Tsunami in South Asia
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Iniziato lunedì 8 settembre 2003

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mercoledì, 31 agosto 2005

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postato da: biblaria | 16:30 | commenti

giovedì, 25 agosto 2005

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postato da: biblaria | 21:23 | commenti

martedì, 23 agosto 2005

NYT Front Page
Ingradisci la prima pagina del NYTimes del 23 agosto 1927

23 agosto 1927,
gli anarchici italiani Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti furono uccisi a Boston sulla sedia elettrica per il presunto assassinio di due uomini durante una rapina avvenuta nel1920. Sacco e Vanzetti sono stati riabilitati nel 1977 dal governatore del  Massachusetts Michael S. Dukakis. (Leggi l'articolo a tutta pagina pubblicato sulla prima del New York Times di quel giorno)

postato da: biblaria | 14:18 | commenti

giovedì, 18 agosto 2005

INTERNET & LIBERTÀ CIVILI


   

[ECHELON]
INTERNET E PRIVACY
  Intervento di Rino Vaccaro 

«
Si contrappongono due differenti teorie: dello stato etico e dello stato di diritto»

«Se lo stato etico rischia di essere pericolosamente autoritario lo stato di diritto richiede un’insieme di contenuti e di valori condivisi»



Sanno tutto di te: privacy tra diritto e morale

 

I problemi che riconducono al neologismo “privacy” mutuato dal mondo anglosassone sono in realtà molto antichi anche se si pongono in un crocevia di singolare complessità e sono un evento della modernità : che investe il rapporto tra privati e tra pubblico e privato nel mondo della comunicazione globale.

In altri termini un problema di informazione carpita senza consenso o, in modo specularmene opposto, di informazione negata.

Anche se la legge si mette dalla parte dell’individuo non ha tanto senso prendere come punto di riferimento la solitudine dell’individuo nella società di massa quanto piuttosto il suo essere sociale, le molteplici relazioni che lo legano alla società nel suo insieme.

 Infatti non ci sono solo in campo le deroghe “per finalità di ricerca scientifica o di statistica o per finalità di difesa e di sicurezza dello stato o di accertamento o di repressione di reati” ma il concetto stesso di consenso che è, come è noto, facilmente manipolabile.

D'altra parte il rinvio a codici deontologici per medici e giornalisti fa intendere una discrezionalità per finalità di pubblico interesse che ovviamente modificano l’assolutezza della tutela.

Nella ricerca scientifica, quella biologica in particolare, come è noto la materia vivente contiene delle informazioni dal proprio dna.La materia informe non esiste senza appunto una forma propria sia per il vivente umano che per animali e piante; anche i minerali hanno una forma, un colore, una identità propria. Su questo tipo di informazione biologica e sulle connesse manipolazioni genetiche si accentra come è noto l’attenzione della scienza e dell’industria.

In questa dimensione non c’è privacy neppure per i popoli che vengono analizzati e depauperati persino del proprio patrimonio genetico.

Si contrappongono due differenti teorie: dello stato etico e dello stato di diritto.

In sintesi, basta garantire una sfera di diritti e di libertà inviolabili o bisogna anche prendersi cura dei cittadini, della loro educazione e/o formazione, dall’inserimento lavorativo all’assistenza sanitaria? Se lo stato etico rischia di essere pericolosamente autoritario lo stato di diritto richiede un’insieme di contenuti e di valori condivisi.

Che il singolo non diventi strumento di strategie di potere che lo rendono inerme e subalterno dovrebbe essere la sostanza della democrazia politica. E invece sembra affermarsi in tutto il mondo una scelta contraria.


 C’è insomma una tendenza a non riconoscere alcun limite alla intrusione e all’ingerenza anche nei più profondi recessi della vita, tanto da mettere in crisi il concetto stesso di identità e personalità. L’assenza di cure o l’accanimento terapeutico sono dunque due aspetti dello stesso irrisolto problema del binomio


   

[La persuasione e la rettorica]

Carlo Michelstaedter
La persuasione e la rettorica
a cura di Sergio Campailla.  pp. 213 - Piccola Biblioteca Adelphi, 1982  [euro 9,00]

individuo-società.

Con internet, la rete globale, cambiano motivazioni di fondo e strumenti del potere pervasivo e autoritario.

Oggi l’occasione è il mercato e la migliore diffusione del consumismo di massa richiede di conoscere nel dettaglio le propensioni al consumo.

Ciò che appare sommamente ambiguo è la confusione tra la ricerca ossessiva tramite continui sondaggi sugli orientamenti di massa e insieme il disegno, neppure troppo simulato, di …indurre ai consumi con le armi della persuasione e della retorica (che è anche il titolo di un non dimenticato libro di Michelstaedter).

L’offerta di beni e servizi segue la domanda o c’è una manipolazione anche subliminale della domanda? Ad esempio i consumi di tecnologie militari, come dimostra la spaventosa crescita degli armamenti nucleari difficilmente hanno un indice di gradimento e non vengono certo decisi con sondaggi di opinione. Il Garante dell’Autorità per la privacy Stefano Rodotà molto acutamente osserva, in un recente articolo su Repubblica, le ingenuità cyberlibertarie che sottovalutano il formarsi di monopoli nel settore delle tecnologie della comunicazione…Oggi può sopravvivere solo una libertà armata, sorretta da robusti presidi legislativi, non certo affidata alla pura spontaneità dei comportamenti. Certamente c’è una speranza di poter liberamente utilizzare tutto quello che è presente in rete senza i vincoli derivanti dal pagamento dei diritti d’autore ma, avverte giustamente Rodotà, con ciò diventa legittima la vendita di pezzi del proprio corpo elettronico, dati genetici o informazioni sulle opinioni politiche che possono poi determinare pesantissime conseguenze e discriminazioni.

 ::: L'articolo di Rodotà citato è leggibile sul BIBLOG qui 

Tuttavia chi considera la tutela della privacy come un intralcio ai propri affari sottovaluta i rischi di depressione dello stesso e-commerce e le ricadute negative per una inadeguata tutela della privacy.

