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domenica, 23 maggio 2004

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postato da: biblaria | 19:55 | commenti

sabato, 22 maggio 2004

BIBLIOTECA & CITTADINO
 

[Repubblica-PA 21/05/04 p.1]
Repubblica Palermo 21 maggio 2004

PALERMO

La Biblioteca Centrale ha perso la memoria

BIBLIOTECA Centrale della Regione Siciliana. Palermo. Avviso agli Utenti: "Si comunica che, per motivi di sicurezza, viene sospeso a tempo indeterminato, il servizio di distribuzione monografie, periodici e fondi antichi". Quando la mattina del 26 marzo scorso il messaggio comparve sul banco dell´accesso monumen- tale, finalmente ripristinato dopo lunghe e costose opere di messa in sicurezza e di restauro effettuate dentro tutto l´edificio che fu il Collegio Massimo dei Gesuiti, qualcuno fece del facile umorismo.  SEGUE

Comincia così, titolando sulla Biblioteca Centrale di Palermo (BCRS) che "ha perso la memoria", l'articolo che Repubblica Palermo ha pubblicato sulla sua prima pagina del 21 maggio a firma di Lucio Forte. Sopra il titolo un'intestazione in grassetto bianco su fondino nero posiziona l'articolo come "LA POLEMICA". E non a caso visto che più sotto un altro titoletto rinvia a una guida ai "giouelli della Sicilia" che saranno offerti nel corso della Settimana della cultura: visite gratuite e sconti sui treni per iniziative in musei, templi, castelli e siti archeologici, una mappa della promozione turistico-culturale della Sicilia in cui però le biblioteche sono assenti. Anzi, in cui la maggiore biblioteca siciliana, ex nazionale e poi  "centrale della Regione siciliana", resterà praticamente chiusa al pubblico.

Raccogliamo quindi e rilanciamo anche noi la polemica aperta da Repubblica, tanto più che l'autore dell'articolo ci fornisce una testimonianza diretta, in qualità di giornalista e di cittadino-utente, di che cosa comporti l'impossibilità di accedere a una memoria collettiva come quella custodita nella nostra biblioteca centrale  Riproduciamo quindi il testo integrale dell'articolo.


