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mercoledì, 03 maggio 2006
3 MAGGIO |
Giornata Internazionale della Libertà di Stampa  Reporters sans frontiers (http://www.rsf.org/) è un'autorevole associazione che da 18 anni si occupa di difendere la libertà di stampa e i giornalisti imprigionati, discriminati, licenziati solo per aver fatto il loro lavoro. Ogni anno pubblica un rapporto sulla libertà di stampa in vari paesi (167 in quello del 2005). Il rapporto 2005 vede l'Italia al 42esimo posto, dietro il Costa Rica, ultima tra tra le nazioni dell'Europa Occidentale e considerata, a livello di libertà d'informazione, solo "parzialmente libera". Il rapporto è disponibile a questo indirizzo: http://www.rsf.org/rubrique.php3?id_rubrique=554 L'Italia era 39sima nel 2004, 53sima nel 2003 e 40esima nel 2002. |
| (in corso di pubblicazione) |
postato da: biblaria | 22:58
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BIBLIOTECA & CITTADINO
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Il Binario 9 ¾ alla stazione di London King's Cross
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Binario 9 ¾
Il binario 9 ¾ è un binario immaginario della stazione ferroviaria londinese di King's Cross dal quale, nella serie di Harry Potter, parte il treno Espresso di Hogwarts, completamente rosso, diretto al villaggio magico di Hogsmeade con cui gli studenti si recano alla scuola di Hogwarts.
Per accederci gli studenti passano attraverso un muro posto tra i realmente esistenti binari 9 e 10, reso invisibile agli occhi dei babbani. Gli studenti devono stare molto attenti a non farsi vedere dai babbani mentre attraversano il muro.
In tutte le storie di Harry Potter almeno un capitolo è dedicato a questo magico binario.
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
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PALERMO Biblioteca Universitaria della facoltà di Economia
BIBLIOTECARIA- GIORNALISTA INCOLPATA DAL RETTORE PER ESERCIZIO DI LIBERTÀ DI STAMPA E DI ESPRESSIONE RISCHIA IL LICENZIAMENTO. CONTESTATO IL SECONDO PROCESSO «SIA NELLA FORMA SIA NELLA SOSTANZA». LA COLLEGA DISERTA L'AUDIZIONE DEL 19 APRILE E INVIA UNA MEMORIA TRAMITE IL SUO AVVOCATO. DOPO LA FARSA IL SILENZIO: ANCORA NESSUNA "SENTENZA" HA REINTEGRATO LA BIBLIOTECARIA NELLE SUE FUNZIONI. Se qualcuno all'ateneo di Palermo aveva sognato di prendere un treno al «binario 9 e ¾» si svegli in fretta. Non porta da nessuna parte.
Riassumiamo il «caso» che ha portato il Rettorato di Palermo sotto i riflettori dell'opinione pubblica nazionale e internazionale. Francesca Patanè, con un articolo sul periodico online "Ateneo palermitano" da lei diretto in qualità di giornalista pubblicista, ha informato i suoi lettori dell'inchiesta penale a carico di due noti docenti della facoltà di Agraria di Palermo nell'ambito di un'indagine nazionale sui concorsi truccati per posti di ricercatore e altri incarichi universitari. Ma a Palermo nessuno deve osare parlarne, tanto meno se lavora all'università, e Francesca è bibliotecaria alla facoltà di Economia. Da qui l'avvio di un procedimento disciplinare che risolva la questione alla radice: «incompatibilità» con lo status di dipendente e licenziamento in tronco! Sul Biblog ne abbiamo già parlato in precedenti articoli e commenti e in una recente intervista rilasciata a Bibl'aria da Francesca Patanè. Di seguito diamo conto delle novità sul secondo processo disciplinare del 19 aprile e riportiamo una dichiarazione della collega palermitana sulla sua decisone di non presentarsi all'audizione confutandone con una memoria la forma e la sostanza. La persecuzione inquisitoria contro Francesca Patanè deve terminare con un gesto di scuse nei suoi confronti. Questo l'unico esito onorevole che ci si aspetta dall'Università di Palermo e che chiediamo anche noi del Gruppo Bibl'aria.
Cosa è successo in seguito alla nuova convocazione per il 19 aprile
Palazzo Steri, «binario 9 e 3/4». L'imputata non si presenta e smonta la forma e la sostanza della convocazione. Saltata l'audizione-farsa, tutto tace da due settimane. Ma attorno al caso ora cresce anche la vergogna e il ridicolo.
