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sabato, 05 marzo 2005

FINALMENTE LIBERA GIULIANA SGRENA

liberate la pace, liberate l’informazione

Anche per noi immensa gioia per la notizia dell’avvenuta e tanto attesa liberazione di Giuliana Sgrena, subito spenta dalle funeste e drammatiche notizie sul “fuoco amico” (?!?) che ha ucciso un funzionario del Sismi, Nicola Calipari – uomo “per bene, leale e generoso” che, come ha scritto oggi Valentino Parlato, sarebbe limitante definire solo “servitore dello stato” –, e ferito la stessa Giuliana e altri funzionari in macchina mentre l’accompagnavano all’aeroporto di Bagdad.


  
In questo momento di triste felicità, non possiamo non dimenticare che l’equivalente francese di Giuliana, l’inviata di Libération Florence Aubenas, si trova ancora, e da molto più tempo, nelle mani dei suoi sequestratori (leggi il manifesto per la sua liberazione [in PDF]).

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L’informazione si dimostra essere sempre più il nodo centrale delle “democrazie in tempo di guerra”. Ora in Iraq non c’è più un giornalista italiano a raccontare senza “mediazioni” interessate e di comodo la guerra, le sue efferatezze, i suoi “effetti collaterali”, dalle torture sui prigionieri alla distruzione di città come Falluja. Di tutto questo è stata consapevole Giuliana Sgrena con il suo lavoro giornalistico, come risulta evidente in uno dei suoi ultimi articoli scritti da Bagdad prima del rapimento.
La consapevolezza dei rischi in cui si trovano i giornalisti non “embedded” per svolgere un lavoro di informazione su ciò che effettivamente significa la guerra, si accompagna, in quello scritto, alla solidarietà verso Florance Aubenas e il suo lavoro di giornalista. Per questo ci sembra quanto mai opportuno riproporlo in questo momento, insieme con una poesia di Mario Luzi sulle “donne di Bagdad”, quelle donne alle quali Giuliana ha tentato di dar voce attraverso i suoi articoli dall’Iraq.



Florence e gli altri

di GIULIANA SGRENA

[Giuliana Sgrena]

(da "il manifesto" - 14 Gennaio 2005)

«Non andate in Iraq», ha detto Chirac ai giornalisti francesi. Gli ha fatto eco Fini da Roma. Le varie ambasciate, sotto pressione Usa, avevano già intimato ai giornalisti presenti a Baghdad prima dell'inizio dei bombardamenti, il 20 marzo 2003, di abbandonare il campo. L'intimazione non ha però avuto successo e la guerra è stata rappresentata, bene o male, sia da chi doveva subire il controllo del ministero dell'informazione iracheno che da chi, «embedded», era censurato dal Pentagono. L'ulteriore deterioramento della situazione irachena ha reso ancora più difficile fare informazione. I giornalisti sono ostaggio di tutti gli effetti perversi provocati dall'occupazione militare e dalla privatizzazione della guerra. L'ostilità degli iracheni verso l'occupazione si è ampliata fino a coinvolgere tutti gli stranieri: contractor, giornalisti o lavoratori umanitari. Non basta più essere francesi - per la posizione della Francia verso la guerra e l'occupazione - per avere un trattamento diverso. Del resto, quando si spaccia un intervento militare per «missione di pace» (come ha fatto il governo italiano), non si può pretendere che dall'altra parte si facciano distinzioni sottili. E purtroppo in questa spirale perversa Enzo Baldoni ha pagato di persona.

Ora anche l'esercito italiano ha «aperto» a corsi per i nostri aspiranti «embedded». Peggio: è arrivata alla camera, ed è già passata al senato, la revisione del codice penale militare che prevede l'applicazione della legge marziale nello «stato di pace» anche ai civili, giornalisti compresi, per «illecita raccolta, pubblicazione e diffusione di notizie militari». Naturalmente il riferimento immediato è alla «missione di pace» a Nassiriya.

L'informazione si è dunque militarizzata: a volte, come è successo a Falluja, è impossibile seguire quel che accade senza essere al seguito di un esercito. Ma la prospettiva resta esclusivamente militare, anche se qualche volta sfuggono immagini scioccanti come quella del marine che spara sul ferito disarmato dentro la moschea di Falluja.

Ribellarsi a questi schemi è rischioso, ma è un rischio che bisogna correre per fare informazione, per fare conoscere una realtà che altrimenti finirebbe solo nei bollettini di guerra o nei pamphlet di propaganda. Sempre di guerra.

Florance Aubenas ha sempre corso il rischio di informare: in Ruanda, Kosovo, Algeria, Afghanistan e Iraq. Anche per questo ci sentiamo al suo fianco.


[Mario Luzi]

Mario Luzi

Le donne di Bagdad

(da: La poesia salverà il mondo. Poeti
per Emergency, a cura di Ivano Malcotti
Nuovi Mondi Media, 2003)

Diruti gli acquedotti, saltati i cavi elettrici,
inattivi gli impianti di depurazione,
eccole, le abbiamo viste per pochi attimi,
mai viste
indelebilmente sullo schermo,
seppur semicelate dai loro panni e cenci
e chadors e pezzuole varipopinte,
le donne di Bagdad con secchi, bacinelle e taniche
entrare nei ristagni della torpida corrente,
chiedere a un Tigri torbo e malvoglioso
acqua per la loro incertissima giornata...
L'estrema deiezione della creatura umana
Non ha tempo. Poteva
Essere mille anni fa o tremila.
La causa, neppure quella, muta.
Il fiume sotto i suoi crollati ponti
Potrebbe, esso, attestarlo.
Nulla cambia nella fortuna umana –
Barbugliano, si sente,
le acque grevi e impastate di rovine.
Nulla cambia – davvero nulla cambia?
Allora perché questa rivolta?
Del sangue, dell'intelligenza
Come per empietà? Nell'ordine
Antico, è nel previsto
Ritmo dei suoi effimeri sussulti
Essa pure? Arcaica al pari della guerra
Che sfoggia il paradosso dei suoi avveniristici strumenti?
Davvero nulla cambia? Nulla si redime?
Vanno e vengono nelle loro tuniche
Gonfie di vento, intrise d'acqua, loro
Donne di Bagdad al fiume benefico e insidioso.
La morte è la sola maestà
Che non vien meno. E sola
Ci assicura della sacrosanta vita...



LA POESIA SALVERA' IL MONDO. Poeti per Emergency - a cura di Ivano Malcotti - pagg. 74 - € 5,5
ll volume raccoglie poesie di alcuni dei più importanti autori del panorama culturale italiano ed internazionale (tra gli altri Mario Luzi, Alda Merini, Giovanni Raboni, Franco Loi, Maurizio Cucchi, Aldo Forbice, Gianni D'Elia, Silvio Ramat, Nicola Gardini, Roberto Carifi, Valeria Rossella, Aldo Nove, Remo Rapino, Elena Bono, Charles Bukowski, Marcia Theophilo), insieme ai migliori giovani talenti della poesia italiana.
Il ricavato della vendita del volume è interamente devoluto ad Emergency, l’associazione umanitaria che soccorre e aiuta le vittime di guerra.


postato da: st2wok | 10:21 | commenti (1)