farlo, il tema non possa essere affrontato "fidandosi" -fino a prova contraria- della testimonianza diretta di un cittadino-utente e di altri che possono raccontare la propria esperienza in BNCF. Chi vuole può farlo subito qui su questa rubrica del Biblog: basta cliccare sul link (verde) commenti in calce a questo pezzo e scrivere nella finestrella che si apre (o incollarvi un testo già scritto): il commento andrà subito in linea e tutti lo potranno leggere.

Perché c'è di più.
L'Associazione Lettori BNCF, fondata dal prof. Paul Anthony Ginsborg dell'Univ. di Firenze, e che chi scrive ha rappresentato nel 2000, ha ormai quasi rinunciato a fare proposte per migliorare i servizi, tanto non vengono mai accolte, anzi. Un'altra associazione, gli "Amici della Biblioteca", non si sa bene chi siano (non c'è una bacheca in BNCF dove gli utenti possano chiedere di associarsi), ma se non sbaglio vi partecipa il prof. Guerrini, (che però, mi risulta, oltre che utente è/è stato collaboratore del MinCultura, per cui forse non sarà tra i più imparziali e lucidi sostenitori delle esigenze degli utenti). Negli ultimi 3-4 anni solo gli "Amici" sono stati invitati agli incontri con la Direzione quando serviva l'OK degli utenti e l'Associazione Lettori non era ammessa perché troppo critica (o troppo ben informata?): ad es. per la presentazione della bozza di Carta dei Servizi [file PDF] e dei relativi standard minimi di tutela per gli utenti.

Il Regolamento interno della BNCF non esisteva, nonstante la legge del 1995 lo prevedesse entro il 1996, è stato scritto ed approvato solo dopo 1/2 anni di reclami. Quello proposto dalla Direzione di Firenze ed approvato dalla Direzione Generale di Roma, comunque, non applica i principi del DPR 417/1995, perché, si sostiene, la BNCF non è una biblioteca "aperta al pubblico" ma "di conservazione"; anzi la BNCF non è proprio una biblioteca ma è "l'Archivio del Libro" italiano.

Sul CD ROM delle Leggi Italiane non esiste l'istituto dell'Archivio del Libro: questo è in una proposta di "riforma" AIB (Associazione italiana biblioteche) degli anni 75/78 (nascita del MinCultura): per cui personalmente ho sostenuto più volte che la Direzione Generale Beni Librari e gran parte dei Direttori italiani di biblioteche antiche o "di conservazione" sono Funzonari Pubblici che non agiscono in base alla Legge ma in base agli atti dei Convegni AIB, e quindi, agiscono contra legem!

... Mi fermo qua.

Aspetto risposte.

Berardino Simone <b.simone@nomade.fr>
(autore di "La Certificazione nelle Pubbliche Amministrazioni. Quale rapporto tra norme giuridiche e norme ISO?" [il caso della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze], in DE QUALITATE, ottobre 2002, p.27 - vedi una sintesi in <http://www.crogef.it/newsletter/news1.htm>).

"L'Italia degli 8000 comuni dovrebbe essere anche l'Italia delle 8000 biblioteche"
Messaggio del Presidente Carlo Azeglio Ciampi, 5 maggio 2003

postato da: biblaria | 02:42 | commenti (1)

sabato, 01 novembre 2003

Sempre più Moore

Di Cinematografo.it

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ll regista di Bowling a Columbine annuncia un documentario sulla malasanità USA e il ritorno alla recitazione


Inarrestabile Micheal Moore. Il regista premio Oscar per Bowling a Columbine non ha ancora finito di girare Fahrenheit 9/11, che già annuncia il suo prossimo progetto e il ritorno sul set come attore. Secondo quanto riportato dal sito francese Allociné, Moore avrebbe rivelato di stare lavorando a un documentario intitolato Sicko e dedicato alla malasanità negli Stati Uniti. In particolar modo, il regista dice di voler concentrare la propria attenzione sulle disumane condizioni che vengono riservate ai pazienti psichiatrici. Attualmente a Londra per le riprese di Fahrenheit 9/11, il suo nuovo lavoro sulla strumentalizzazione della tragedia dell'11 settembre da parte dell'amministrazione Bush, Moore ha inoltre dichiarato a Variety che reciterà accanto a Vanessa Redgrave nel film per la tv The Fever. Prodotto dalla HBO e diretto da Carlo Nero (figlio del più celebre Franco e della stessa Redgrave), il film lo vedrà impegnato nei panni di un inviato di guerra. Per Moore si tratta della terza esperienza da attore, dopo le precedenti interpretazioni in Magic Numbers di Nora Ephron nel 2000 ed Ed Tv di Ron Howard nel 1999.

Ps: a quando un Michael Moore che racconti i malanni del paese Italia?

Per ulteriori informazioni visita Cinematografo.it




postato da: st2wok | 12:01 | commenti