 la Repubblica
 Pagina XII - Palermo
       LA POLEMICA     

 LA BIBLIOTECA CENTRALE HA PERSO LA MEMORIA

 LUCIO FORTE

  [continuazione dalla prima]
Anzitutto proprio sui non meglio precisati motivi di sicurezza che potevano attenere a qualunque minaccia, compreso un attentato di Bin Laden, secondo i più spiritosi e leggeri. Ma non mancarono le teste pensanti che ebbero paura che quelle parole potessero essere preludio alla chiusura totale della Biblioteca. Comunque, ad oggi, è impossibile prendere libri. E le preoccupazioni hanno ragione d´essere, a giudicare da quello che abbiamo visto e da ciò che abbiamo sentito da fonti attendibili. Ma anche secondo quel che era facile leggere sui volti dei tanti amici gentili che per anni ci hanno assicurato con professionalità i servizi della ricchissima istituzione. Un faro di cultura che non per caso s´accese quando finì di spegnersi l´ultimo rogo dell´Inquisizione. Quello che nel 1782 bruciò a lungo nel cortile dello Steri, quando l´abolito apparato d´infamia pretese di poter bruciare a sua volta "in immagine", sotto forma di tutti i documenti cartacei compromettenti.
Così, definitivamente convinti che sugli attuali servizi bibliotecari ci fosse ormai poco da scherzare, rabbia impotente e desolazione fu quella che, non da soli, provammo nel rivedere allo stesso posto la scritta di cui all´inizio dopo tutte quelle settimane. Mentre dei residui servizi che l´avviso del 26 marzo garantiva ci rendemmo conto che restava poco di fruibile.
A cominciare dalla microfilmoteca che per quattro anni ci ha permesso di realizzare una quantità di "memorie" della città. Dato che tale settore, pur alloggiato in angusti locali dopo il sisma di due anni fa, contiene le edizioni microfilmate del Giornale di Sicilia dal 1860 fino a tempi piuttosto recenti e tutte le annate del quotidiano L´Ora, dal 1900 alla cessazione delle pubblicazioni. Il che costituisce grossi vantaggi ove supportato da visori e stampanti adeguati. Lunedì abbiamo trovato in funzione solo un visore d´ultima generazione. Mentre nessuna delle due belle macchine moderne per la stampa dei microfilm poteva funzionare. Alla più nuova, che pare abbia sul mercato un valore di ventimila euro, non è stato possibile sostituire il toner che, con un pezzo meccanico annesso, non dovrebbe costare più di due o trecento euro.
E stringe il cuore sentirsi dire che ancora e a tempo indeterminato non si possono né consultare né prendere in prestito le monografie perché, alla luce di norme precise, restano inagibili i relativi quattro magazzini - compresi gli 11 piani della torre libraria - restaurati o ricostruiti con diversi miliardi di vecchie lire e che contengono materiale irreperibile altrove. Per non dire dei codici miniati, roba da rotoli del Mar Morto, che pare siano a rischio di devastanti infezioni fungine.
Ove poi si voglia una prova dell´assoluta impenetrabilità all´interno dei suddetti magazzini da parte del personale, possiamo testimoniare che era ancora dove lo avevamo lasciato un volume restituito due mesi fa. Mentre, secondo notizie ufficiose, pare che non godano di buona salute nemmeno i mezzi tecnici che permettono il collegamento al Servizio Bibliotecario Nazionale. Il cosiddetto Sbn nel quale la Sicilia è presente con le Biblioteche regionali di Messina e di Catania oltre che con la Biblioteca Museo Pirandello di Agrigento e con la Regionale Centrale.
Né crediamo di offendere alcuno dicendo che del deserto di studiosi che era la Biblioteca oltre che rabbia abbiamo provato vergogna. Perché per la decima volta dovremo rispondere con un drastico non si può ancora all´amico Hans che dalla Svizzera vorrebbe venire qui per consultare documenti che secondo lui starebbero solo nella borgesiana Torre. Né possiamo chiedergli se in merito, come si usa, egli voglia conoscere la notizia buona prima di quella cattiva. Perché di pessime potremmo inviargliene tante altre. Ma di buone non sapremmo indicarne. A meno che buona non possa alla fine rivelarsi la notizia che il tre di maggio il nuovo direttore dottor Loiacono avrebbe preso parte ad una importante riunione. Cui avrebbero partecipato due funzionari che sono ai vertici dell´Assessorato competente. I dottori Giuseppe Grado e Marco Salerno. Insieme con la Sovrintendente Adele Mormino e con l´ingegnere Capo del Genio Civile. Una speranza in più per una BCRS che torni presto ad essere all´altezza delle sue indubbie possibilità?
Lucio Forte
 [pubblicato su la Repubblica Palermo, 21/05/2004, pagina XII]
 



