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domenica, 30 ottobre 2005

BIBLIOTECHE IN IRAQ DOPO L'INVASIONE

Biblioteche in Iraq:  che recupero dopo «un disastro nazionale oltre ogni immaginazione»?
  
Sandy English


PUBBLICHIAMO IN TRADUZIONE ITALIANA IL RECENTE ARTICOLO DI SANDY ENGLISH CHE DESCRIVE AL GRANDE PUBBLICO LA DIMENSIONE DEL DISASTRO CULTURALE PROVOCATO DALL'INVASIONE USA DELL'IRAQ AD UNO DEI PIÙ ANTICHI TESORI DELL'UMANITÀ.
L'ARTICOLO RIPRENDE IL RECENTISSIMO REPORT
DALL'ASSOCIAZIONE DEI BIBLIOTECARI DEL MEDIO ORIENTE STILATO AD HARVARD.

Dopo la "Risoluzione ALA" che ha stigmatizzato le conseguenze della occupazione militare sul patrimonio culturale delle biblioteche e dei musei iracheni chiedendo il ritiro delle truppe americane dall’l'Iraq, il muro del silenzio si comincia a rompere, almeno negli Stati Uniti. E in Italia?



[MELA Report on Iraq Libr.]

La pagina web del MELA, l'Associazione dei bibliotecari del medio oriente, con il Rapporto "Indispensable yet Vulnerable" sullo stato disastroso delle biblioteche irachene a causa dell'invasione americana e dell'occupazione. Il documento è del 10 agosto 2005. Al suo interno sono menzionati anche gli interventi italiani di Un Ponte per e la cooperazione in atto tra la Biblioteca nazionale di Firenze e quella di Baghdad.
L'articolo di Sandy English che pubblichiamo sotto (in italiano a cura di Bibl'aria) illustra alcuni aspetti salienti della lunga e dettagliata denuncia contenuta nel rapporto.

La situazione che emerge era ed è gravissima. Le parole usate nel rapporto stilato ad Harvard e quelle della giornalista americana che lo sintetizza sono pesanti e assai chiare. Non si tacciono responsabilità e non si usano diplomatismi e infingimenti vari. Si parla anche di  un incendio appiccato a Nassyria dalle forze di coalizione durante uno scontro con le milizie sciite di al Sadr nel mese di maggio 2004 che ha causato il rogo di oltre 40.000 manoscritti. A Nassyria, allora sotto governatorato militare italiano.
Un esempio di "tono civile" invidiabile; in Italia ce lo sogniamo, verificando ogni giorno come anche le "istituzioni di garanzia" preferiscono smorzare, sopire. troncare.
Ma le responsabilità in questa guerra che continua con un tributo sanguinario quotidiano cui sembra ci si stia assuefacendo, non potranno essere cancellate con la dimenticanza. In questi giorni le rivelazioni sul Niger-gate mostrano il ruolo italiano nel costruire le false prove citate da Bush per giustificare l'invasione dell'Iraq. Un'avventura sciagurata già costata decine di miglia di morti e che per la cultura di quel paese ha rappresentato «un disastro nazionale oltre ogni immaginazione». I più colpiti da questo disastro sono proprio le biblioteche, gli archivi e i musei iracheni.

Sarebbe ora che la voce dei bibliotecari e degli archivisti italiani si unisse a quella dei colleghi statunitensi che hanno chiesto il ritiro delle truppe americane dall'Iraq. Bibl'aria ha invitato pubblicamente l'AIB e le altre associazioni italiane del mondo bibliotecario, archivistico e della documentazione a sottoscrivere una risoluzione, analoga a quella approvata questa estate dall'ALA (l'associazione sorella americana), in cui si chieda l'immediato ritiro dei militari italiani in Iraq e la cessazione dell'occupazione.
Finora l'invito è stato ignorato, ma questo mese l'AIB terrà il suo primo congresso nazionale dopo la "crisi" del 2004 e l'elezione a presidente del prof. Mauro Guerrini, e in quella sede riteniamo che la questione della "posizione sulla guerra" non possa essere ulteriormente elusa.


Cfr. La Risoluzione ALA è stata pubblicata in italiano sul Biblog QUI .
Cfr. Il precedente articolo di Sandy English è in italiano sul Biblog QUI .

Pubblichiamo di seguito, nella traduzione italiana curata da Bibl'aria, il testo dell'articolo di Sandy English pubblicato il 17/09/2005 dal WSWS. Il testo originale, ripubblicato da Uruqnet.info, è stato ripreso e presentato il 19 settembre sul Biblog QUI .

  uruknet.info
  اوروكنت.إنفو
World Socialist Web Site
    informazione dall'iraq occupato


Biblioteche in Iraq: che recupero dopo «un disastro nazionale oltre ogni immaginazione»?
di Sandy English
17 settembre 2005 
basbu5.jpg
La Biblioteca centrale dell'Università di Basra: libri distrutti dal fuoco - Giugno 2003


17 Settembre 2005

Sotto gli auspici della Middle East Library Association, Jeff Spurr (della Biblioteca di belle arti dell’Università di Harvard) ha stilato il più recente rapporto sulle condizioni delle biblioteche universitarie irachene dall’invasione americana in poi. Il documento, che ha come titolo Indispensable yet Vulnerable: The Library in Dangerous Times (Indispensabile e tuttora vulnerabile: la biblioteca in tempi pericolosi) descrive lo stato di queste istituzioni, mettendo sotto esame soprattutto le più prestigiose e grandi. Descrive inoltre i vari sforzi internazionali in corso per aiutarle.

 

Il rapporto documenta gli avvertimenti che l’Amministrazione Bush aveva ricevuto circa i pericoli ai quali una invasione americana avrebbe sottoposto l’eredità culturale dell’Iraq. Nei mesi di febbraio e aprile del 2003, l’International Council of Museums (ICOM) avvertì il Dipartimento della Difesa sulla sua responsabilità nella protezione del patrimonio culturale. Citando le disposizioni del 1954 della Convenzione dell’Aia sulla protezione del patrimonio culturale in caso di conflitto armato, l’ICOM aveva chiesto che le forze della coalizione “proibiscano, prevengano e, se necessario, mettano termine a ogni forma di furto, saccheggio o appropriazione indebita e ad atti di vandalismo diretti contro il patrimonio culturale”.[1]

 

Il comitato internazionale dello Scudo Blu (Blue Shield) dichiarò il 7 marzo 2003, che “l’accesso all’autentica eredità culturale è un diritto basilare dell’uomo” e che “l’Iraq è riconosciuto universalmente per essere particolarmente ricco di eredità culturale... La perdita di parti di quell’eredità certamente rappresenterebbe una perdita per tutti i popoli del mondo”. E ha invitato tutte le nazioni che ne hanno le capacità, ad elaborare programmi dettagliati per proteggere l’infrastruttura culturale irachena e per accertare e riparare ogni danneggiamento procuratole.

