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lunedì, 26 dicembre 2005
| DIRITTO – CULTURA – SOCIETÀ |
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Premio Diritto alla Cultura Marco Marandola

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Bruxelles, 20 ottobre 2004, Presidenza della CE. Marco Marandola consegna gli oltre 50 chili di firme per non abolire il prestito gratuito nelle biblioteche.
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Il 6 dicembre, nella sua casa di Barcelona in Spagna, Marco Marandola è stato colpito da un attacco di cuore e non si è più risvegliato. Era solo perché viveva da solo, la mamma e la sorella Matilde a Napoli sua città d'origine. Un dolore e un lutto che ci ha colpiti direttamente e personalmente. Un lutto anche per queta testata in cui Marco ha scritto tante volte curando dal 2003 molti dei pezzi della rubrica "Copyright / Copyleft".
Non è un vanto, ma a Marco Marandola il Gruppo Bibl’aria era legato da un profondo rapporto di piena e vera consonanza di vedute, di stima e amicizia, di affetto. Lo consideravamo un *biblariano onorario* e lui in noi, crediamo, ha trovato persone attente e partecipi alle sue battaglie. Siamo stati vicini a lui, e lui a noi, in molte occasioni, dalla campagna contro il prestito a pagamento (ricordiamo la sua attività frenetica per tradurre in tutte le lingue europee il testo dell’appello a Prodi e diffonderlo per farne una reale iniziativa corale europea), alla critica di una concezione miope e limitante del diritto d’autore (regolamentazione delle fotocopie in Italia compresa), all’utilizzo del podcast per la campagna "Leggimi un libro". Il nostro cruccio sulla necessità di dare il giusto rilievo alla raccolta di firme contro il prestito a pagamento era il suo identico cruccio, e per questo prese su nostra delega a Roma i plichi delle firme raccolte per l’appello a Prodi, se li portò faticosamente dietro, tra una riunione e l’altra, per mezza Europa e riuscì finalmente a consegnarli nell’ufficio della Presidenza della Commissione europea a Bruxelles: il rispetto di chi aveva sottoscritto l’appello era sacro, l’impegno preso chiedendo una firma doveva essere rispettato per una forma di correttezza e di chiarezza non banali ma sostanziali. I contatti con lui erano insomma continui e costanti, sino a pochi giorni della sua morte. La notizia della sua scomparsa è stata un vero e proprio colpo che ci ha lasciati interdetti. Per questo abbiamo voluto aspettare di essere lucidi per manifestare la nostra partecipazione che, per rispetto e ricordo di Marco, non può, non deve e non vuole limitarsi a un ricordo più o meno sentito, più o meno di circostanza.
Avanziamo dunque la proposta di istituire un Premio nazionale 'Diritto alla cultura' a lui intestato, con le finalità che illustriamo di seguito.
Invitiamo tutti coloro che vogliono contribuire con idee e magari con un contributo economico, anche piccolo, alla realizzazione del Premio a segnalarci la loro disponibilità. Per ora raccogliamo solo le *intenzioni* ma per quanto ci riguarda mettiamo subito a disposizione di nostro un "assegno virtuale" di 1.000 euro. Appena l’iniziativa partirà faremo conoscere le modalità precise tramite le quali partecipare effettivamente.
