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mercoledì, 25 aprile 2007
25 APRILE 2007
62° anniversario dell'insurrezione contro il nazifascismo
e della Liberazione dall'occupazione delle truppe tedesche in Italia
in corso di pubblicazione
postato da: biblaria | 22:23
| commenti
lunedì, 23 aprile 2007
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BIBLIOTECHE DIGITALI
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L'ARTICOLO
Cover: RKO/Neal Peters
La copertina di Business Week del 9 aprile 2007 si chiede "Who's Afraid Of Google?"
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CHI HA PAURA DI GOOGLE?
MICROSOFT ATTACCA GOOGLE:
"VIOLA IL COPYRIGHT DEI LIBRI"
A CERCARE DI CONTRASTARE IL PROGRAMMA DI BIBLIOTECA DIGITALE UNIVERSALE DI GOOGLE SONO SCESI IN CAMPO PER PRIMI I GRANDI
EDITORI E LE LORO LOBBIES. ORA ANCHE MICROSOFT SPARA A ZERO ADDITANDO IL PERICOLO CHE LA DIGITALIZZAZIONE DI LIBRI CHE GOOGLE HA IN CORSO VANIFICHI NON POCO LA PROTEZIONE ASSICURATA DAL COPYRIGHT AI MONOPOLI DEL MERCATO CULTURALE.
Riproduciamo sotto un recente articolo, dedicato allo stato della contesa che vede Microsoft passare apertamente all'attacco di Googlee accusata di massicce violazioni del copyright nella digitalizzazione di libri e nel renderli "cercabili" su Internet con il suo motore di ricerca "Book search". A buon titolo l'impero di Bill Gates si è quindi schierato nella lista del "Chi ha paura di Google?" stilata da Business Week del 9 aprile.
Cosa ostacola il programma di digitalizzazione di libri (sia antichi che moderni, esauriti nei depositi editoriali o in circolazione) avviato nel 2004 da Google? Fino dall'inizio c'erano pochi dubbi: il grande nemico di una biblioteca universale digitale, accessibile da chiunque da ogni parte del mondo tramite Internet, è il copyright. Ma la proposta di Google, sostenuta da una capacità finanziaria e tecnologica che nessun altro attore possiede sull'intero scenario mondiale (neppure le grandi entità statali come Usa e Unione europea), offre e sta realizzando un modello di accesso alla conoscenza (fruizione culturale) che comporta uno scossone senza precedenti al tradizionale modello di business editoriale basato sullo sfruttamento del copyright attraverso la vendita dei libri come prodotti di consumo, ovvero merci sul mercato della cultura. Il dominio del copyright, sul finire del '900, è stato potenziato ed esteso secondo una logica di superprotezionismo delle rendite editoriali estendendo fino a settanta anni la esazione dei diritti economici sulla pubblicazione e riproduzione di opere degli autori non più viventi. Questo trend, iniziato negli Stati Uniti ove tale estensione ha garentito grandi rendite come quelle che continuano ad essere assicurate agli eredi di Walt Disney, è stato imposto dall'inizio degli anni '90 anche nei paesi dell'Ue ove è stata anche emanata la famigerata direttiva che impone alle biblioteche pubbliche il pagamento di un balzello per il prestito dei libri al pubblico (il cosiddetto "prestito a pagamento").