E poi non va dimenticato che molti non entrano in rete per finalità commerciali e di business ma per aumentare le potenzialità civili e politiche di internet come dimostra la vicenda emblematica di Seattle e l’organizzazione di opinioni libere e antagoniste.


 E-commerce e privacy

"I computer", afferma Richard Smith, appartenente ad una delle associazioni per la difesa della privacy "non smettono mai di tenerci sotto controllo". Per adesso sono soprattutto le imprese più grosse, e non gli Stati, a utilizzare queste forme di controllo; c’è insofferenza verso i cosiddetti "profili on-line", con i quali le imprese che fanno pubblicità on-line raccolgono informazioni tenendo traccia dei movimenti dei consumatori sulla rete, per poter inviare quindi pubblicità di tipo personalizzato. Pochi consumatori si accorgono di quello che avviene, e ancora meno sanno che le imprese di pubblicità sul Web raccolgono informazioni dai banner pubblicitari inseriti nei siti Web —indipendentemente dal fatto che un consumatore clicchi sul banner o no. Sinora questi profili erano in genere anonimi, in quanto identificavano il computer più che la persona. Ma la scorsa settimana, DoubleClick, la maggiore società di pubblicità sul Web, ha iniziato a rompere questo anonimato collegando i dati di chi naviga ai dati identificativi personali ed all’indirizzo attraverso il database di una società di vendite per corrispondenza. Non bisognerebbe vendere la privacy in cambio di un prodotto". Il governo dovrebbe introdurre norme di legge in materia di privacy, senza lasciare che sia il mercato a fare le regole.

Chi può ad esempio rifiutare il cibo di Frankestein, delle manipolazioni genetiche, se è l’unico cibo presente sul mercato? O più semplicemente se è sostenuto da una campagna pubblicitaria adeguata? Così l’acqua di fonte o l’ottimo vino europeo è stato soppiantato nel tempo dalla pessima Coca-cola: un capolavoro anche pubblicitario!


  ::: "'The Privacy War of Richard Smith", BUSINESSWEEK ONLINE, FEBRUARY 14, 2000

 ECHELON


   

[ la copertina di CAQ #59 ]
La rivista "Covert Action Quarterly" #59 su cui è stato pubblicato l'articolo di Nicky Hager The new age of surveillance
(qui in italiano)

Una riflessione sulla “privacy” non può non partire anche dal recente scandalo Echelon perché bene esprime il carattere invasivo e violento del potere nei confronti di qualunquesoggetto pubblico e/o privato, governo o istituzione che possa danneggiare gli interessi di gruppi multinazionali che si sentono legittimati a ad avvolgere il mondo in una rete di controllo spionistico.

Non è la prima volta per la verità che negli Usa si attenta ai più elementari diritti e alle libertà dei cittadini; basti pensare agli anni bui del maccartismo, alla odiosa persecuzione di ogni intellettuale e artista; il simbolo resta ancora Charlie Chaplin la cui deposizione al tribunale anticomunista è una delle pagine più alte della dignità offesa.

Il Parlamento di Strasburgo per primo, nel 1998, parlò dell'esistenza di una "rete di intercettazione globale", in grado di spiare mail, telefonate, fax in tutto il mondo, una rete "nota con il nome di Echelon" Un "Grande Fratello" messo in piedi in piena guerra fredda da Stati Uniti, Gran Bretagna, Canada, Australia e Nuova Zelanda e poi "convertito" e utilizzato a fini di spionaggio politico e commerciale. L'Europarlamento non allenta la presa su "Echelon", la rete di "intercettazioni di massa" organizzata dalla National Security Agency americana - molto probabilmente ci sarà una commissione d'inchiesta parlamentare. Il problema è squisitamente politico: un problema di violenza, di sopraffazione e, in modo specularmente opposto, di liberazione sociale e umana. Un paese tanto più è civile quanto più sono civili i rapporti interumani nei luoghi di lavoro e quanto più sonotolleranti e solidali i rapporti nella società; un paradigma questo che vale anche per la famiglia e le sue dinamiche di crisi.

Tale progetto di liberazione non può essere guidato dal singolo cittadino isolato che è sempre più ricacciato in una dimensione individualistica di mera sopravvivenza; solo un progetto di unità con gli altri e di consapevolezza può sconfiggere l’isolamento che è la premessa e la condizione in cui si sviluppa la sopraffazione specialmente dei più deboli,dei meno protetti (tra questi, nella società cibernetica anche gli infopoveri) e poi di quelli che hanno minori o nessun diritto,come i senza fissa dimora molti di loro che soffrono un disagionon solo fisico ma psichico.


::: Su ECHELON leggi l'articolo-inchiesta di Nicky Hager che portò alla luce l'esistenza segreta del "grande orecchio", qui in italiano


 Uno sguardo alla legge italiana sulla Privacy

La legge 675/96 non esclude il trattamento dei dati ma cerca tuttavia di disciplinarlo.Più volte il Garanteha richiamato l’attenzione sull’esigenza che forme di tutela della privacy siano garantite anche a livello internazionale pena la vanificazione delle stesse normative italiane.

I problemi della sicurezza e della crittografia dei dati sono da tempo al centro dell’attenzione in particolare per il decollo dell’e-commerce. Attorno alla segretezza o condivisione dei dati si gioca una partita determinante. Il privato da difendere può essere l’etnia di appartenenza, le idee religiose le preferenze politiche o più modestamente il segreto bancario che è sempre stato la bandiera del vero business.