 

Come osserva Spurr, “gli avvertimenti sono rimasti ignorati”. Nei giorni che seguirono il crollo del regime baathista nell’aprile del 2003, gran parte delle biblioteche irachene, dei musei e dei siti archeologici, ad eccezione del nord kurdo, vennero sottoposti a vandalismi, furti, e spesso parzialmente o interamente distrutti. I responsabili: saccheggiatori di professione, baathisti preoccupati di tracce documentarie per eventuali incriminazioni, Iracheni furenti contro il regime precedente e forze le cui motivazioni non sono pienamente comprensibili.

 

Il rapporto continua: “Il fatto ben noto che le truppe americane sono state schierate per proteggere il Ministero del Petrolio dimostra che musei, biblioteche, altri ministeri e istituzioni potevano essere protetti in modo simile”.

Il rapporto si occupa soltanto dei danneggiamenti subiti dalle biblioteche universitarie più importanti e non riguarda altre istituzioni culturali o biblioteche locali. Esso si basa su numerosi altri rapporti redatti dopo l’invasione, compreso uno stilato da rappresentanti della Biblioteca del Congresso di Washington nel novembre del 2003.[2 ]

 

La Biblioteca nazionale e l’Archivio iracheni


Situato di fronte al Ministero della Difesa di Bagdad, la Biblioteca nazionale irachena e l'annesso Archivio nazionale contenevano 12 milioni di documenti. Oltre a una notevole biblioteca del libro arabo, essa possedeva la più ampia raccolta di giornali arabi del mondo. Conteneva documenti del periodo della monarchia hashemita (1920-1958) e del periodo turco ottomano (1534-1918), così come i documenti del periodo repubblicano dal 1958 ai tempi più recenti.

Poco prima dell’invasione, gli addetti del personale e gli ecclesiastici sciti hanno rimosso quasi il 40 per cento delle collezioni librarie e parte dei documenti per salvaguardarli. Gli ecclesiastici inoltre hanno saldato un portello d’acciaio chiudendo una delle collezioni, che così si è salvata.

Dopo la presa americana di Bagdad l’8 aprile 2003, secondo il rapporto, “un primo fuoco fu appiccato durante la prima fase dei saccheggi dell’11; il fuoco più distruttivo fu appiccato il 14; tra i due eventi agirono a tutela del materiale gli ecclesiastici”.

Un’intera ala della Biblioteca, l’antica biblioteca, è andata quasi completamente distrutta. Questa zona raccoglieva i documenti dall’età repubblicana, cosa che può spiegare i motivi dell’incendio.

Inoltre è andata completamente distrutta la raccolta dei microfilm di periodici e di altri documenti. Il Dott. Saad Eskander, Direttore Generale della Biblioteca, stima che il 60 per cento dei documenti hashemiti siano stati distrutti.

Una parte dei documenti che erano stati rimossi dagli ecclesiastici islamici è andata incontro a un altro disastro. Essi erano stati immagazzinati nello scantinato dell’Ufficio del Turismo, che è stato deliberatamente inondato dai saccheggiatori. Entro l’autunno 2003, i documenti erano stati spostati in uno spazio sopra terra, “dove la missione americana della Biblioteca del Congresso li vide in novembre che esibivano ‘una vasta e attiva crescita della muffa’”.

I congelatori in cui erano stati immessi questi documenti per la conservazione d'emergenza, sono stati spenti per cui nei dispositivi di raffreddamento i documenti continuano a deteriorarsi. Inoltre, l’esperto conservatore nominato dall’autorità provvisoria della coalizione per sovrintendere a questo restauro e ad altri simili, il dott. René Teijgeler, non è stato sostituito dopo che ha lasciato il suo lavoro nel febbraio del 2005, “Un segno ulteriore della indisponibilità americana a prendersi cura della cultura, delle istituzioni culturali e delle conseguenze delle azioni americane e degli alleati che le compromettono,” secondo il rapporto.

Il Dott. Saad B. Eskander, Direttore generale della Biblioteca nazionale e dell’Archivio dell’Iraq, ha descritto gli eventi di metà aprile 2003 come “un disastro nazionale al di là di ogni immaginazione”.

 

La biblioteca centrale Al-Awqaf


La biblioteca semi-privata Al-Awqaf, fondata nel 1920, è l’istituzione più vecchia dell’Iraq moderno. È situata vicino al Ministero della Sanità a Bagdad. Conteneva 45.000 libri a stampa rari, di cui 6.000 erano in scrittura ottomana, e un certo numero di collezioni speciali. Il personale è riuscito a metterne 5.250 in salvo su 7.000, compresa una collezione di Corani.

La relazione di Spurr non contiene una descrizione completa del terribile destino di questa istituzione, ma la Middle East Library Association ha pubblicato sul proprio sito web un primo rapporto redatto nel mese di giugno del 2003 da Al-Tikriti di Nabil, laureatosi alla University of Chicago, e un altro rapporto scritto un anno più tardi dall’archivista iracheno Zain Al-Naqshbandi.

Il 13 o 14 aprile 2003, degli incendiari hanno completamente distrutto la biblioteca. Tutti i 45.000 libri, compresi i manoscritti ottomani e una collezione di testi medici rari, sono andati bruciati; gran parte delle attrezzature della biblioteca, come le macchine Xerox, i condizionatori d’aria e i materiali per le legature, erano state saccheggiate in precedenza (il saccheggio delle apparecchiature è stata prassi abituale anche nelle altre biblioteche). Dei manoscritti, 5.250 si sono interamente preservati. I militari degli Stati Uniti portano la responsabilità della distruzione degli altri 1.744 manoscritti. Essi erano stati spostati prima dello scoppio dell’incendio nel complesso della moschea di Qadiriyya ed erano controllati da una guardia armata. A causa della “politica” di sparare a vista a tutti gli Iracheni armati, i militari degli Stati Uniti hanno ucciso quella guardia il 13 aprile. Il personale della Al-Awqaf ha allora restituito questi manoscritti alla biblioteca, ma non erano più sorvegliati "a causa delle regole americane di ingaggio”. E questi manoscritti sono stati o saccheggiati o inceneriti.