Redazionale

Lo scorso febbraio, commentando una lettera allo stesso giornale nella quale un bibliotecario rispondeva pubblicamente a certe improvvide affermazioni sulle funzioni della biblioteca pubblica contenute in un articolo dell'assessore alla cultura del Comune di Palermo, avevamo segnalato un dato politico-culturale che riguarda nel complesso la situazione bibliotecaria siciliana ma che a Palermo e divenuto tanto tangibile da finire a più riprese sulle pagine dei maggiori quotidiani locali: da un lato, rilevavamo i segnali di una nuova attenzione dell'opinione pubblica e dei cittadini verso le proprie biblioteche e la crescente consapevolezza del danno che i singoli e la collettività subiscono quando queti servizi non sono all'altezza delle necessità e delle aspettative o vengono ridotti in seguito a qualche ordinario motivo "tecnico", oppure addirittura chiusi o sospesi; e dall'altro lato evidenziavamo la perdurante incapacità di chi governa le poliche culturali siciliane – a tutti i livelli, da quello legislativo a quello assessorile e ai grandi e piccoli "burosauri" – di predisporre e attuare una politica di pubblica fruizione bibliotecaria e documentale. Un solco tra "cittadinanza" e "polica reale", questo, che è meno evidente di altri che hanno effetti più immediati sulla pelle delle persone – come le "strette" neoliberiste alla sanità  – ma che  sotto le quiete acque dell'insipienza quotidiana (frutto del rifiuto di capire e affrontare i veri problemi e della pratica del palleggiarsi "tecnicamente" la responsabilità del guasto ultimo arrivato) sta aprendo una falla a orologeria. Non è il caso di risparmiarsi le metafore quando i fatti si aggravano  e le coscienze dei responsabili si assottigliano e tacciono. E allora diciamo che le biblioteche non sono rivolte soltanto al godimento intellettivo e spirituale dei lettori di libri o appassionati di musica, arte, cinema ecc. o a facilitare studenti, ricercatori e altri studiosi, ma sono rivolte a questi cittadini che hanno già il privilegio di una sensibilità culturale non più che a tutti gli altrri cittadini, soggetti e organismi della collettività in tutte le loro espressioni, professionali, civili, politiche, religiose, economiche ecc. E ripetiamo che le biblioteche sono come i granai: quando la fame non è un problema si può pensare di potersene disinteressare ma se li mandiamo alla malora la loro perdita si farà sentire quando è troppo tardi. Lasciare che una grande biblioteca "perda la memoria" è come perdere le chiavi di un granaio e stare lì a vedere cosa succede...

Sarebbe sbagliato minimizzare il valore di quanto sta succedendo alla Biblioteca centrale di Palermo, la chiusura
a tempo indeterminato dei servizi essenziali al pubblico è un fatto di eccezionale gravità che si somma a un altro evento – concomitante ma indipendente dal primo: il collasso tecnico del (vetusto) sistema informatico su cui risiede (presso la stessa BCRS) il catalogo on line dell'insieme delle quattro biblioteche regionali, cosa che comporta, fra l'altro, l'interruzione dei collegamenti tra il "polo siciliano" della rete bibliotecaria nazionale SBN costituito da queste biblioteche e il catalogo unico residente a Roma (Indice SBN).
 
Non è dunque per esagerare che si insiste qui sulla gravità di una tale situazione: la seguiamo da mesi pubblicando articoli, interventi e documenti che ne segnalavano il retroterra e i prodromi e ne paventavano gli sviluppi. ma l'esito attuale – come accade sempre più spesso in questi tempi di sonno della ragione – ha oltrepassato il peggio delle previsioni.  E poiché la materia è di tipo culturale e questi fatti hanno un impatto culturale è doveroso vederne almeno altri due aspetti. Il primo – fondamentale sul piano dell'analisi reale – discende dalla considerazione che le biblioteche, per le funzioni che assolvono rispetto al patrimonio e alle risorse che detengono/gestiscono e per le funzioni che offrono (o dovrebbero offrire) alla collettività con tali risorse, si collocano tra le "infrastrutture produttive" (produzione immateriale) senza le quali una società non può svilupparsi con la consapevolezza di sé stessa. E il peso del contributo allo sviluppo (immateriale e materiale) che possono dare le biblioteche è molto cresciuto nella società basata sulle conoscenze; così come si è fatto più stringente il rapporto tra sviluppo, cultura e democrazia rispetto al quale il fatto che si possa o no accedere a servizi di reference qualificati è sempre più un fattore socialmente discriminante (tanto per gli individui quanto per le comunità). Capire che cos'è "fare biblioteca" oggi non è possibile se si prescinde dalla sua contestualizzazione sociale e democratico-civile e si mantiene una visione passatista. Questo punto però, per molti di coloro che parlano di "beni culturali" non è tanto ovvio, e non lo è neppure per tanti operatori culturali, oltre che per buona parte dei politici (di tutti gli orientamenti) che amministrano i soldi pubblici da destinare alla "cultura". Le biblioteche non sono considerate e trattate come le cenerentole dei beni culturali – lo si dice spesso ma è una constatazione che si ferma alla superficie della fenomenologia politica che le riguarda –, sono invece considerate e trattate come gli UFO del settore culturale: non si capisce davvero che oggetti siano! e perché non vederli soltanto come luoghi dello studio e dello spirito simili ad altri che per giunta riscuotono più gradimento e successo delle biblioteche, e giù di lì. Cosicché sembrerebbe quasi sovrumano che un politico siciliano "vincente" si impegni su cose ancora più misteriose e dubbie come i sistemi bibliotecari e le reti documentarie e intanto, in attesa di capirci meglio, nessun governo siciliano ha ancora prodotto uno straccio di legge regionale sulle biblioteche e nessun assessore ha mai stilato un programma pluriennale di politica bibliotecaria, per cui si naviga ovunque a vista e naturalmente si sbatte o ci si incaglia, ma il risultato finale è lo stesso: si affonda. Però, se questa è la fenomenologia, non è detto che tra gli insipienti veri non ci siano anche i falsi. E sullo scenario siciliano degli ultimi anni anche questo dubbio è lecito. Perché a ripassarsi un po' di storia politica delle biblioteche – passata e odierna, in luoghi vicini e lontani – un dato sul rapporto politica/biblioteche emerge ed è inquietante: quando il potere dominante tende a diventare (o è diventato) autoritario ed è meglio che le coscienze non siano indotte in tentazioni allora la politica non si disturba per i musei ma per le biblioteche sì...