In un sito web si arriva al grottesco di pretendere dall’utente di rispettare le limitazioni alle esportazioni vigenti negli Usa. L’utente si impegna espressamente a non esportare o riesportare i componenti soggetti a restrizione in alcun paese per il quale gli Usa abbiano disposto l’embargo o qualsivoglia restrizione all’esportazione di beni e servizi (i quali paesi comprendono ma non necessariamente esauriscono – è nota infatti la volubilità Usa nell’identificare “l’ennemy number one“ –: Corea del Nord, Cuba, Iran, Iraq, Libia, Siria, Sudan) o ad alcun cittadino dei suddetti paesi ovunque si trovi che intenda trasmettere o trasportare i componenti soggetti a restrizione in uno dei suddetti paesi, ad alcun utente finale che si ha ragione di credere che utilizzerà i componenti soggetti a restrizione per la progettazione, produzione o sviluppo di armi nucleari, chimiche o biologiche… ad alcun utente finale al quale qualsivoglia agenzia federale del governo Usa abbia revocato o negato i propri privilegi all’esportazione. Altro che libero mercato!

Con la New Economy su Internet anche la criminalità organizzata ha capito le opportunità della globalizzazione e della conseguente possibilità di spostare in pochi secondi e nel più perfetto anonimato quantità enormi di denaro.

Rino Vaccaro



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mercoledì, 10 agosto 2005

BIBLIOTECA & LIBERTÀ CIVILI


   

[Repubblica 8/08/2005 p.1]
la Repubblica dell' 8 agosto 2005. Sulla colonna a destra al centro l'intervento di Stefano Rodotà.
INTERNET E IL BOOMERANG DELLA CENSURA
  Intervento di Rodotà su «Repubblica» 

«
Forse servirebbe un pizzico di attenzione (cultura?) tecnologica in più per mettere bene a fuoco alcuni seri problemi legati alla lotta al terrorismo, per non restare vittime di semplificazioni e proporre così risposte adeguate»
«Un buon esempio si trova in un articolo di Gilles Kepel, pubblicato su Repubblica del 27 luglio. Un cattivo esempio ci viene dalle iniziative, non soltanto italiane, che disciplinano la conservazione e l´utilizzazione dei dati riguardanti il traffico telefonico, la posta elettronica, gli accessi ad Internet»

Dopo l'approvazione della legge antiterrorismo (il cosiddetto pacchetto Pisanu del 27 luglio, vedi il testo in vigore dal 2 agosto) che introduce norme per il controllo degli accessi a Internet, della posta elettronica e delle comunicazioni telefoniche si attende l'emanazione del regolamento applicativo che dovrà sciogliere non pochi nodi sugli adempimenti richiesti, sui soggetti pubblici e privati chiamati in causa e sulle modalità di raccolta, conservazione e uso della massa di dati personali sensibili che la legge prevede. Com'è noto non c'è stata molta discussione sulla portata di alcune di queste norme, e sono state tutte approvate sotto l'urgenza di contrastare il nuovo terrorismo jihadista. Rimangono così molti dubbi sulla reale efficacia di alcune misure, che di sicuro, però, restringono in modo preoccupante alcune garanzie delle nostre libertà civili. E rimangono anche dei dubbi interpretativi il cui rilievo è finora sfuggito e che a questo punto dovranno essere chiariti nel testo applicativo.

Uno di questi dubbi — la cui natura non meramente tecnica richiederebbe da parte dell'opinione pubblica un'attenzione che fin qui non c'è stata — riguarda l'applicabilità alle biblioteche pubbliche di quanto previsto dall'art. 7 della nuova legge. In particolare ove prescrive (comma 1) il rilascio di una licenza del questore per qualsiasi "pubblico esercizio" o "circolo privato di qualsiasi specie" nel quale «sono posti  a disposizione del pubblico, dei clienti o dei soci apparecchi terminali utilizzabili per le comunicazioni anche telematiche»; e al comma 4 ove si rinvia a un successivo decreto ministeriale sulle questioni più delicate cui accennavamo sopra. Ovvero, citiamo:

le misure che il titolare o il gestore di un esercizio in cui si svolgono le attivita' di cui al comma 1, e' tenuto ad osservare per il monitoraggio delle operazioni dell'utente e per l'archiviazione dei relativi dati, anche in deroga a quanto previsto dal comma 1 dell'articolo 122 e dal comma 3 dell'articolo 123 del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, nonche' le misure di preventiva acquisizione di dati anagrafici riportati su un documento di identita' dei soggetti che utilizzano postazioni pubbliche non vigilate per comunicazioni telematiche ovvero punti di accesso ad Internet utilizzando tecnologia senza fili.

A prima vista, le biblioteche (almeno quelle pubbliche) non dovrebbero rientrare nelle previsioni di questa norma in quanto non sono "esercizi pubblici", mentre sicuramente gli Internet Point o gli Internet Café vi rientrano. Ma prima che un ministro dell'interno o la polizia postale dettino una diversa "interpretazione vera" (magari ispirati dalle larghe visioni della Lega) occorre che di queste misure, della loro ratio e della loro applicabilità, si discuta pubblicamente e con cognizione di causa. Innanzitutto, le biblioteche,
le loro associazioni professionali e i loro utenti devono fare sentire la loro voce, e ci auguriamo che la stampa democratica apra gli occhi ed evidenzi le possibili ulteriori storture alla democrazia cui questa legge può portare; al momento pochi sembrano rendersi davvero conto.

Non è un dettaglio secondario far sapere al ministro Pisanu che nel decreto attuativo da emanare le biblioteche devono essere esplicitamente escluse. In caso contrario, se per es. venissero equiparate a dei "pubblici esercizi", si aprirebbe un varco all'intrusività nella vita intellettuale e culturale dei cittadini che le biblioteche, come istituzioni, hanno invece la mission di tutelare e preservare. Non si tratta di una rivendicazione di tipo ideologico ma di evitare per tempo di scivolare verso una situazione come quella americana, con i federali sguinzagliati nelle biblioteche a fare domande e indagini sugli utenti, dal 2001. Negli Stati Uniti soltanto in questi giorni, grazie a una campagna di informazione e denuncia senza precedenti che ha visto come protagonisti la grande stampa insieme alle associazioni bibliotecarie, le biblioteche sono state escluse dal "Patriot Act 2", cioè un ulteriore rafforzamento della legge antiterrorismo voluto dall'amministrazione Bush (vedi sul BIBLOG l'articolo e la rassegna stampa "Se la Biblioteca non ci protegge" curati da Bibl'aria).