Le modalità di questo incendio doloso hanno suscitano particolari sospetti in Iraq. Secondo rapporti e resoconti della stampa di Al-Tikrit, circa 15 arabi , tutti uomini, hanno bruciato sistematicamente la biblioteca usando una sostanza incendiaria. Altri due uomini di questo gruppo hanno registrato l’incendio doloso su video. Molti Iracheni credono, e il sospetto è stato pure riportato dalla stampa americana, che gli incendiari erano kuwaitiani in base al dialetto da essi adoperato. Questa supposizione, tuttavia, rimane indimostrata.

Nessuna agenzia internazionale sembra essere venuta in aiuto di questa biblioteca.

 

La Casa della saggezza


Il nome deriva dalla grande biblioteca della dinastia abbasside fondata nell’832 e distrutta dai Mongoli nell’invasione di Bagdad del 1258; essa era ospitata dal 1995 in una delle poche strutture abbassidi del tredicesimo secolo sopravvissute a Bagdad. Questa costruzione fu sede del primo Parlamento iracheno. L’istituzione possedeva una piccola collezione di 100 manoscritti ma questi includevano un Corano del nono secolo e un testo di filosofia di Ibn Sina. L’istituzione possedeva un insieme di 5.500 volumi di documenti del Foreign Office britannico, i documenti congressuali americani riguardanti il colpo di stato del 1940 in Iraq, un certo numero di documenti degli Stati Uniti concernenti la Comunità ebraica di Bagdad, come pure i registri di proprietà ottomana e i documenti di corte. Anche se queste collezioni erano tutte delle copie, gli originali erano conservati presso la Biblioteca nazionale e possono essersi persi bruciati.

L’11 aprile sono state saccheggiate le attrezzature. Un’esposizione sul costume ottomano è stata saccheggiata, oltre alla mobilia e a parti mobili della costruzione. I saccheggiatori ritornarono il giorno seguente e rubarono i manoscritti e i libri più importanti della biblioteca, bruciando le attrezzature rimaste. Un testimone ha segnalato che gli incendiari “erano istigati”, secondo il rapporto di Al-Tikrit che però non indica da chi. I libri sono stati visti messi in vendita sulle strade di Bagdad.

 

L’accademia irachena delle scienze e altre biblioteche


L’Accademia irachena delle scienze, un centro di ricerca indipendente a Bagdad, conteneva libri in lingua straniera, manoscritti e tesi non pubblicate. Inoltre possedeva un laboratorio Internet. Alcuni addetti del personale hanno dichiarano che subito dopo l’invasione un carro armato americano ha divelto i cancelli dei locali, ha rimosso la bandiera irachena e se n’è andato. Poco dopo, dei saccheggiatori hanno rubato i dispositivi dell’istituto, i computer, la mobilia, i veicoli e i beni privati del personale che era ospitato negli appartamenti dell’Accademia per motivi di studio. L’Accademia non è stata bruciata mentre parrebbe essere stata saccheggiata dai poveri del luogo.
Spurr segnala che “l’intera raccolta di 175.000 manoscritti e libri della biblioteca del College of Arts dell’università di Bagdad è stata ridotta in cenere”. Dozzine di altre biblioteche dell’intero Iraq sono andate incontro a saccheggi e incendi dolosi. L’estensione del fenomeno a oggi non è ancora del tutto chiara. Secondo la relazione di Spurr, “l’intera biblioteca principale dell’università di Bassora [la seconda più grande città dell’Iraq] è andata bruciata”. La Biblioteca Pubblica Centrale di Bassora ha perso il 100 per cento del posseduto, secondo un rapporto del 2003 presentato all’Unesco da Jean-Marie Arnoult, Inspecteur general des bibliothèques di Parigi.

L’International Federation of Library Associations and Institutions (Ifla) ha segnalato nel maggio 2003 che la Biblioteca Centrale dell’Università di Mossul, con una collezione approssimativa di circa 900.000 libri e pubblicazioni periodiche, è stata saccheggiata. Arnoult valuta che, dopo un appello pubblico del clero islamico, molti volumi sono stati restituiti e alla biblioteca ora manca il 30 per cento delle sue collezioni. Arnoult nota che la biblioteca del Museo di Mossul è stata saccheggiata da “esperti”.

In un’intervista a Inter Press Service pubblicata a febbraio su Asia Times on-line, Fernando Baez, autore di The Cultural Destruction of Iraq e di A Universal History of the Destruction of Books (in spagnolo), ha affermato che oltre 40.000 manoscritti religiosi sono stati distrutti da un incendio appiccato a Nassyria dalle forze di coalizione durante uno scontro con l’esercito del Mahdi Muqtada al Sadr nel mese di maggio 2004. Baez stima che le perdite totali dei libri, dei periodici e dei manoscritti iracheni eccedono in numero i 10 milioni.

 

L’aiuto internazionale per la ricostruzione


Il rapporto sottolinea il fatto che i problemi principali per la ricostruzione delle biblioteche irachene vengono dalla distruzione delle infrastrutture e dalla “situazione di rapido deterioramento, dall’esiguità dei fondi e di iniziative mirate sul territorio”. Un certo numero di nazioni e di istituzioni private hanno fornito assistenza alle biblioteche dell’Iraq per attenuare gli effetti dei saccheggi e degli incendi dolosi di due anni fa. Istituzioni della Repubblica Ceca hanno addestrato il personale della Biblioteca Nazionale per migliorare i metodi di conservazione. La First Lady del Qatar ha impegnato 15 milioni di dollari a sussidio della ricostruzione. L’Unesco e l’Organizzazione Mondiale della Sanità hanno impegnato fondi. Le bibliografie on line e le banche dati di testi integrali, come OCLC ed EBSCO, forniscono uno degli aiuti più tangibili. Inoltre, la Library of Congress di Washington ha promesso aiuti per il 2004, ma ancora debbono produrre effetti. Questo mese la British Library ha presentato la Biblioteca e l’Archivio nazionali iracheni con le riproduzioni di microfiche e microfilm dei manoscritti che sono stati persi dal museo. Il Programma per l’istruzione superiore e lo sviluppo dell’Iraq dell'USAID ha sponsorizzato parecchi programmi delle università americane. Tuttavia, le note del rapporto segnalano che gli impegni finanziari su questo programma per i prossimi tre anni sono incerti.