RAGIONI E FINALITÀ DEL PREMIO
La scomparsa di Marco Marandola, così improvvisa e inimmaginabile che ancora nessuno di noi riesce davvero a crederci, lascia un vuoto che rimarrà incolmabile. Un vuoto umano e tutti i vuoti dei suoi progetti in corso, delle iniziative in preparazione, delle lezioni cessate, dei siti che non saranno più aggiornati, delle riviste orfane, delle collaborazioni che aveva in svolgimento, dei tanti viaggi, incontri e interventi che non ci saranno più, di tutte quelle idee innovative e coraggiose (talvolta scomode) che continuamente e senza fermarsi, come un moderno nomade della cultura viva dei contenuti e dell'impegno, andava elaborando e rielaborando con la mente e con il cuore. Andava lontano Marco, ma sapeva allo stesso tempo restare sempre vicino alle cose e ai problemi reali. Nessuno saprà mai dove poteva arrivare, nè le mete che tutti noi avremmo raggiunto insieme a lui. Tutto ciò è irrimediabile, e l'emozione del ricordo ci riporterà al detto e al fatto, come le parole scritte a una memoria prematura per diventare tale. Marco era energia e immaginazione, del presente per il futuro, ogni memoria di lui è inacconcia e ingiusta. Perchè Marco Marandola non era soltanto quel grande e competente professionista che tutti gli riconoscono, non era soltanto un "tecnico" dalle straordinarie qualità umane e capacità relazionali, era tutto questo e altro ancora come giurista, bibliotecario, lettore, professore, promotore e animatore culturale e così via, ma soprattutto Marco era ormai pienamente una figura di giovane intellettuale a tutto campo che mai disgiungeva l´aspetto tecnico da quello *politico* e ideale. Un intellettuale di formazione scientifico-professionale, con un orizzonte culturale lungo che andava ampliando con la velocità e la prensione della sua intelligenza. E tra le caratteristiche che ne facevano un intellettuale piuttosto inconsueto nel nostro paese, nonostante la giovane età, c'è stata la sua generosa e non facile scelta di campo politico-culturale. Marco è stato un intellettuale coerentemente progressista, modernamente politico, tanto privo di ideologismi e massimalismi parolai quanto netto e risoluto nel sapere scegliere la posizione o la "causa" giusta in ogni iniziativa che prendeva, seguiva o sviluppava. Un tipo molto lontano dalle asettiche professioni di "tecnicità" e "professionalità" che sbandierano tanti nostri grandi e piccoli tecnici e professionisti. L'equivoco della "neutralità professionale" e l'ipocrisia di poggiare su di essa la credibilità del proprio agire da professionista Marco non li aveva. Tutti quelli che gli siamo stati amici o anche soltanto abbastanza vicini lo sappiamo. Marco era affidabile perché era leale nel mettere a disposizione le sue competenze, perché conosceva le norme e sapeva consigliare su di esse in modo partecipe, umile e utile, e non perché si facesse Solone di una normativa spesso assurda, superata e perfino palesemente di ostacolo allo sviluppo democratico della cultura e della società. Tutte le sue battaglie degli ultimi anni stanno qui tra di noi a testimoniarlo. dalla campagna contro il prestito a pagamento in biblioteca, all'impegno attivo nel movimento copyleft, alla pratica delle licenze Creative Commons fino alla campagna "Leggimi un libro" inventata questa estate dopo un'esperienza di coinvolgimento volontario personale. E proprio su quest'ultima campagna negli ultimi giorni della sua vita si era definitivamente convinto che c'erano tutte le condizioni per lanciare su scala europea - in tutte le sedi che io posso raggiungere, diceva - l'uso dello strumento del podcasting messo a disposizione da Bibl'aria e di cui già aveva parlato lo scorso novembre in una trasmissione di Radiouno.
Riteniamo che il modo migliore per "ricordare" in maniera confacente e non accademica Marco sia quello di istituire un Premio a lui intitolato che cerchi di valorizzare il tipo di impostazione da lui data al suo impegno tecnico, professionale, culturale. Per questo pensiamo che il Premio debba incentrarsi sul concetto del "diritto alla cultura" nella sua articolazione più ampia possibile, un tema che, in tutte le sue dimensioni, forse più di ogni altro costituisce l'orizzonte e la mira delle multiformi attività in cui Marco era sempre più impegnato a tutto campo.
Quindi noi proponiamo — con il pieno consenso e riconoscimento della sorella di Marco, Matilde, a nome della famiglia — che si chiami "Premio 'Diritto alla Cultura' Marco Marandola".
Il Premio, nelle articolazioni che saranno decise dal comitato promotore, dovrà avere al proprio centro d´azione le seguenti linee programmatiche:
a) Linea "Conosci i tuoi diritti" per la diffusione - con iniziative innovative e incisive e "popolari" - dei diritti culturali tanto spesso ignorati, o tenuti nascosti o sviliti e ridotti. Un tipo di consapevolezza debolissima in Italia in tutti i soggetti coinvolti (spesso succubi di tradizionali o nuove forme di autoritarismo e relative deleghe a figure elitarie) ma un presupposto necessario per l'esercizio moderno e reale di tali diritti.
b) Linea del rinnovamento e dell'avanzamento nel rapporto tra diritto e cultura soprattutto nel campo del diritto d'autore: sue radici sociali, culturali e giuridiche, gabbie normative e sperimentazione di pratiche innovative anche sul terreno giuridico, in rapporto alle nuove tecnologie, alle nuove esigenze culturali di accesso, circolazione e produzione culturale, fino al riesame critico delle normative esistenti e un loro spostamento in avanti con contributi e iniziative politico-culturali-giuridiche.