Il secondo aspetto che nella polemica lanciata dall'articolo di Forte merita una riflessione specifica riguarda il valore simbolico della situazione denunziata, che non va ridotto al semplice paradosso di un titolo ad effetto. Una biblioteca che perde la memoria sarebbe quasi un ossimoro, e altrettanto si potrebbe dire del polo di una rete che perde la rete. Il guaio è che la situazione reale che porta a questi giochi di parole non è affatto un gioco, tant'è che lo stesso Forte dice subito che c'è poco da ironizzare (lo sberleffo in forma cupa, di battuta macabra di registrazione e rassegnazione, va forte a Palermo). Quindi lasciamo perdere gli aspetti per così dire "linguistici" del messaggio e vediamone il segno simbolico. Se persino una biblioteca può autonegarsi fino al punto da rimanere aperta per esistere allo stato di simulacro di se stessa, della sua torre di libri inaccessibili, dei suoi microfilm non stampabili, del suo mitico mainframe spento, dei suoi volontari civili cui non si sa cosa far fare, e tutto ciò dura da due mesi senza che nessuno dica niente a nessuno, né l'assessore in capo, né il suo dipartimento, né
intervengono  altre autorità (la soprintendenza quando si è trattato di soffiare alla BCRS i locali destinati a una sua nuova sede si è fatta sentire), una situazione del genere è talmente esagerata che soltanto una scena da film di Ciprì e Maresco o una vignetta surreale di Allegra potrebbero rendere il senso di desolante "normalità" che permea questa vicenda di malacultura e malgoverno siciliano. E occorerebbe davvero "rappresentarlo" questo senso osceno e oscuro perché altrimenti, a farlo passare così senza neppure un "fermo immagine" che ne fissi e sveli i contorni inaccettabili, si corre un rischio maggiore: che diventi metafora influente di ogni perdita di memoria, prototipo accettabile del funzionare per dire di non funzionare. Simbolo di una società in cui sia accettabile e accettato vivere nella perdita di memoria. Come sta accadendo a Palermo per la memoria del grande movimento antimafia nato nel nome di Falcone e Borsellino. Oggi molti studenti delle Medie (ci conferma la ricerca schock presentata qualche giorno fa) li giudicano "ingenui idealisti" ed "eroi inutili" ma dieci anni fa in quelle scuole, a invitare a conoscere i valori per cui erano morti, circolava anche un oggetto che non si era mai visto: il "Segnalibro antimafia" ideato e realizzato autonomamente all'interno della Biblioteca centrale attraverso un piccolo comitato che coinvolse tutto il personale e che in seguito promosse molte altre iniziative (dentro e fuori la biblioteca, in Italia e all'estero, alla fiera torinese del libro, in Tv...) e fu tra i fondatori di "Palermo Anno Uno", il motore della nuova antimafia urbana e di massa degli anni '90. Quell'esperienza non è stata "istituzionale" ma è stato un magnifico esempio di come una biblioteca possa, oltre i ruoli e gli organigrammi, riconoscersi come un organismo realmente vivo del corpo civile della società e per ciò "proiettarvi" l'utilità della propria presenza e l'appropriatezza della propria "memoria".  In questi giorni di oblio non è fuori luogo tornare a parlare anche di quella esperienza.