 

L’impegno dei governi americano e britannico rimane debole, in considerazione dell’ampiezza dei danni e della responsabilità che essi ne portano. La scarsità di tale aiuto si pone in forte contrasto rispetto al supporto e alla partecipazione di studiosi e bibliotecari degli Stati Uniti e della Gran Bretagna per la rapida ricostruzione dei patrimoni e delle infrastrutture delle biblioteche irachene.

Questo rapporto indica chiaramente che il mondo è stato testimone di qualcosa di più del furto delle vite, del benessere e della felicità di un popolo. Esso documenta la distruzione di una cultura. Qualunque sia stata l’intenzione dei pianificatori dell’invasione americana, nella vita intellettuale così come nella politica e nell’economia essa è stata funzionale a uno scopo obiettivo: derubare il popolo dell’Iraq della coscienza del suo passato. Permettendo la distruzione delle biblioteche irachene, gli Stati Uniti hanno posto il fondamento intellettuale per l’oppressione neocolonialista.

 

Note

[1] Gli Stati Uniti e la Gran Bretagna, ricorda il rapporto, sono fra le poche nazioni che non hanno firmato questo accordo.

[2] La maggior parte di questi rapporti, che forniscono ulteriori dettagli sulla distruzione delle biblioteche e delle collezioni manoscritte irachene, come pure dell’Archivio ebraico scoperto dagli Americani nelle sedi del Muhkhabarat Ba’thista [il servizio di intelligence iracheno], possono essere letti sul sito web dell’associazione dei bibliotecari del Medio Oriente (MELA), Commissione sulle biblioteche irachene: http://oi.uchicago.edu/OI/IRAQ/mela/melairaq.html

Traduzione italiana a cura di Bibl'aria /cf.

 (fonte:   WSWS )
   


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mercoledì, 26 ottobre 2005

BIBLIOTECHE DIGITALI
 a cura di Pietro Tumminello

   MSN Book Search  
   DOPO GOOGLE E YAHOO ANCHE MICROSOFT  
  
«entrerà» nei libri  

Un anno fa l'annuncio era sulle prime pagine dei maggiori quotidiani internazionali: la Grande Biblioteca di Alessandria che fu per gli antichi lo scrigno universale del sapere rinascerà dalle sue ceneri, digitale, online e aperta a tutti. Parola di Google, che scendeva in campo con la sua potente tecnologia, un accordo con cinque delle più grandi e prestigiose biblioteche del mondo e un programma di adesione rivolto ad autori, editori e biblioteche; ma soprattutto con un investimento faraonico che neppure un governo — con i tempi (e le spese di guerra) che corrono — si potrebbe permettere. Nasceva Google Print, un progetto di biblioteca universale che si prefigge di scansionare nei prossimi anni milioni e milioni di libri per digitalizzare e rendere accessibile ovunque il patrimonio scritto dell'umanità (ne abbiamo parlato il 16/12/2004 e il 24/06/2005).

Il progetto è partito subito ed è in pieno svolgimento (da poco anche in Italia). I "visionari" di Google hanno colto tutti di sorpresa: nell'estate di quest'anno hanno reagito i francesi lanciando un progetto inter-istituzionale europeo che finora però è rimasto sulla carta, e poi è arrivata la prima reazione dei potentati editoriali americani: Google – sostengono – prima di digitalizzare i loro volumi sotto copyright, anche quelli nelle biblioteche che partecipano al progetto, deve accordarsi con gli editori e gli autori. Cosicché Google Print ha sospeso le sue operazioni sui libri protetti e ha messo in mora gli editori fino al prossimo primo novembre, in attesa che facciano conoscere le loro decisioni: o stare dentro o rimanere fuori dal progetto. Nel frattempo, mentre l'industria editoriale intenta le prime cause sul "malfatto", ai primi di ottobre è arrivata la contromossa "realista" del maggiore concorrente di Google, Yahoo, seguita ieri dall'annuncio che Microsoft ha in cantiere MSN Book Search, un nuovo motore di ricerca sui libri digitalizzati che vedrà la luce nel 2006.

Altri due giganti hanno dunque deciso di "entrare" nei libri. Ma con una visione e una strategia diversa: Google vorrebbe "convincere" editori e autori che allentare la morsa del copyright sull'accessibilità digitale dei libri farebbe più bene che male, per le ricadute culturali e sociali che ne deriverebbero e di cui la stessa industria beneficierebbe, comprese le spinte ad innovarsi piuttosto che arroccarsi; per Microsoft si tratta viceversa di approntare e gestire un nuovo canale dal quale spremere royalties sul copyright – le dichiarazioni che hanno accompagnato l'annuncio del nuovo motore di ricerca sui libri
targato MSN sono in questo senso illuminanti (vedi l'articolo del NYT nel riquadro sotto). E Microsoft conta in ciò anche su Yahoo. Entrambe alleate (come in Cina) per arginare l'espansione di Google, la sua "filosofia libertaria", quel suo modello di software tutto in rete e gratuito che minaccia alle radici l'impero di Microsoft, e un modello di business che non soltanto ha reso Google miliardaria ma anche capace di reinvestire in progetti culturali e di utilità collettiva (a scala mondiale) che finora erano stati ritenuti impossibili o non profittevoli. Una grande sfida epocale dunque, che ha già prodotto quello che sul New York Times, nell'articolo che pubblichiamo sotto, viene chiamato «movimento di ricerca online sui libri». Questo movimento ormai è nato e fermare Google non è evidentemente possibile. Ma mettersi sulla sua scia per guadagnarci tramite il copyright sì. E che sia proprio questa la bandiera con cui è scesa in campo Microsoft risulta chiaro dalle dichiarazioni riportate dalla giornalista del NYT. Con il suo servizio di Book Search, Microsoft tenterà di aprire in Internet una nuova via della seta per portare agli editori royalties su ogni pagina che sarà letta in rete attraverso il suo motore, e gli editori ricambieranno MSN con il permesso di digitalizzare le opere di cui detengono il copyright. Questo il trade-off. Probabilmente si farà, ma la sfida rimane aperta e non è detto che il mercato risponda come sta accadendo con la musica commerciale online, anche perché libri e lettura sono un'altra cosa.