Avendo queste finalità politico-culturali alla base, potranno essere meglio definiti gli aspetti più propriamente tecnici del Premio. A tale scopo, tre aspetti ci sembrano preliminari:
- Il Premio non deve essere simbolico ma avere risonanza nazionale e occorre definire i "soggetti" e gli "oggetti" premiabili. L'obiettivo dovrà essere un'edizione annuale preceduta e accompagnata da specifiche iniziative sostenibili anche da qualche istituzione, università o altro soggetto collettivo. Il Premio non va inteso come una specie di rito della memoria: se non ci sono le condizioni o non si raggiungono le finalità non deve venire assegnato.
- La formazione di un (piccolo) Comitato di Garanzia che suggelli nero su bianco spirito e finalità del Premio e garantisca che in tutti gli svolgimenti operativi non ci se ne discosti, sarebbe probabilmente il primo necessario passo organizzativo. Le persone che lo comporranno non devono essere monoprofessionali, devono però avere conosciuto Marco e devono capire e condividere fino in fondo la natura e la mira sostanziale di questo Premio, cioè la linea di ricerca e d'azione che con esso si vuole incentivare e sostenere.
- L'istituzione del Premio deve naturalmente portare a un documento/regolamento: il Comitato di Garanzia svolge da subito dunque il ruolo di comitato promotore (niente pesanti duplicazioni) e stende questo documento con un concorso pubblico di idee e contributi da lanciare in modo molto semplice e informale che consenta a chiunque di fornire contributi e suggerimenti.
Noi di Bibl'aria mettiamo a disposizione mille euro: questo il nostro 'assegno virtuale' perché il Premio Marco Marandola possa nascere e realizzarsi nello spirito e nelle finalità di questa proposta.
Inoltre, il Gruppo Bibl'aria mette anche a disposizione sin da ora il suo blog come luogo di discussione pubblica e di coagulo delle iniziative da concretizzare, affiancando l´attività del Comitato.
24 dicembre 2005
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Il Gruppo Bibl'aria ------------------------------------------- <biblaria@virgilio.it> http://biblaria-blog.splinder.com http://biblaria.podOmatic.com |
Per discutere e contribuire all'iniziativa del Premio Marandola cliccate sul link (verde) commenti in calce a questo pezzo e scrivete nella finestrella che si apre (o incollatevi un testo già scritto): il commento andrà subito in linea e tutti lo potranno leggere.
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postato da: biblaria | 02:18
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venerdì, 02 dicembre 2005
postato da: st2wok | 08:53
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B i b l i o (a) t i p i c i: Lettera aperta all'Assemblea AIB
Di seguito il testo del documento, elaborato dalla comunità di Biblio(a)tipici, letto in occasione dell'Assemblea generale dei soci AIB tenutasi a Roma il 23 novembre 2005. Il testo contiene i nomi di coloro che l'hanno sottoscritta fino al momento della sua presentazione in assemblea.
È ancora possibile sottoscrivere e commentare questo documento. I nomi degli ulteriori sottoscrittori (che siano atipici, o lavoratori strutturati) verranno poi comunicati al CEN, così come tutti gli ulteriori spunti di discussione che potranno emergere qui.
- Ai soci AIB e al CEN
Siamo un gruppo di soci AIB, lavoratori parasubordinati, dipendenti a tempo determinato, esternalizzati (con anche il sostegno di alcuni dipendenti pubblici a tempo indeterminato), coinvolti nella discussione in corso nella mailing list di Biblio(a)tipici sui temi della formazione e del lavoro in biblioteca. In riferimento al documento Elezioni AIB e atipici, pubblicato alla pagina < http://atipiciaib.blogspot.com> alla vigilia delle scorse elezioni, vogliamo far presente a questa assemblea come secondo noi la situazione della formazione e del lavoro si sia aggravata, considerando che nelle biblioteche:
· si continua a non prestare attenzione alle condizioni del lavoro esternalizzato; si parla di qualità ma l’obiettivo è solo quello di spendere meno o di “ottimizzare le risorse”, e così questi lavoratori, spesso altamente qualificati, vengono tendenzialmente confinati a tappare buchi o vengono loro assegnate mansioni ripetitive;
· si continua a non prestare sufficiente attenzione alle varie tipologie di atipicità e tipicità: per la maggior parte delle biblioteche la differenza tra un’azienda e un’altra o un privato è solo una questione di soldi;
· nonostante la pubblicazione delle Linee guida sui requisiti di qualificazione dei gestori in esterno di attività dei servizi bibliotecari perdura un mercato di concorsi, bandi, gare e tirocini improntati solo al risparmio economico.