La polemica sollevata qualche effetto probabilmente lo produrrà (speriamo non soltanto sull'acquisto del toner e simili) soprattutto se la società civile sarà presente e attiva in questa vicenda e saprà interpretare il ruolo che essa può e deve avere. Ma è altrettanto probabile che le condizioni che hanno fatto toccare l'attuale fondo non cambieranno fintantoché il tema delle biblioteche in generale e della situazione siciliana in particolare non diverranno fino in fondo anche in Sicilia quella grande questione civile e culturale di cui il Presidente Ciampi si è fatto autorevolmente interprete a livello nazionale. Finora non è accaduto e anche i precedenti tentativi di suscitare una discussione pubblica sulla stampa sono stati lasciati cadere nel vuoto pneumatico, speriamo che questa volta vada diversamente e "la polemica" venga raccolta a tutti i livelli e quindi anche da parte della "politica". Ma occorrerà anche domandarsi, all'interno della professione bibliotecaria, se l'esistenza di una situazione conflittuale come quella che ha già portato dove ha portato  giustifichi la condotta del silenzio e dell'assenza tenuta fin qui dall'associazione professionale.  (pt)



    Precedenti interventi sulle biblioteche a Palermo

:: PERCHÉ IL COMUNE DEVE INVESTIRE NELLE BIBLIOTECHE
:: Biblioteca Centrale di Palermo: dopo la festa passare dalla propaganda ai fatti
:: UNA STORIA SEMPLICE
 
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"L'Italia degli 8000 comuni dovrebbe essere anche l'Italia delle 8000 biblioteche"
Messaggio del Presidente Carlo Azeglio Ciampi, 5 maggio 2003

postato da: biblaria | 23:48 | commenti

venerdì, 21 maggio 2004

BIBLIOTECA & CITTADINO

   
    [miniatura lettera]

LA FRUIZIONE DEL LIBRO NEGATA
 FIRENZE / Biblioteca degli Uffizi
IL DIFENSORE CIVICO CHIEDE CHIARIMENTI


REGIONE TOSCANA
Ufficio del Difensore Civico
www.consiglio.regione.toscana.it/difensore/default.asp

————————

Prot.2489 / GG.IX.I.I                           Firenze, 4/05/2004

Oggetto: richiesta informazioni a seguito di esposto Sig. Berardino




                                  Egr. Sig.
                                  Prof. Antonio Paolucci
                                  Soprintendenza ai Beni Culturali
                                  Via della Ninna, 5
                                  50122 Firenze

                          e p.c.  Gent.mo Sig.
                                  Simone Berardino
                                  [indirizzo]

  La lettera del Difensore Civico  
Nella lettera, il Difensore Civico della Toscana, Dr. Giorgio Morales, si rivolge al Prof. Antonio Paolucci, Soprintendente speciale per il polo museale di Firenze e responsabile della storica biblioteca Magliabechiana degli Uffizi, in relazione all'istanza inviatagli da un cittadino di Firenze che gli ha richiesto – scrive il Difensore  – "un nostro intervento al fine di chiarire la problematica relativa all'accesso e consultazione dei volumi e delle opere custodite presso la biblioteca deli uffizi". Il Difensore Civico chiede pertanto al Prof. Paolucci un riscontro in merito a quanto riferito in tale istanza e gliene fornisce copia in allegato. [vedi più sotto]