Quindi non c'è nulla da rammaricarsi se questa sfida lanciata da Google verso un'accessibilità universale dei libri sta richiamando un numero crescente di attori (HP, Adobe, altre tre grandi biblioteche Usa, gli Archivi nazionali inglesi, l'Internet Archve ecc.) e se tra di loro stanno nascendo partenariati, competizioni e anche schieramenti. Due ci sono già: il primo è attorno a Google, il secondo è costituito dalla neonata "Open Content Alliance" cui hanno aderito Yahoo e Microsoft.

Open Content Alliance

L'Alleanza (OCA) nasce dalla filosofia dell'Open Source di Richard Stallman e dall'esperienza di un suo collega e amico,
Brewster Kahle, – due protagonisti della Silicon Valley degli anni '70 e '80, della sua cultura hacker, del copyleft, del nonprofit ecc. – che ha creato l'Internet Archive e ha da poco fondato l'Alleanza.
In una intervista del 29 settembre (qualche giorno prima del lancio di OCA) trasmessa dalla televisione pubblica americana PBS, Kahle parla ampiamente degli effetti negativi della legge americana del 1976 che ha esteso il copyright, e a proposito delle licenze Creative Commons afferma: «La gente dice oh! è una nuova idea radicale. Al contrario, non è affatto vero. Le leggi sul copyright sono cambiate e hanno assunto una struttura così radicalmente diversa che in realtà si sta solo cominciando a capire quanto essa sia nefasta. Dunque nel '76, improvvisamente hanno reso ogni cosa protetta da copyright». Molto significativo anche l'iquadramento che Kahle fa del progetto biblioteca di Google nella stessa ottica dell'Internet Archive da lui fondato e sviluppato: «E così ora dobbiamo andare indietro per riempire Internet e rimettere tutto il vecchio materiale. Così Google sta scannerizzando libri, noi stiamo scannerizzando libri con le biblioteche, e l'idea di andare a metterli online in modo che li potete leggere, scaricare, stamparli e usare è una fantastica opportunità. E io penso che vedremo uscirne alcune cose davvero straordinarie. Le leggi sul copyright, di nuovo, sono state così malamente distorte!». Le affinità di cultura tra i due progetti e i loro fondatori (Sergej Brin e  Larry Page per Google) sono evidenti, meno lo sono (almeno per il grande pubblico) le diverse valutazioni che essi danno rispetto a un progetto di biblioteca universale in Internet, che attengono ad aspetti tecnici e concettuali sull'archiviazione, l'indicizzazione, i meta-dati e così via. Un organismo come l'Alleanza nasce proprio da queste diverse valutazioni, da un lato come "contenitore" di filoni diversi ma convergenti – la biblioteca universale in Rete – e dall'altro con l'obiettivo di fare "sistema".

Un obiettivo encomiabile alla cui realizzazione l'Alleanza ha inteso fornire un letto collaborativo per così dire "neutrale", tant'è che fin dall'inizio Kahle non ha fatto mistero di sperare soprattutto sull'adesione di Google. E invece ad aderire tempestivamente, esordendo
come nuovo player subito dopo Yahoo, è stata Microsoft. Un indubbio successo per l'Alleanza, ma anche una contraddizione. Infatti l'alleanza Open Content ha come sua "ragione sociale" i contenuti aperti, ovvero dare pieno accesso a tutti i contenuti liberi da copyright, ovvero niente di veramente diverso da quanto offre all'utente il progetto Google, al di là della possibilità che esso consente di fare ricerche anche su libri protetti da copyright che poi però ci si deve procurare in biblioteca o in libreria (la contestazione degli editori a Google sulla digitalizzazione preventiva che consente tali ricerche è una rivendicazione sostanzialmente economica). Pertanto ha ragione Kahle: la filosofia dell'Open Content dell'Alleanza non è in contraddizione con quella che ispira Google Print. Ma l'adesione di Microsoft all'OCA cambia le cose. Il bello – se così si può dire – è infatti che Microsoft col suo Book Search si prefigge soprattutto di "aprire" i contenuti sotto copyright, ma di farlo introducendo qualche tipo di pay per page – che non è un'interpretazione di open content facile da inghiottire. Non è difficile quindi immaginare su cosa vertano i colloqui di questi giorni tra Kahle e Google e perché quest'ultima non abbia ancora annunciato nulla sull'invito ad aderire all'Alleanza. La posta in gioco è molto alta, non solo come business, e la sfida molto bella e aperta. Peccato che le biblioteche vi svolgano per ora un ruolo più da spalla che non da protagonista, eppure la posta in gioco le riguarderà profondamente: il loro futuro sarà legato a un supporto commerciale? Se dovesse affermarsi un modello pay per page ci sarebbero nuovi forti motivi per temerlo.  p.t.

Pubblichiamo di seguito il testo integrale dell'articolo di Katie Hafner apparso sul New York Times del 26/10/2005. Traduzione italiana a cura di Bibl'aria /pt.

The New York Times
 26 ottobre 2005

Microsoft offrirà una ricerca online sul contenuto dei libri

di KATIE HAFNER

SAN FRANCISCO, 25 ottobre – Microsoft ha annunciato martedì che ha intenzione di unirsi al movimento di ricerca online sui libri con un nuovo servizio che si chiamerà MSN Book Search.

E dando il proprio assenso alla crescente influenza del gruppo dell'Open Content Alliance da poco formatosi, Microsoft ha annunciato i suoi programmi per unirvisi. Il gruppo sta lavorando per digitalizzare il contenuto di milioni di libri e metterlo su Internet, accessibile a testo integrale a chiunque, ma rispettando i diritti dei titolari di copyright.

Microsoft sta dando all'alleanza il contributo attualmente più consistente - 5 milioni di dollari - che è abbastanza per acquisire via scanner circa 150.000 libri. 

Allineandosi con l'Open Content Alliance, MSN unisce le sue forze alla capacità di archiviazione di Yahoo, che ha annunciato questo mese il proprio supporto al progetto.

Parecchie università, comprese l'università della California, la Colombia e la Rice University, come pure l'Internet Archive e gli archivi nazionali della Gran-Bretagna, hanno aderito all'alleanza.