Dunque è Internet in biblioteca – una conquista per gli utenti italiani arrivata solo da pochi anni e non senza le resistenze dell'ala più tradizionalista della nostra biblioteconomia – ad essere ora in discussione per pretesi motivi di sicurezza. Le sue postazioni da cui i lettori possono navigare sul Web o mandare e-mail andrebbero monitorate? E i relativi dati sul "chi naviga dove" e sul "chi posta chi su che cosa" andrebbero archiviati, in deroga a tutte le norme di garanzia sulla privacy? Un tale gigantesco e pervasivo controllo su Internet istituirebbe di fatto una forma di subdola censura preventiva che si manifestrebbe innanzitutto come autocensura da parte degli stessi utenti che saprebbero di essere controllati. E questo di per sé non è molto educativo per contrastare dei nemici della democrazia. Diciamo meglio: è pericoloso e culturalmente dannoso. Ma è anche molto ingenuo pensare che ciò sia realmente efficace per contrastare le comunicazioni dei terroristi con l'Umma digitale di cui parla Gilles Kepel.

Agli effetti negativi (boomerang) di un controllo pervasivo di Internet è dedicato l'intervento di
Stefano Rodotà pubblicato su Repubblica dell'8 agosto e riprodotto di seguito. L'introduzione di sistemi di controllo e monitoraggio dell'Internet in biblioteca sarebbe il caso-tipo, e per il suo valore simbolico rappresenterebbe anche la migliore metafora, dei rischi evidenziati da Rodotà e a cui stiamo andando incontro. Chi vorrà lanciare il boomerang della censura a Internet in biblioteca?  (pt)


Riproduciamo di seguito l'articolo di Stefano Rodotà apparso sulla Repubblica dell'8 agosto.

la Repubblica
 LUNEDÌ, 8 AGOSTO 2005, Prima Pagina

       LE IDEE        

Internet e il boomerang della censura


STEFANO RODOTÀ

Forse servirebbe un pizzico di attenzione (cultura?) tecnologica in più per mettere bene a fuoco alcuni seri problemi legati alla lotta al terrorismo, per non restare vittime di semplificazioni e proporre così risposte adeguate. Un buon esempio si trova in un articolo di Gilles Kepel, pubblicato su Repubblica del 27 luglio. Un cattivo esempio ci viene dalle iniziative, non soltanto italiane, che disciplinano la conservazione e l´utilizzazione dei dati riguardanti il traffico telefonico, la posta elettronica, gli accessi ad Internet.
Kepel sottolinea che "il Web è stato preso in ostaggio dai gruppi estremisti, che lo usano per aggirare la censura di Stato, accelerando la circolazione delle idee, delle informazioni, delle parole d´ordine jihadiste. S´è creato così un nuovo spazio planetario, un´Umma digitale". A questo stato delle cose non si può reagire con una strategia ingenua e sbrigativa che si traduca solo in regole che dovrebbero servire a mettere Internet sotto controllo. Pur senza nulla concedere alla tesi che vuole Internet incontrollabile per la sua stessa natura, bisogna pur partire dal fatto che si è di fronte ad una situazione inedita, irriducibile agli schemi finora adoperati.