Di particolare interesse la motivazione addotta dal Difensore civico in quanto configura l'interesse generale del chiarimento richiesto:

"Certi di una sua gentile attivazione" – si legge nella
lettera –  "al fine non solo di soddisfare le legittime
aspettative dell'istante ma, altresì, di poter chiarire
l'attuale situazione in merito alle modalità di accesso
alle biblioteche e relativa consultazione del materiale
cartaceo".

Non è qui fuori luogo ricordare che il Soprintendente Paolucci.ha anche ricoperto la carica di Ministro per i beni culturali (dal gennaio del 1995 al maggio del 1996 nel Governo Dini) ed è attualmente "collaboratore" del Ministro Urbani.

  L'istanza inviata al Difensore Civico  

Alla c. a. del Difensore Civico
della Regione Toscana,
Giorgio Morales.


Chiedo al Difensore Civico della Toscana di intervenire verso una Pubblica Amministrazione Statale con sede nella Toscana.
Mi riferisco in particolare alla Soprintendenza speciale per il polo museale di Firenze.

Oggetto del mio reclamo è l'impossibilità di accedere alla consultazione dei Beni Artistici Librari custoditi nella Biblioteca degli Uffizi.

A norma del regolamento interno di quella biblioteca, regolamento interno proposto dal Direttore di biblioteca ed approvato nel 2000 dal Soprintendente Paolucci, si richiede che il cittadino esibisca una poco trasparente speciale documentazione, rilasciata, sembra di capire, da professori universitari o altri non ben definiti "studiosi", che illustri la validità delle "motivazioni di studio".

Tale documentazione, precisa quel recentissimo regolamento interno, è solo per i primi giorni temporaneamente superabile con "un'autopresentazione" del cittadino, che non ha nulla a che vedere con le norme su l'autocertificazione o la dichiarazione sostitutiva di notorietà, in quanto
1. è temporanea

2. la durata dell'autopresentazione è diversa per le diverse "categorie di cittadini" individuate nel regolamento.

Tale interpretazione dei compiti istituzionali di quella biblioteca pubblica statale, pretendendo di realizzare la tutela selezionando i cittadini ammessi in una biblioteca pubblica per consultare un bene artistico librario (un bene culturale quindi) destinato per Legge alla pubblica fruizione, è, a mio parere, contraria ai principi generali posti dagli artt. 3 e 9 della Costituzione, ed al Codice dei Beni Culturali, secondo il quale le biblioteche custodiscono i libri per promuovere la lettura, ed i beni artistici librari sono destinati al godimento pubblico.
...
Resto in attesa di una risposta.
Distinti saluti,

Berardino SIMONE [*]

  
Lettera del Garante  [miniatura lettera]
Il 12 gennaio, il GARANTE PER LA PROTEZIONE DEI DATI PERSONALI (Dipartimento libertà pubbliche e sanità) ha avviato degli accertamenti circa le politiche di accesso degli utenti praticate dalla BNCF (vedi QUI ).


:: TESTO dell'articolo "Fruizione negata del libro

:: INTERVENTI sul Biblog in occasione del convegno
    "
Quanto sono pubbliche le biblioteche italiane?"
 

    [*] Berardino Simone <dinosimone@virgilio.it>
(autore di "La Certificazione nelle Pubbliche Amministrazioni. Quale rapporto tra norme giuridiche e norme ISO?" [il caso della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze], in DE QUALITATE, ottobre 2002, p.27 - vedi una sintesi in <http://www.crogef.it/newsletter/news1.htm>).


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"L'Italia degli 8000 comuni dovrebbe essere anche l'Italia delle 8000 biblioteche"
Messaggio del Presidente Carlo Azeglio Ciampi, 5 maggio 2003

postato da: biblaria | 15:14 | commenti (1)