Con l'articolo che riproduciamo sotto, riprendiamo quindi il filo delle considerazioni che facevamo già subito dopo il primo annuncio del "visionario" programma di biblioteca digitale universale avviato dai Google boys della Silicon Valley in collaborazioni con alcune delle maggiori biblioteche americane (rileggi qui il pezzo del 16/12/2004). Le tradizionali obiezioni sulle violazioni del copyright che avevano impedito fino ad allora di anche solo concepire la fattibilità reale di un'impresa del genere (non certo per motivi tecnologici, ma giuridici in primo luogo e poi culturali, di mercato e naturalmente finanziari) portarono a una immediata e violenta reazione da parte dei grandi gruppi editoriali Usa e a un diffuso scetticismo anche da parte del mondo bibliotecario, sebbene a fare partire la prima fase operativa del programma (l'avvio delle digitalizzazioni di libri) siano stati proprio gli accordi firmati da Google con alcune grandi e prestigiose istituzioni bibliotecarie statunitensi (private e pubbliche). Google fino ad ora è riuscita a mantenere ferma la sua "visione" difendendola in giudizio anche in numerosi tribunali e soprattutto accrescendo, con una innovativa quanto accorta politica di accordi con i vari soggetti che detengono i diritti editoriali, il consenso attorno al suo programma di digitalizzazione e al motore di ricerca in grado di "pescarvi" dentro. Così l'iniziativa si è allargata trovando nuovi partner, e anche tra gli editori (oltre che tra gli autori senza ancora un editore) il fronte dei contrari va perdendo strada facendo consensi e affiliati a partire dagli editori minori che cominciano piuttosto a scoprirne certi vantaggi. E' quanto sta avvenendo anche in Italia come ci riferisce Anna Marullo nella breve inchiesta di Repubblica Affari & Finanza che abbiamo riprodotto nel pezzo precedente. Da essa apprendiamo quali editori hanno già fatto il "grande passo" di entrare nella biblioteca digitale di Google, chi potrebbe farlo a sua volta a breve e chi invece mantiene al momento un atteggiamento di diffidenza e di preoccupazione. Il nodo su cui verte il dibattito è 'quanta parte' di un libro si rende disponibile on line. Per Google non dovrebbe essere meno del 20 per cento. E questo per i lettori, per la promozione del libro e per una più estesa e democratica fruizione della cultura e del sapere sarebbe già un risultato che, a poterne liberamente disporre sui nostri pc, sembrava utopico fino solo a ieri. (pt)
Qui sotto i link per leggere gli articoli di Business Week sul "Web Giant" Google:
ISSUE DATE: April 9, 2007

COVER STORY

Is Google Too Powerful?
As the Web giant tears through media, software, and telecom, rivals fear its growing influence. Now they're fighting back
COVER IMAGE: Who's Afraid Of Google?
GRAPHIC: Google By The Numbers
Too Powerful? Us? Surely You Jest
ONLINE EXTRA: Slide Show: The Many Faces Of Google
ONLINE EXTRA: Poll: Do You Think Google Is Too Powerful?
Riproduciamo di seguito l'articolo apparso su Repubblica.it Tecnologie & Scienze di martedì 6 aprile.
| la Repubblica.it Tecnologie & Scienze |
martedì 6 marzo 2007
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| SCIENZA & TECNOLOGIA |
Il motore di ricerca di Mountain View: "Rispettiamo tutte
le leggi internazionali. Ne risultano più guadagni per tutti"
Microsoft attacca Google
"Viola il copyright dei libri"
Entrambi i colossi informatici stanno lavorando alla creazione
di biblioteche web, ma seguendo regole e criteri diversi
NEW YORK- E' scontro frontale tra i due colossi statunitensi di internet. Microsoft accusa Google di violare "sistematicamente" il copyright nell'uso dei libri online per raccogliere le inserzioni pubblicitarie. In un testo preparato per un convegno della Association of American Publishers, che raggruppa gli editori americani, Thomas Rubin, legale del gruppo informatico di Redmond, parla senza mezzi termini di violazione dei "diritti d'autore", che comporta la perdita di milioni di dollari per le case editrici. "Le società che non producono contenuti e fanno soldi alle spalle dei contenuti realizzati da altri incassano miliardi di dollari grazie alle entrate pubblicitarie", osserva Rubin.
A stretto giro, la risposta di Google attraverso il suo avvocato David Drummond: "L'obiettivo del motore di ricerca e di prodotti come Google Book Search e YouTube - scrive in una nota - è solo quello di aiutare gli utenti a trovare le informazioni che cercano da fornitori di contenuti di ogni tipo. Facciamo tutto rispettando le leggi internazionali e il risultato è la generazione di maggiori ricavi per autori, editori e fornitori di contenuti".