MSN Book Search andrà in linea nel corso del prossimo anno in versione di test.  Sebbene il contenuto dei libri fuori-copyright sarà accessibile gratuitamente dal motore di ricerca MSN sui libri, Microsoft sta discutendo con gli editori sul come si potrebbe far pagare per i libri sotto copyright – forse per pagina, forse per capitolo.

"Per le cose sotto copyright stiamo esaminando una intera serie di modelli di business", ha detto Danielle Tiedt, direttore generale delle aquisizioni di contenuti di ricerca della MSN.

L'analogo servizio di Google, denominato Google Print, è andato incontro a molte critiche da quando è stato annunciato, quasi un anno fa.

Il mese scorso, un gruppo di autori ha citato Google, asserendo che Google Print opera in violazione del copyright. Mentre soltanto dei frammenti di testo sono visualizzati nel corso di una ricerca, un libro – dicono gli autori – deve essere digitalizzato nella sua interezza per farvi delle ricerche.

Nell'ultima settimana, cinque grandi editori – McGraw-Hill, Pearson Education, Penguin Group, Simon & Schuster and John Wiley & Sons – hanno intentato una causa simile.

Anziché usare l'approccio "opt-out" adottato dal progetto biblioteca di Google Print, che dà tempo ai titolari di copyright fino al primo novembre per contattare Google se non desiderano che le loro opere siano scansionate, MSN ed altri membri dell'Open Content Alliance intendono chiedere l'autorizzazione dei titolari di copyright prima di digitalizzare un'opera.

"Siamo fortemente a favore del metodo 'opt-in'", dice la signora Tiedt.  "Siamo decisamente sulla linea di proteggere il copyright e la proprietà intellettuale".

"Adesso siamo partiti e davvero poche istituzioni diranno no", ha detto Rick Prelinger, coordinatore dell'Open Content Alliance.

L'alleanza è figlia di un'idea di Brewster Kahle, il fondatore dell'Internet Archive, un'organizzazione non-profit di San Francisco che sta costruendo una vasta biblioteca digitale.

Kahle ha detto ripetutamente che una delle sue più grandi speranze è ottenere che Google partecipi al progetto. Martedì Kahle ha detto che i colloqui con Google sembrano progredire verso un accordo. E sempre martedì Nathan Tyler, un portavoce di Google, ha confermato che Google stava parlando con il sig. Kahle sulla partecipazione all'alleanza, ma non c'era niente tuttavia da annunciare.

Traduzione italiana Bibl'aria/pt
 (fonte:   NYT )


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postato da: biblaria | 23:57 | commenti

martedì, 11 ottobre 2005

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mercoledì, 05 ottobre 2005

BIBLIOTECA E DISABILI

«LEGGIMI UN LIBRO»
       Donare la propria voce a un libro     
 Bibl'aria offre un servizio di podcasting
2005
5

Ottobre


«Leggimi un libro»
Presentazione della campagna
5 ottobre Roma, Sala stampa, Camera dei Deputati
Via della Missione, 4

In occasione della presentazione oggi a Roma della campagna promossa da Marco Marandola attraverso il sito www.dirittoallacultura.org e in concomitanza con il suo inizio ufficiale, Bibl'aria offre il suo attivo contributo inaugurando un innovativo servizio di podcasting che consente di produrre, raccogliere e distribuire subito in Rete audiolibri.

Chi vorrà donare la propria voce a «Leggimi un libro» – sia lettori professionisti sia di buona volontà ma alla prima esperienza – potrà da oggi utilizzare il sistema completo di registrazione e distribuzione (podcasting) messo a disposizione da Bibl'aria. Si tratta dello stesso innovativo sistema di "audiobook" su Internet lanciato questa estate dalla Public Library di New York. Chi vuole ascoltare un audiolibro può farlo semplicemente collegandosi a "Bibl'aria podcast". Quella che si vede sotto è una finestra aperta su questo sito e il collegamento è attivo e funzionante. Non ci sono ancora audiolibri completi ma i brevi materiali audio inseriti mostrano bene la semplicità del tutto: per ascoltarli da Web basta un click sul bottone 
| > |  (l'audio inizia subito), e lo stesso per interrompere l'ascolto. Se invece li si vuole scaricare sul proprio pc (in formato mp3) basta cliccare sul link "download". Ma c'è molto di più...

 (website:   biblaria.podomatic.com )

I titoli delle opere che mano a mano vengono inserite vanno a costituire un repertorio di questa "audiobiblioteca" on line che si può scorrere come una lista o cercare per data di "ingresso". Ma titoli e link possono anche essere esportati in un più generale catalogo pubblico di audiolibri come quello che la campagna "Leggimi un libro" si ripromette di costituire. Ma poiché quest'ultimo sarebbe inaccessibile proprio ai non vedenti sarà opportuno che esso stesso funzioni come un "catalogo parlante", e anche in questo caso la filosofia del podcasting sarà preziosa (tra le soluzioni cui stiamo pensando una è basata proprio sul feeding XML dal catalogo scritto).

Il sistema di podcasting consente però una fruizione corrente degli audiobook ben più flessibile. Innanzitutto gli utenti interessati possono caricare automaticamente un iPod (oppure un suo equivalente software o hardware) con gli audiolibri che vengono pubblicati per poi ascoltarli come e quando vogliono, anche senza un pc. Il link "subscribe" nel colonnino di destra serve a questo in quanto attiva il programmino di cattura podAmigo che fa parte del sistema ed è scaricabile anch'esso gratuitamente sul proprio pc. Per i siti o i blog che intendono sorvegliare in tempo reale l'uscita delle novità c'è invece un feed RSS prelevabile, attraverso il quale si possono ricevere, come in un bollettino, i titoli delle nuove "acquisizioni".

Per i "donatori di voce" che vogliono realizzare un audiolibro, valgono le raccomandazioni (e gli incoraggiamenti) che il sito dirittoallacultura.org sta racogliendo, la piattaforma di podcasting che da oggi Bibl'aria mette a disposizione della campagna "Leggimi un libro" offre un insieme semplice e completo di strumenti per poterlo fare, utilizzando soltanto un pc e una connessione a Internet (anche analogica via modem). La possibilità più semplice è di registrare fuori linea l'audiolibro (per es. tramite il programma gratuito Audacity) e quindi inviare il file mp3 all'email del nostro sito di podcasting (riportata nel colonnino di destra):
L'audiolibro inviato sarà immediatamente pubblicato e sarà quindi subito disponibile sia per un ascolto diretto sul sito "Bibl'aria podcast" sia per il downlload su pc, iPod o altri player mp3. In questo modo, come detto sopra, tutti gli iscritti al sito potranno prelevarlo anche automaticamente e il feed RSS informerà della new entry i siti e i blog interessati, in tempo reale!