[ Pagina 16 ]
Partiamo proprio dalla censura. Fino a ieri i regimi totalitari, autoritari, autocratici, si credevano al riparo dal rischio della critica e della contestazione grazie al ferreo controllo della circolazione delle idee, alla repressione d´ogni dissenso, all´imprigionamento degli oppositori. Queste tecniche continuano ad essere adoperate. Ma sono insidiate, e rese sempre meno efficaci, proprio dal nuovo modo di produrre e far circolare le informazioni attraverso un canale, Internet, che ignora le frontiere degli Stati, le supera, e così mette a disposizione di una platea larghissima proprio ciò di cui si vorrebbe impedire la conoscenza.
La censura, a questo punto, si rivolta contro chi la pratica, diventa un boomerang. Per contrastare l´influenza della propaganda terrorista e di altre predicazioni, infatti, servirebbe una opinione pubblica capace di produrre anticorpi. Non contropropaganda, ma discussione aperta, espressa da una società che fa penetrare tra le persone punti di vista diversi, consente confronti e così fa venir meno, per la propaganda estremista, l´apparenza di unica possibile verità alternativa di fronte alle imposizioni di governi non democratici.
La censura paralizza questa possibilità e, di conseguenza, rende sempre più vulnerabili gli Stati che pretendono di rimanere chiusi in un mondo sempre più aperto. Il contagio non può più essere evitato chiudendo le frontiere. E, essendo impossibile controllare interamente Internet e precludere ogni possibilità di accesso, servono contromosse consapevoli della sua logica. Il terrorismo si è adeguato alla tecnologia, chi lo contrasta deve fare lo stesso. Perché il Web non rimanga ostaggio degli estremisti, è indispensabile una produzione democratica delle presenze e dei contenuti che compaiono su Internet, a partire soprattutto dai paesi nei quali il terrorismo cerca consenso e seguaci.
Questo nuovo modo d´essere della democrazia stenta ad essere percepito, come risulta anche da alcune delle misure appena proposte dal governo inglese. Ed è recente la notizia di una inquietante alleanza tra governo cinese e Microsoft, che ha accettato di mettere in guardia i propri utenti cinesi dall´usare nelle loro comunicazioni elettroniche parole come libertà, democrazia, partecipazione. La pura logica di mercato, evidente fonte d´ispirazione della scelta di Microsoft, diventa così uno strumento limitativo della libertà.
Una buona alfabetizzazione tecnologica serve anche nelle vicende che ci riguardano più da vicino. Qualche giorno fa segnalavo il preoccupante scarto tra attenzione per le intercettazioni telefoniche e beato disinteresse per i problemi legati alle decisioni riguardanti le forme sempre più massicce di conservazione dei dati riguardanti l´uso dei più diffusi strumenti di comunicazione - telefono, posta elettronica, Internet. Da quel momento lo scarto è ancora cresciuto.
Vi è una forte spinta verso una revisione della disciplina delle intercettazioni. Ben venga. Sono anni che si conoscono i limiti delle norme vigenti, molte proposte erano state avanzate e costituiscono una buona base per definire con maggior precisione i casi in cui le intercettazioni sono ammesse; le loro modalità; i criteri di selezione, utilizzazione e conservazione del materiale raccolto; il rapporto tra segretezza dei contenuti delle intercettazioni e loro pubblicità. Sembra che si stia acquisendo piena consapevolezza del fatto che, in ogni caso, le intercettazioni sono uno strumento d´indagine che porta con sé rischi elevati per le libertà delle persone. Ogni modifica legislativa, però, deve avere una portata generale, con una giusta preoccupazione per tutti i soggetti e le conversazioni non direttamente rilevanti per le indagini. Se non si affronta il problema in questo modo, si rischia di avere sì una nuova disciplina, ma questa assomiglierà piuttosto ad una rete di protezione per alcune categorie di persone e di reati, per non dire ad una riforma "punitiva", che non ad una effettiva garanzia per tutti.
Il rischio è reale. Alla improvvisa attenzione per nuove norme si è giunti sulla spinta delle polemiche suscitate da intercettazioni "eccellenti", non partendo dai molti casi dubbi di questi anni. Non si devono delegittimare anche le intercettazioni rilevanti, e chi le ha disposte e utilizzate, se davvero si vuole arrivare ad una seria riforma. Si continua a parlare di pubblicazioni illegittime, ignorando i pazienti chiarimenti venuti dal Procuratore capo di Milano e da seri studiosi della procedura penale che, tra l´altro, hanno messo in evidenza come il segreto venga meno per tutte quelle parti delle intercettazioni citate negli atti giudiziari comunicati a tutte le parti interessate. Si usano questi argomenti impropri per attaccare la magistratura, e per liberarsi dall´onere di riflettere sui limiti della politica e sull´abbandono della moralità pubblica. Vi è solo da augurarsi che questi spiriti non prevalgano, grazie anche alla provvida iniziativa del Capo dello Stato e del Vice presidente del Consiglio superiore della magistratura per una riflessione seria sull´intera questione.
Ma le polemiche di questi giorni impediscono anche di vedere i pericoli concretissimi che nascono dalla mancanza di garanzie nella materia della conservazione dei dati di traffico. Dobbiamo aspettare la pubblicazione della lista delle telefonate e della posta elettronica di qualche personaggio influente, o presunto tale, per renderci conto di quale situazione esplosiva si stia creando?
Consideriamo qualche dato. Nel 2003 le intercettazioni sono state 77.500 (stime recenti parlano di trecentomila). Ma i dati relativi al traffico telefonico, già conservati, viaggiano verso il milione di miliardi. Ogni giorno si scambiano 300.000 e-mail. Ora questa massa di informazioni, destinata a crescere, deve essere conservata fino al 31 dicembre 2007. E dietro questo salto quantitativo vi è un ancor più preoccupante salto qualitativo. Le intercettazioni telefoniche, piacciano o no, sono comunque mirate, hanno alla loro base uno specifico sospetto. Le grandi raccolte di informazioni, invece, prescindono da ogni valutazione preventiva, riguardano tutti, trasformano tutti in sospetti. Si può contestare il contenuto di una intercettazione. E´ più difficile liberarsi dal sospetto che può nascere dal nudo fatto d´aver telefonato dieci volte ad una persona.
Queste nuove, gigantesche raccolte d´informazioni, inoltre, fanno crescere la vulnerabilità sociale. Basta conoscere il solo nome delle persone o delle istituzioni alle quali si è telefonato o inviato un messaggio di posta elettronica, pur senza registrare alcun contenuto delle comunicazioni, per ricostruire l´intera rete delle relazioni di una persona, i suoi spostamenti, l´intensità dei suoi contatti. Così non solo le possibilità investigative si allargano a dismisura, in modo non proporzionato alle finalità che si vogliono realizzare. Soprattutto si espone ciascuno di noi al rischio che i propri dati finiscano nelle mani di chi riesce ad entrare illecitamente in queste enormi e non sempre sicurissime banche dati e che informazioni delicate vengano messe in circolazione da dipendenti infedeli delle società che gestiscono le raccolte di informazioni. Questo vuol dire che esiste un rischio concreto che i dati finiscano nelle mani di terroristi o criminali. E´ di poco tempo fa il furto delle informazioni di 52 milioni di clienti di Mastercard e il Senato degli Stati Uniti, consapevole di questi pericoli, ha appena approvato una proposta di legge che obbliga i gestori delle banche dati ad informare i loro clienti dei rischi di "furti d´identità".
E´ irresponsabile disinteressarsi di questi problemi. L´articolo 15 della Costituzione garantisce la libertà e la segretezza delle comunicazioni. Non è ammissibile, allora, che l´intera area della comunicazione elettronica venga lasciata vuota di garanzie costituzionali adeguate. Insieme alla riforma del vecchio mondo delle intercettazioni dev´essere affrontato il nuovo mondo delle grandi raccolte di informazioni personali per finalità investigative. A meno che non si voglia seguire l´esortazione, non si sa quanto ingenua o ironica, rivolta da un componente della Camera dei Lords al governo Blair perché favorisca "il ritorno alla corrispondenza epistolare, possibilmente manoscritta". Ma né chiudendo gli occhi, né prospettando impossibili fughe nel passato, troveremo la misura adeguata alla garanzia dei diritti nel tempo che viviamo.