AGGIORNAMENTI E NOVITÀ Palermo. Il 19 aprile allo Steri, sede del rettorato dell'Università, era stata prevista un'altra riunione della commissione disciplinare per una nuova audizione della collega Francesca Patanè. In realtà a questa nuova audizione (la prima si era tenuta il 3 aprile) la bibliotecaria-giornalista ha ritenuto di non dover partecipare ma attraverso il suo avvocato, il giorno precedente, ha fatto pervenire una nuova memoria difensiva. Non sappiamo se la riunione ha avuto corso anche in assenza dell'`imputata' (riteniamo di sì) e non ne conosciamo i contenuti. In attesa di saperne di più, riassumiamo i fatti. La collega era stata convocata con una lettera (del 7 aprile, pubblicata QUI sullo stesso blog di Bibl'aria) che le contestava degli addebiti del tutto diversi da quelli che le erano stati formulati in precedenza. In particolare, ora –apparentemente– le si addebita (soltanto) l'ultima frase dell'articolo "incriminato", dove si esortava genericamente la magistratura a fare chiarezza anche sui concorsi per tecnici amministrativi, ma senza nessun specifico riferimento a Palermo. L'accusa è che quella frase POSSA danneggiare l'Ateneo palermitano. E l'Ateneo convoca la collega per il 19 aprile a "discolparsene" in quanto sua dipendente (come bibliotecaria della facoltà di Economia). Di fatto la convocazione è per un altro processo, del tutto NUOVO. Anche noi, come voi, abbiamo letto (e pubblicato QUI ) la lettera di contestazione – la prima, quella vera dell'8 marzo – e pertanto ribadiamo quanto abbiamo già scritto su questo procedimento: si tratta di un caso davvero irrituale e per così dire "creativo". Fatta cadere (ripetiamo, apparentemente) la prima ipotesi di "colpa" in quanto palesemente insostenibile se ne crea una nuova. Una ruota di scorta accusatoria che però ha un difetto più sinistro: conduce a un processo alle intenzioni sulla base di un'ipotesi di possibile danneggiamento che quella frase potrebbe arrecare. Un tentativo ineffabile di passare dal mondo del reale (confutabile) al regno del possibile, che notoriamente è tanto inconfutabile quanto insostenibile se non in una logica da Tribunale dell'Inquisizione. La ratio sembra proprio quella, che ancora aleggia dalle scritte lasciate dagli inquisiti sui muri delle segrete di Palazzo Steri, ma naturalmente saremmo a una sua riedizione farsesca, più sulle orme di Harry Potter e degli apprendisti maghetti dell'Hogwarts Express. Come se all'ateneo di Palermo per uscirsene da questo spinoso caso qualcuno avesse sognato di prendere un treno al "binario 9 e 3/4". Ma per chi si ispira al diritto positivo e non è dotato di poteri magici (gli umani normali che la Rowling nei suoi romanzi chiama "babbani") questo magico binario non esiste, e cercarlo non porta da nessuna parte. Per questo condividiamo a pieno la decisione della collega Patané di non presentarsi all'audizione del 19 aprile contestandola in toto tramite la memoria difensiva. Due passi dell'intervista che ci aveva rilasciato la mattina del 19, prima dell'inizio della riunione fissata per quel giorno, chiariscono il clima inquisitorio – ma anche il giochetto – che la collega ha ritenuto opportuno evitare con la sua presenza di avallare in qualche modo. Nel rispondere a una nostra domanda sullo svolgimento dell'audizione del 3 aprile alla quale aveva partecipato, la collega Patanè ha rivelato fra l'altro un particolare significativo e singolare (per non dire sconcertante) dell'atteggiamento tenuto dalla Commissione nei suoi riguardi: «Il 3 aprile — ha detto — il mio avvocato ha sintetizzato la memoria difensiva depositata agli atti a fine seduta, e quando io ho avuto l'opportunità di aggiungere qualcosa ho chiesto alla Commissione disciplinare chiarimenti in merito ai capi d'accusa. Desideravo cioè che mi si spiegasse esattamente in quali "passaggi" del mio articolo avrei offeso i docenti e diffamato l'Ateneo. Il presidente mi ha risposto che "non avevo diritto di fare domande alla Commissione"». E quando le abbiamo chiesto di commentare la nuova via contestativa contenuta nel verbale allegato alla seconda convocazione presso il Rettorato ci ha detto: «La nuova convocazione fissata per oggi, 19 aprile, muove formalmente – secondo quanto si legge sulla lettera inviatami con il verbale della scorsa audizione – dalla necessità di fornirmi chiarimenti in merito al capo d'accusa indicato sul verbale: quell'ultima frase del mio articolo che l'Ateneo ritiene "possa determinare danno grave all'Amministrazione (quanto meno alla sua immagine)": di fatto un nuovo "processo", stavolta alle intenzioni, e sulla base di un'ipotesi». Successivamente a quell'intervista abbiamo chiesto a Francesca le ragioni della sua decisione di non presenziare alla riunione del 19 aprile. «Il 19 — ci ha precisato la collega — ho ritenuto opportuno non andare all'audizione e mi sono affidata a un'ennesima memoria difensiva (recapitata attraverso il mio avvocato), con la quale ho confutato la nuova audizione sia nella forma sia nella sostanza». Sono passate due settimane, le feste e i ponti, ma la "sentenza" non è arrivata e non c'è alcuna novità se non, appunto, quella che tutto tace. Il silenzio potrebbe effettivamente essere indicativo di un'assenza di soluzioni: è il problema del binario 9 e 3/4. Può darsi però che abbiano già scritto, e che a causa dei giorni di festa la lettera non sia ancora stata recapitata. La aspettiamo anche noi con l'unico esito possibile: l'archiviazione del caso e il pieno reintegro materiale e morale della collega. Non ci sono altri modi accettabili per chiudere un processo così ingiusto e già tanto impantanato in una deriva dell'assurdo. Il Gruppo Bibl'aria <biblaria@virgilio.it>
QUI L'INTERVISTA A Francesca Patanè (19 aprile 2006)
RdB-CUB Università sta conducendo una campagna nazionale di denuncia e sostegno. Ha prodotto due volantini e un modello di messaggio di protesta da inviare al Rettore di Palermo. Bibl'aria sostiene questa iniziativa e nei prossimi giorni ci ripromettiamo di predisporre una modalità di partecipazione parallela anche tramite il Biblog. |
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postato da: biblaria | 07:30
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