Il sistema di podcasting che abbiamo approntato per "Leggimi un libro" è ovviamente in fase sperimentale e successivamente forniremo "guide" più dettagliate per utilizzarne al meglio le tante possibilità, soprattutto da parte di coloro che non hanno molta dimestichezza con le nuove tecnologie multimediali di rete, ma i più giovani capiranno da subito. Siamo perciò convinti che molti saranno invogliati a partecipare all'iniziativa sia come nuovi "lettori" di audiolibri sia come donatori di voce, a favore di tutti e soprattutto di coloro che hanno uno svantaggio visivo che l'audiolibro gli consente di superare.  (pt)


La campagna "Leggimi un libro" è promossa sui siti:
www.dirittoallacultura.org e www.dirittodautore.info

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martedì, 04 ottobre 2005

BIBLIOTECA E DISABILI

«LEGGIMI UN LIBRO»
       Donare la propria voce a un libro     
 Una campagna per realizzare audiolibri
2005
5

Ottobre


«Leggimi un libro»
Presentazione della campagna
5 ottobre Roma, Sala stampa, Camera dei Deputati


La presentazione avrà luogo il 5 ottobre ore 11:00, Sala Stampa Camera dei
Deputati, Via della Missione 4, Roma:

E' con grande piacere che annunciamo la presentazione e l'inizio ufficiale
della campagna promossa da Marco Marandola attraverso i siti www.dirittoallacultura.org
e www.dirittodautore.info

Saranno presenti:
- On. Marco Lion, Verdi
- Prof. Marco Marandola
- Senatore Fiorello Cortiana
- Angela Barlotti, IFLA Disavantged section
- Gualtiero Munerol, Direttore Centro del libro Parlato di Feltre
- Lucia Baracco, Direttrice Lettura Agevolata di Venezia
- Prof. Michele Borra, Presidente Istituto Cavazza di Bologna
- Marco Calvo, Liber Liber
- Paolo Pietrosanti, Partito radicale

Ricordiamo alcune delle finalità della campagna "leggimi un libro".
  • Sensibilizzare l'opinione pubblica, le istituzioni e gli operatori culturali ai problemi dell'accessibilità e dell' integrazione dei cittadini disabili.
  • Informare e discutere sulla legislazione e sulle normative di riferimento concernenti l'accessibilità.
  • Sensibilizzare e informare gli operatori culturali (bibliotecari in particolare) sui supporti accessibili.
  • Informare i suddetti operatori culturali delle agevolazioni e delle facilitazioni delle quali possono avvalersi.
  • Incentivare le agevolazioni e le facilitazioni agli operatori culturali
  • Favorire l'integrazione e la coordinazione dei centri già esistenti ed operanti in Italia
  • Favorire la diffusione e la produzione di prodotti accessibili (audiolibri e libri tattili)
  • Promuovere la creazione di audiolibri attraverso i "donatori di voce". (Leggimi un libro)
  Vogliamo dare avvio alla nostra campagna attraverso una iniziativa "tangibile" .
La creazione di un catalogo gratuito e liberamente accessibile di audiolibri
ci sembra non soltanto immediatamente utile ma anche socialmente utile.


La partecipazione è gratuita ed aperta a tutti, per l'accredito è necessario
inviare una e-mail di notifica entro lunedì 3 ottobre a: f.cortiana@senato.it

Per informazioni/segnalazioni/collaborazioni: info@dirittoallacultura.com

La campagna "Leggimi un libro" è promossa sui siti:
www.dirittoallacultura.org e www.dirittodautore.info

Marco Marandola
marandol@tiscali.it

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sabato, 01 ottobre 2005

     INFORMATICA PER IL PROGRESSO E LA CULTURA   

«UN PORTATILE DA 100 DOLLARI PER OGNI BAMBINO DEL MONDO»


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Il progetto era stato presentato a gennaio al Forum economico mondiale di Davos in Svizzera da Nicholas Negroponte, presidente del Media Lab del MIT (Massachussets Institute of Technology), che a novembre porterà al summit di Tunisi sulla società dell'informazione (WSIS) i primi modelli del tutto funzionanti e industriali di questi portatili. Nessun marketing commerciale, i laptop da 100 dollari sono destinati innanzitutto ai bambini dei paesi in via di sviluppo ai quali dovranno essere distribuiti gratuitamente dai governi come i libri di testo, ma anche lo stato del Massachussets si è già detto interessato a dotarne i suoi studenti. La produzione di massa di questi laptop ha come obiettivo tra 100 e 200 milioni di unità a partire dalla fine del 2006 inizio 2007. I portatili del MIT sono avanzatissimi sia come hardware che per il software (Linux), faranno rete tra di loro, sono collegabili a Internet e telefonini, fanno da libro elettronico (e-book) e contengono molti concetti innovativi nel design, nelle funzioni e nelle soluzioni adottate, tra cui una ricarica a molla delle batterie che può sostituire la normale presa elettrica. Il tutto a 100 dollari grazie a una partnership non-profit senza precedenti tra il Media Lab e cinque aziende dell'elettronica e dell'informatica progressiva californiana.

    Qui le foto del prototipo diffuse dal MIT.
      Qui l'articolo "For each poor child in world: a laptop" sul Boston Globe del 28 settembre.

Di seguito pubblichiamo in italiano l'intervista sul programma "One Laptop Per Child" rilasciata da Nicholas Negroponte. Traduzione e cura per Bibl'aria di Pietro Tumminello.


$100 Laptop   Laptop Kids

Il Media Lab del MIT ha lanciato una nuova iniziativa di ricerca per sviluppare un portatile laptop da 100 dollari -- una tecnologia che potrebbe rivoluzionare il modo in cui istruiamo i bambini del mondo. Per realizzare questo obiettivo è stata creata una nuova associazione non-profit, One Laptop per Child (OLPC), "Un laptop per bambino". L'iniziativa era stata per la prima volta annunciata da Nicholas Negroponte, presidente e co-fondatore del Media Lab, al World Economic Forum di Davos, in Svizzera nel mese di gennaio del 2005.

Qui Negroponte risponde alle domande sull'iniziativa.