Sia Microsoft sia Google sono al lavoro su due progetti per realizzare biblioteche virtuali, con la pubblicazione dei libri sui rispettivi siti web, anche se seguono strade diverse. Il colosso mondiale dei software mette in rete testi che non sono più coperti da diritti d'autore o, in alternativa, con il permesso di autore ed editore. La compagnia di Mountain View, invece, lavora al progetto di biblioteca virtuale pensando anche all'uso dei libri coperti da copyright, ritenendo corretta e "utile" la pubblicazione di brani.
"Questo vuole dire - osserva Rubin - che tutto può essere copiato gratuitamente, salvo che autori ed editori non mettano esplicitamente nero su bianco il diniego alla pubblicazione". Google, rileva Rubin, dice agli autori: "Potete fidarvi di noi, siete protetti. Noi ci limitiamo a pubblicare soltanto brani del libro. Non c'è volontà di danneggiare, vi vogliamo promuovere". L'esperienza di YouTube, la video community di Google accusata di violare il copyright, "è un precedente che dimostra - conclude - che la capacità di tutela dei diritti d'autore è piuttosto debole".
( 6 marzo 2007)
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| [pubblicato su Repubblica.it, 6/03/2007, QUI] |
Per commentare sul Biblog basta cliccare sul link (verde) commenti in calce a questo pezzo e scrivere nella finestrella che si apre (o incollarvi un testo già scritto): il commento andrà subito in linea e tutti lo potranno leggere.
"L'Italia degli 8000 comuni dovrebbe essere anche l'Italia delle 8000 biblioteche"
Messaggio del Presidente Carlo Azeglio Ciampi, 5 maggio 2003
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postato da: biblaria | 22:48
| commenti
giovedì, 19 aprile 2007
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BIBLIOTECHE DIGITALI
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L'ARTICOLO
Cover: RKO/Neal Peters
La copertina di Business Week del 9 aprile 2007 si chiede "Who's Afraid Of Google?"
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CHI HA PAURA DI GOOGLE?
COME PROCEDE IN ITALIA IL PROGRAMMA DI BIBLIOTECA DIGITALE UNIVERSALE LANCIATO
TRE ANNI FA DA GOOGLE?
GLI EDITORI COMINCIANO A RISPONDERE E ARRIVANO LE PRIME ADESIONI. LE BIBLIOTECHE PER IL MOMENTO NO.
Dopo «Business Week» che vi ha dedicato la sua ultima copertina e i servizi centrali, anche «Repubblica» mette Google in primo piano e vi dedica due articoli. Nel primo analizza l'irruzione di Big G nel settore dei media televisivi (vedi qui il pezzo precedente). Nel secondo sono riportati i primi dati sugli editori italiani che sono già entrati nel programma di "Book search" (testi digitalizzati) o vi potranno aderire a breve. Ne riportiamo sotto il testo.
Riproduciamo sotto anche il secondo articolo, dedicato all'editoria, che è stato pubblicato dal supplemento economico di Repubblica del 16 aprile a seguito dei servizi sul fenomeno Google apparsi sul settimanale Business Week del 9 aprile che vi ha dedicato la sua copertina con il titolo "Chi ha paura di Google?".