 [pubblicato su la Repubblica, 08/08/2005, pagine 1, 16]
 


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"L'Italia degli 8000 comuni dovrebbe essere anche l'Italia delle 8000 biblioteche"
Messaggio del Presidente Carlo Azeglio Ciampi, 5 maggio 2003

postato da: biblaria | 23:07 | commenti

martedì, 09 agosto 2005

BIBLIOTECA & LIBERTÀ CIVILI

   STATI UNITI   

BIBLIOTECHE E MISURE ANTITERRORISMO
  Articoli critici del «New York Times» 


[NYT 16-06-2005]

Il NYT del 16/06/2005. In prima colonna al centro l'articolo sulla bocciatura della misura del Patriot Act sulle biblioteche.
«Le Biblioteche confermano: Sì, funzionari federali fanno domande sui loro utenti». Così il New York Times del 20 giugno riportando la denuncia dei bibliotecari americani sull'applicazione delle misure antiterrorismo del "Patriot Act" dal 2001. E il prestigioso quotidiano si schiera dalla parte delle biblioteche nella difesa delle libertà civili e contro la volontà dell'amministrazione Bush di concedere all'FBI ulteriori poteri di accesso e indagine su cosa leggono e fanno in biblioteca gli utenti.

Pubblichiamo la prima parte di una rivista di articoli pubblicati dal quotidiano newyorkese dallo scorso giugno fino a questi giorni, di cui diamo gli abstract in italiano. Si tratta di editoriali e commenti di autorevoli columnist pubblicati nel vivo del dibattito in corso sulle nuove e più liberticide misure antiterrorismo proposte al Congresso USA dall'amministrazione Bush. Si tratta del "Patriot Act 2" che sarà esaminato dal Senato il prossimo settembre.

Ma non accade solo negli Stati Uniti che le biblioteche e i loro utenti siano pesantemente coinvolti da misure che restringono senza precedenti diritti di riservatezza e libertà intellettuali e civili, sta accadendo anche in alcuni paesi europei come l'Italia. Nel nostro paese la recente approvazione della legge antiterrorismo getta anch'essa, infatti, un'ombra inquietante su speciali "adempimenti" che potrebbero essere richiesti alle biblioteche. Vale la pena allora domandarsi pubblicamente: i bibliotecari italiani e le loro associazioni (Aib, Aida e altre) non hanno nulla da dire? C'è solo da attendere, in tipico stile da italico ossequio burocratico, cosa preciserà il regolamento applicativo della legge? E se il regolamento chiederà di istituire un filo diretto con le questure che cosa si spiegherà ai cittadini e agli stessi bibliotecari, che da oggi la biblioteca non ci protegge?

A noi di Bibl'aria sembra importante uscire al più presto da un atteggiamento di "pragmatica" attesa degli eventi e considerare che viceversa, nel paese bersaglio primo del terrorismo jihadista, gli Stati Uniti, «quanto accade nelle biblioteche è diventato il tema più lacerante nel dibattito sulle misure antiterrorismo del Patriot Act». Significherà qualcosa la durissima campagna di informazione e pressione condotta dall'Associazione americana biblioteche (ALA) oppure vogliamo pensare che i bibliotecari americani siano degli incoscienti che non capiscono le esigenze di sicurezza e i sacrifici di libertà che sono necessari per battere il terrorismo?

Il Gruppo Bibl'aria
biblaria@virgilio.it

Riproduciamo di seguito gli abstract degli articoli pubblicati dal quotidiano newyorkese in giugno. Traduzioni in italiano di Bibl'aria.

The New York Times

       EDITORIALI E COMMENTI        

Se la Biblioteca
non ci protegge
a cura di Pietro Tumminello


June 21, 2005

EDITORIAL DESK | June 21, 2005, Tuesday

Fishing in the Card Catalogs

(NYT) Editorial 352 words
Late Edition - Final , Section A , Page 20 , Column 1

ABSTRACT - Editorial says Congress should bar speculative searches of library records under Sect 215 of Patriot Act; says recent report from American Library Assn about such searches shows that civil libertarians' worries about library privacy are well founded
[Fonte: URL]


Pescare nelle schede delle biblioteche

(NYT) Editoriale 352 parole
Ultima edizione - Finale, Sezione A, pagina 20, colonna 1

ABSTRACT - L'editoriale sostiene che il Congresso dovrebbe escludere le ricerche indiscriminate in biblioteca sui dati degli utenti da quanto previsto nella Sezione 215 del Patriot Act; afferma che il recente rapporto dell'Associazione americana delle biblioteche (ALA) circa tali ricerche mostra che le preoccupazioni dei difensori delle libertà civili per la privacy nelle biblioteche sono ben fondate.

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Corrections

Published: June 21, 2005, Tuesday

The Votes in Congress chart on Sunday referred imprecisely in some copies to a House vote on an amendment to the USA Patriot Act that would have made it easier for federal investigators to review the records of libraries and bookstores on national security grounds. Representatives were voting on a measure to block the amendment -- not on the amendment itself, although it was effectively rejected. The measure passed, 238 to 187.

Published: 06 - 21 - 2005 , Late Edition - Final , Section A , Column 4 , Page 2


Precisazione

Pubblicata: 21 giugno 2005, martedì

La tabella sui voti del Congresso di domenica, in alcune copie, ha riferito imprecisamente di un voto della Camera dei Rappresentanti su un emendamento al Patriot Act che avrebbe reso più facile agli investigatori federali esaminare le registrazioni sugli utenti di biblioteche e di librerie in base a motivi di sicurezza nazionale. I rappresentanti votavano una misura per bloccare l'emendamento - non sull'emendamento stesso, benché esso sia stato effettivamente rifiutato. La misura è passata, 238 a 187.