Crediamo che nell’AIB venga dato troppo poco spazio al dibattito su queste tematiche: lo dimostra ad esempio la linea adottata in AIB-CUR, dove non è stato dato ascolto alle richieste di maggior filtro delle mail di argomento LAVORO, ma anche lo stesso CEN, che non ha ancora affrontato (o almeno non in modo visibile) alcuno dei punti del succitato documento; e, alla luce delle recenti dimissioni del vice-presidente, non sembra che la situazione cambierà a breve. Crediamo anche che troppo poco venga fatto, come dimostrano gli scarsi esiti delle iniziative della sezione Toscana dell’AIB, che resta comunque pressoché l’unica a proporre gruppi di lavoro e incontri. All’interno della mailing list di Biblio(a)tipici, dove questi argomenti sono all’ordine del giorno, si percepisce un atteggiamento quantomeno contraddittorio da parte dell’attuale CEN: la bozza di piattaforma proposta da NIDIL e già firmata da AIDA, per esempio, è stata approvata dal CEN a luglio, senza però renderla nota con alcuna forma di pubblicità: la sua probabile pubblicazione sul numero di dicembre di AIB Notizie (a distanza di sei mesi dall’approvazione) non riesce a cancellare la sensazione di un interessamento quasi forzato, che sembra realizzarsi con una certa lentezza. Crediamo sia profondamente ingiusto che un’associazione professionale faccia così poco per una fascia di lavoratori che ormai rappresenta una porzione considerevole dei professionisti operanti nelle biblioteche. Non stupisce che le iscrizioni all’AIB siano in calo; crediamo, anzi, che lavoratori atipici e studenti (probabili futuri atipici…) si iscriveranno in sempre minor numero, vista la considerazione loro offerta dall’AIB; e per quanto riguarda i già iscritti, tra coloro che partecipano a Biblio(a)tipici sono molti quelli che non hanno rinnovato l’iscrizione negli ultimi due anni, come molti sono quelli che pensano di non rinnovarla il prossimo, se le cose non cambieranno; né stupisce che pochi tra i numerosi soci atipici e giovani dell’AIB partecipino attivamente alla vita dell’associazione.
Chiediamo quindi che l’Associazione riveda le proprie posizioni nei confronti dei temi del lavoro e dei lavoratori a vario titolo atipici, e in particolare:
· che si attivi entro l’anno per dare risposta ai punti del documento Elezioni AIB e atipici;
· che, oltre ad essere pubblicata, la bozza NIDIL sia dall’AIB sostenuta, ad esempio per far sì che, durante le contrattazioni, i rappresentanti delle associazioni firmatarie possano, se necessario, essere presenti insieme ai sindacati: l’obiettivo deve essere che la piattaforma non rimanga solo un contenitore di parole e promesse;
· che sia valorizzato il Gruppo sul lavoro discontinuo, dando attuazione concreta alle sue iniziative; e più in generale che sia stimolata e ricercata da parte di tutti gli Organi dell’Associazione la partecipazione attiva dei soci atipici e dei soci più giovani, in quanto forza nuova e propulsiva;
· che il CEN, così come ha già fatto per il Servizio civile nazionale, si pronunci contro l’uso indiscriminato di tirocini, gare al ribasso e contratti privi di adeguate tutele per il lavoratore;
· che l’Associazione attui politiche di reclutamento di nuovi soci tra i lavoratori discontinui, offrendo tariffe agevolate come per gli studenti, ad esempio, ma anche migliori opportunità di formazione.
Speriamo, infine, che queste richieste vengano accolte non solo come critiche, ma soprattutto come proposte da parte di chi ha sempre creduto che AIB significasse davvero anche “Associazione italiana dei bibliotecari”, a prescindere dalla forma di contratto di lavoro dei soci; le rivolgiamo a voi, convinti che vadano nella direzione di una crescita dell’Associazione e di un suo adeguamento alla situazione dei lavoratori delle biblioteche che rappresenta. Rivolgiamo i nostri saluti a tutti i soci presenti all’assemblea e i migliori auguri di buon lavoro al CEN.
Roma, 23 novembre 2005
postato da: st2wok | 08:45
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