Che cosa è il "$100 Laptop", realmente?
La macchina da 100 dollari che proponiamo sarà
un portatile basato su Linux, a colori e a schermo pieno che userà un'alimentazione innovatrice (compresa una carica a molla) e potrà fare pressoché qualsiasi cosa tranne immagazzinare enormi quantità di dati. Questi laptop robusti saranno Wi-Fi e abilitati alla telefonia cellulare, ed hanno porte USB in abbondanza. Le specifiche attuali sono: 500MHz, 1GB, 1 Megapixel.

Perchè i bambini nei paesi in via di sviluppo hanno bisogno dei laptop?
I laptop sono sia una finestra che un attrezzo: una finestra nel mondo e un attrezzo con cui pensare. Sono un modo meraviglioso per tutti i bambini di "imparare a imparare" attraverso l'interazione e l'esplorazione indipendenti.

Perchè non un computer desktop, o — meglio ancora — una macchina desktop riciclata?
I pc desktop sono meno costosi, ma la mobilità è importante, particolarmente riguardo al tenersi il computer a casa di notte. I bambini nel mondo in via di sviluppo hanno bisogno delle tecnologie più nuove, e in particolare di hardware realmente robusto e di software innovativo. Il lavoro recentemente fatto con le scuole nel Maine ha mostrato il valore enorme di usare un laptop in tutti gli studi di un ragazzo, così come per giocare. Portare a casa il laptop coinvolge la famiglia. In un villaggio cambogiano in cui stiamo lavorando non c'è elettricità, così il laptop è, tra l'altro, la fonte di luce più luminosa nella casa.

Per concludere, riguardo alle macchine riciclate: se stimiamo a 100 milioni i desktop usati disponibili e ciascuno richiede soltanto un'ora di attenzione umana per ricondizionarlo, ricaricarlo e trattarlo, questo fa quarantacinquemila ore lavoro. Quindi, mentre incoraggiamo fortemente al riciclaggio dei computer usati, non è questa la soluzione per il programma "Un laptop per bambino".

Come è possibile ottenere un costo così basso?
  • In primo luogo, abbassando drasticamente il costo del display. La macchina di prima generazione può usare un nuovo display LCD dual-mode che si trova comunemente nei lettori DVD economici, ma che può anche essere usato in bianco e nero, in piena luce solare ed a quattro volte la risoluzione normale -- tutto ad un costo di circa 35 dollari.
  • In secondo luogo, lasceremo fuori dai sistemi il grasso. Gli odierni laptop sono diventati obesi. Due terzi del loro software è usato per gestire l'altro terzo, che perlopiù fa le stesse funzioni in nove modi diversi.
  • In terzo luogo, introdurremo i laptop sul mercato in numeri molto grandi (milioni), direttamente ai Ministeri dell'istruzione, che possono distribuirli come i libri di testo.
Perchè è importante per ogni bambino avere un computer? Che cosa c'è di sbagliato con i centri di accesso delle comunità?
Nessuno pensa alle matite della Comunità -- i bambini hanno le loro. Sono strumenti con cui pensare, sufficientemente economici da essere usati per lavoro e gioco, disegnare, scrivere e fare matematica. Un computer può essere lo stesso, ma molto più potente. Inoltre, ci sono molti motivi per cui per un bambino è importante "possedere" qualcosa -- come un pallone da calcio, una bambola, o un libro -- non ultimo dei quali è che questi oggetti personali saranno mantenuti bene, con amore e con cura.

E sulla connettività? Non sono
costosi i servizi di telecomunicazione nel mondo in via di sviluppo?
Quando queste macchine escono dalla scatola, faranno rete tra di loro, peer-to-peer. da punto a punto come in una maglia. Ciò è qualcosa che inizialmente abbiamo sviluppato al MIT e al Media Lab. Inoltre stiamo esaminando le modalità di collegarle alla dorsale dell' Internet a
costo basso molto.

Che cosa può
fare un laptop da 1000 dollari che la versione da 100 non può?
Non molto. Il programma è che il laptop da 100 dollari faccia quasi tutto. Ciò che non farà è di memorizzare una quantità massiva di dati.

Come saranno introdotti sul mercato?
L'idea è distribuire le macchine attraverso quei Ministeri dell'istruzione che vogliono adottare una politica di "Un laptop per bambino". Discussioni iniziali sono state tenute con la Cina, il Brasile, la Tailandia e l'Egitto. Ulteriori paesi saranno selezionati per le prove di beta testing. Gli ordini iniziali saranno limitati ad un minimo di un milione di unità (con apropriato finanziamento).

Quando prevedete che questi laptop raggiungano il mercato? Che cosa vedete come maggiori ostacoli?
Il nostro programma preliminare è di avere unità pronte per la spedizione dalla fine del 2006 o all'inizio del 2007.

La difficoltà più grande sarà produrre 100 milioni di qualsiasi cosa. Questo non è solo un problema di catena distributiva, ma anche un problema di progetto. La scala è scoraggiante, ma io stesso mi vedo stupito dalle cose che alcune aziende ci stanno proponendo. La sensazione è come se almeno la metà dei problemi si stiano risolvendo semplicemente procedendo a risolverli.


Come
sarà strutturata questa iniziativa?
I tre principali al MIT sono membri della facoltà al Media Lab: Nicholas Negroponte (un fondatore del laboratorio), Joe Jacobson (imprenditore, co-fondatore e direttore di E Ink) e Seymour Papert (uno dei
principali teorici del mondo sull'apprendimento del bambino).

Tra gli altri ricercatori ci sono: Mike Bove, Mary Lou Jepsen, Alan Kay, Tod Machover, Mitchel Resnick e Ted Selker.

Organizzativamente, il MIT lavorerà con un piccolo numero di aziende con capacità complementari per sviluppare un
laptop completamente funzionante e manifatturatto (da 50.000 a 100.000 unità) in meno di 12 mesi, con un occhio alla realizzazione di circa 100 milioni - 200 milioni di unità entro l'anno successivo. Cinque aziende che sono già impegnate in questo progetto sono AMD, Brightstar, Google, News Corporation e Red Hat. Il MIT inoltre lavorerà con la società non-per-profit One Laptop per Child (OLPC), così come con la Fondazione 2B1.
(Traduzione a cura di Pietro Tumminello)


Settembre 2005


MIT Media Lab

postato da: biblaria | 23:48 | commenti