Pubbicato: 21-06-2005 , Ultima Edizione - Finale , Sezione A , Colonna 4 , Pagina 2

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NATIONAL DESK | June 20, 2005, Monday

Libraries Say Yes, Officials Do Quiz Them About Users

By ERIC LICHTBLAU (NYT) 1396 words
Late Edition - Final , Section A , Page 11 , Column 5

ABSTRACT - Study commissioned by American Library Assn finds that law enforcement officials have made at least 200 formal and informal inquiries to libraries for information on reading material and other internal matters since Oct 2001; finds agents used subpoenas or other formal demands in some cases, and that some librarians turned down some requests that were made informally; library issue has become most divisive in debate on whether Congress should expand or curtail government powers under Patriot Act (M)


Le Biblioteche confermano: Sì, funzionari federali fanno domande sui loro utenti

di ERIC LICHTBLAU (NYT)  1396 parole
Ultima edizione - Finale, Sezione A, pagina 11, colonna 5

ABSTRACT
-
Lo studio commissionato dall'American Library Association (ALA) rivela che i funzionari incaricati dell'applicazione del Patriot Act hanno fatto almeno 200 richieste formali ed informali alle biblioteche per ottenere informazioni sui materiali presi in lettura e su altri argomenti interni, a partire dall'ottobre del 2001; che gli agenti hanno usato un atto di citazione o altre richieste formali in alcuni casi, e che alcuni bibliotecari hanno rifiutato quelle richieste che erano state fatte in maniera informale; quanto accade nelle biblioteche è diventato il tema più lacerante nel dibattito su quanto dovrebbe fare il Congresso, se espandere o restringere i poteri del governo a norma del Patriot Act. (M)

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EDITORIAL DESK | June 17, 2005, Friday

A Wake-Up Vote in the House

(NYT) Editorial 272 words
Late Edition - Final , Section A , Page 26 , Column 1

ABSTRACT - Editorial praises House for heeding public's growing fears for their liberties under Patriot Act's sweeping police powers; regrets that its vote to deny FBI blanket power to seize library and bookstore records did not go further to address manifold flaws in Patriot Act

[Fonte: URL]

Dalla Camera un voto che suona da "sveglia"

(NYT) Editoriale 272 parole
Ultima Edizione - Finale, Sezione A, pagina 26, colonna 1

ABSTRACT - L'editoriale invita la Camera a tenere conto dei crescenti timori del pubblico per le sue libertà sotto il Patriot Act che accresce i poteri della polizia; si rammarica che il voto che ha rifiutato all'FBI carta bianca nell'accesso alle registrazioni di biblioteche e librerie non si sia spinto sino a correggere i numerosi difetti del Patriot Act..


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NATIONAL DESK | June 16, 2005, Thursday

House Rejects One Provision Of Patriot Act

By CARL HULSE; ANNE E. KORNBLUT CONTRIBUTED REPORTING FOR THIS ARTICLE. (NYT) 873 words
Late Edition - Final , Section A , Page 1 , Column 1

ABSTRACT - House votes, 238 to 187, to block provision of USA Patriot Act that makes it easier for federal investigators to review records of libraries and bookstores on national security grounds; critics call provision excessive grant of authority to Federal Bureau of Investigation that threatens privacy and fundamental constitutional rights; coalition of House liberals and conservatives voting against porvision say this should send message to administration that lawmakers are leery of maintaining all elements of law even as Pres Bush seeks to renew act; White House has threatened to veto measure if it impedes Patriot Act (M)

[Fonte: URL]

La Camera USA respinge una misura del Patriot Act

di CARL HULSE; ANNE E. KORNBLUT CONTRIBUTED REPORTING FOR THIS ARTICLE. (NYT) 873 words
Ultima edizione - Finale, Sezione A, Pagina 1 , Colonna 1

ABSTRACT - La Camera dei rappresentanti vota, 238 a 187, per bloccare la misura del Patriot Act USA tesa a rendere più facile per gli
investigatori federali esaminare le registrazioni delle biblioteche e delle
librerie per motivi di sicurezza nazionale; i critici definiscono la misura
una eccessiva concessione di autorità all'FBI, che minaccia la privacy ed
i diritti costituzionali fondamentali;
la coalizione di liberals e conservatori
della Camera che hanno votato
contro il provvedimento dicono che questo voto dovrebbe avere  trasmesso all'Amministrazione
il messaggio che i legislatori sono cauti e desiderano mantenere tutti gli elementi della legge vigente anche se il presidente Bush cerca di introdurre nuove misure;
la Casa Bianca ha minacciato di porre il veto alla misura se essa impedisce l'approvazione del Patriot Act (M)


 


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postato da: biblaria | 13:07 | commenti

domenica, 07 agosto 2005

HIROSHIMA 1945 – IRAQ 2005

RICATTO ATOMICO E GUERRA
  Un collage audiovideo e un articolo 

«Hiroshima Nunca Mais!», Hiroshima mai più, è il titolo della composizione audiovisuale realizzata dalla pacifista brasiliana Jussara Simões in occasione dei 60 anni trascorsi da quel 6 agosto del 1945 quando "little boy" fu sganciato da un bombardiere americano sulla città giapponese di Hiroshima. Era l'alba atomica di un giorno buio che è tuttaltro che tramontato.

Per vedere il collage audivisuale cliccare sull'immagine sotto.
(Nota:
il 10 agosto il video è stato rilocato per eccesso di traffico ed è ora nuovamente accessibile)

[video Hiroshima]


Perché a sessanta anni dalle stragi atomiche di Hiroshima e Nagasaki occorre ritornare sulle motivazioni che portarono alla loro decisione? Rispondono due studiosi americani nell'articolo "From Hiroshima to Iraq and Back" pubblicato da ZNet, voce autorevole dell'opposizione politico-sociale statunitense. Lo riproduciamo di seguito nella traduzione italiana per PeaceLink. Gli autori insegnano in università americane.

Bibl'aria sostiene, senza se e senza ma, tutte le iniziative contro la guerra e per la immediata cessazione dell'invasione dell'Iraq, e riafferma che la pace e il pieno esercizio, senza restrizioni e discriminazioni, delle libertà intellettuali (di informazione, documentazione, circolazione, comunicazione e scambio) e dei diritti culturali sono valori fondanti della professione e della comunità bibliotecaria in tutto il mondo.

   

   DA LEGGERE 
   
Hiroshima / John Hersey
- 174 p, Milano : Gruppo editoriale Fabbri-Bompiani-Sonzogno-ETAS, 1987. [chiedi in Biblioteca]
(famosissimo reportage di uno scrittore americano poco dopo l'esplosione).

[Hiroshima]Hiroshima. Il racconto di sei sopravvissuti / John Hersey - 209 p.,  Piemme, 2005.
(John Hersey è tornato a Hiroshima alla ricerca delle sei persone di cui aveva raccontato la vicenda).


[ZNet]
PeaceLink
  

Da Hiroshima all'Iraq e ritorno

Nel 1945 Harry Truman giustificò lo sgancio delle bombe atomiche sul Giappone in nome della sicurezza degli statunitensi. Nel 2005, 60 anni dopo, George W. Bush giustifica l'occupazione dell'Iraq con lo stesso motivo

di Sharon K. Weiner e Robert Jensen
[fonte: ZNet  - 5 agosto 2005]


Il 6 agosto è una giornata che si rivolge a molti dei cittadini statunitensi. E' la data data che chiede silenziosamente di prendere atto per aver lanciato un ordigno nucleare su Hiroshima e aver scagliato il mondo nell'era atomica, nel 1945.

Ma questa data ci obbliga anche a considerare le nostre scelte odierne quanto a libertà e sicurezza, un'equazione che ci ha perseguitato fin dal 1945 e che oggi è in gioco in Iraq.

La giustificazione iniziale di Harry Truman per aver usato un'arma nucleare fu che essa avrebbe salvato le vite degli statunitensi obbligando il Giappone alla capitolazione e risparmiando le vittime che ci sarebbero state con l'invasione. Ma questo argomento che le armi nucleari fossero un male necessario non stava in piedi, mentre sono aumentati dei legittimi dubbi sulla giustificazione di Truman.

Gli storici hanno dimostrato come i funzionari statunitensi sapessero che il Giappone era sul bordo del precipizio ancora prima che la bomba fosse sganciata e che Truman, in seguito, dicesse che il numero di vittime statunitensi previste in caso di invasione era stato aumentato di molto. Infatti, molti dei consiglieri militari di Truman si opponevano allo sgancio della bomba, oppure allo sgancio in aree altamente popolate.

C'è ampio consenso, comunque, su un altro scopo: il bombardamento di Hiroshima mandò un inequivoco segnale all'Unione Sovietica e al mondo che gli Stati Uniti intendevano esercitare il loro dominio nel mondo del dopo-guerra, con ogni mezzo necessario. In altre parole, lo sgancio delle bombe era una dichiarazione politica ma non una necessità militare. Una concezione certa delle politiche del dopo-guerra portò Truman ad incenerire più di 100.000 Giapponesi, per la maggior parte civili, e ad iniziare una costosa corsa agli armamenti nucleari. Portò anche la maggior parte delle successive generazioni di Americani a credere che il rischio di un olocausto nucleare fosse accettabile -- come diceva il detto, meglio morti che rossi.

La bomba su HiroshimaQuesto quasi consenso, durato 50 anni, per cui gli obiettivi politici degli Stati Uniti valevano il rischio del nucleare, è rimasto intatto fino al crollo dell'Unione Sovietica. La guerra in Iraq ha reso chiaro che un nuovo consenso su come assicurare lo "stile di vita americano" non è solo desiderabile ma essenziale.

La guerra in Iraq è iniziata come una promessa agli Americani: se rischierete le vite dei vostri figli, potremo eliminare un leader coinvolto negli attentati dell'11 settembre e che possiede armi di distruzione di massa da usare in attacchi futuri. Quando queste giustificazioni si sono rivelate fittizie, il casus belli si è trasformato in una guerra per diffondere la democrazia e distruggere i terroristi prima che varchino i nostri confini. Questo compromesso si è rivelato altrettanto problematico, dato che gli Americani e gli Iracheni vengono uccisi in un conflitto che sta creando altri terroristi e alimentando il sorgere di un secolo anti-americano.

Le conseguenze di questo nuovo strabiliante affare che stiamo accettando, in nome del nostro stile di vita e della nostra sicurezza, stanno diventando chiare:

- Il danno economico causato da una guerra costosa, inizialmente non reso noto con onestà.

- La reputazione degli Stati Uniti all'estero che, già traballante, è stata ulteriormente degradata

- L'uso della tortura, gli omicidi mirati di civili, le estorsioni ottenute detenendo bambini e donne, tattiche che sono illegali o considerate inaccettabili nella maggior parte del mondo

- Aumento del declino morale negli Stati Uniti

- La trasformazione dell'Iraq in un campo di addestramento per i terroristi del domani, mentre aumenta l'ostilità verso gli Stati Uniti e l'Occidente nelle prossime generazioni di Arabi e Musulmani.

Un soldato Usa in IraqCi vorranno forse 60 anni per capire che nel dopo 11 settembre gli Stati Uniti stanno dilapidando la buona fede del mondo e creandone uno dipendente dall'uso ripetuto della forza militare all'estero nel tentativo di garantire la sicurezza a casa? Non possiamo capire che una tale politica -- non importa quale sia la sua moralità e legalità -- è condannata a fallire?

Nel 1945 Harry Truman ci accompagnò nella Guerra Fredda con dubbie rivendicazioni sulla necessità di usare le armi nucleari. Nel 2005 George W. Bush ci ha detto che saremmo stati più sicuri dal terrorismo se avessimo continuato ad occupare un paese che non aveva connessioni con i terroristi dell'11 settembre, finché la nostra invasione e la presenza delle truppe statunitensi li ha portati in Iraq.

L'importanza di Hiroshima nell'Iraq di oggi si spinge oltre l'incoraggiarci a mettere in dubbio le giustificazioni iniziali del presidente: ci chiede di considerare se l'acquiescenza a questo offuscamento non ci poterà su un sentiero che rimpiangeremo di aver preso.

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Note:

Tradotto da Carlo Martini per www.peacelink.it (Qui)
Il testo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali citando le fonti, l'autore e il traduttore.

Sharon K. Weiner è assistente professore alla School of International Service presso la American University e può essere contattato all'indirizzo at skweiner@american.edu .

Robert Jensen è professore associato alla School of Journalism alla University of Texas, ad Austin, e può essere contattato all'indirizzo rjensen@uts.cc.utexas.edu.



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postato da: biblaria | 21:54 | commenti