Al "mondo Google", e in particolare al suo programma di biblioteca universale basato sulla digitalizzazione di milioni di libri in collaborazione con grandi biblioteche ed editori di tutto il mondo e sul motore di ricerca nei libri "Book search", abbiamo dedicato in passato diversi articoli. Riprendiamo ora il filo delle considerazioni che facevamo già subito dopo il primo annuncio del "visionario" programma di biblioteca digitale universale avviato dai Google boys della Silicon Valley in collaborazioni con alcune delle maggiori biblioteche americane (rileggi qui il pezzo del 16/12/2004). Le tradizionali obiezioni sulle violazioni del copyright che avevano impedito fino ad allora di anche solo concepire la fattibilità reale di un'impresa del genere (non certo per motivi tecnologici, ma giuridici in primo luogo e poi culturali, di mercato e naturalmente finanziari) portarono a una immediata e violenta reazione da parte dei grandi gruppi editoriali Usa e a un diffuso scetticismo anche da parte del mondo bibliotecario, sebbene a fare partire la prima fase operativa del programma (l'avvio delle digitalizzazioni di libri) siano stati proprio gli accordi firmati da Google con alcune grandi e prestigiose istituzioni bibliotecarie statunitensi (private e pubbliche). Google fino ad ora è riuscita a mantenere ferma la sua "visione" difendendola in giudizio anche in numerosi tribunali e soprattutto accrescendo, con una innovativa quanto accorta politica di accordi con i vari soggetti che detengono i diritti editoriali, il consenso attorno al suo programma di digitalizzazione e al motore di ricerca in grado di "pescarvi" dentro. Così l'iniziativa si è allargata trovando nuovi partner, e anche tra gli editori (oltre che tra gli autori senza ancora un editore) il fronte dei contrari va perdendo strada facendo consensi e affiliati a partire dagli editori minori che cominciano piuttosto a scoprirne certi vantaggi. E' quanto sta avvenendo anche in Italia come ci riferisce Anna Marullo nella breve inchiesta di Repubblica Affari & Finanza che riproduciamo sotto. Da essa apprendiamo quali editori hanno già fatto il "grande passo" di entrare nella biblioteca digitale di Google, chi potrebbe farlo a sua volta a breve e chi invece mantiene al momento un atteggiamento di diffidenza e di preoccupazione. Il nodo su cui verte il dibattito è 'quanta parte' di un libro si rende disponibile on line. Per Google non dovrebbe essere meno del 20 per cento. E questo per i lettori, per la promozione del libro e per una più estesa e democratica fruizione della cultura e del sapere sarebbe già un risultato che, a poterne liberamente disporre sui nostri pc, sembrava utopico fino solo a ieri.
Sulla partecipazione di biblioteche italiane al progetto di digitalizzazione rivolto da Google alle biblioteche non abbiamo invece notizie. E si capisce, dato che il programma ministeriale Biblioteca Digitale Italiana ha cominciato ad aggregare e coordinare le energie nazionali che puntano alla digitalizzazione, grandi partner bibliotecari e soprattutto promette uno stanziamento speciale di fondi pubblici ingentissimo e senza paragoni con la spesa ordinaria prevista per il funzionamento delle biblioteche statali, la quale invece continua a subire tagli che ne pregiudicano la gestione delle raccolte e i servizi di base ai lettori e utenti. (pt)
Qui sotto i link per leggere gli articoli di Business Week sul "Web Giant" Google:
ISSUE DATE: April 9, 2007

COVER STORY

Is Google Too Powerful?
As the Web giant tears through media, software, and telecom, rivals fear its growing influence. Now they're fighting back
COVER IMAGE: Who's Afraid Of Google?
GRAPHIC: Google By The Numbers
Too Powerful? Us? Surely You Jest
ONLINE EXTRA: Slide Show: The Many Faces Of Google
ONLINE EXTRA: Poll: Do You Think Google Is Too Powerful?
Riproduciamo di seguito l'articolo apparso su Repubblica AFFARI & FINANZA di lunedì 16 aprile.
| la Repubblica AFFARI & FINANZA |
lunedì 16 APRILE 2007, pag. 6
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| PRIMO PIANO |
Ma non tutti sono contrari al ‘Book search’
Ai problemi di copyright sollevati inizialmente ora si affiancano i vantaggi: rende possibile trovare i libri più vecchi
ANNA MARULLO
Non tutti gli editori italiani temono Google Book Search, almeno non tutti allo stesso modo. Anche se per la totalità rimane un preoccupante interrogativo in che misura internet e la digitalizzazione del libro cambieranno il mondo dell’editoria, non tutti pensano che le nuove tecnologie decreteranno la fine del libro in formato cartaceo. La opinioni sono discordi e dipendono molto dal genere per cui l’editore deve concepire la strategia di marketing. Un modello di promozione che sembra vincente per chi pubblica la narrativa, può esserlo meno per chi invece edita testi didatticoscientifici.
Il motore di ricerca americano propone oggi agli editori di digitalizzare le loro pubblicazioni e sottoscrivere un accordo che le renda accessibili sulla rete. All’editore spetta poi decidere in che misura: si va dal 20% al 50% dell’opera. L’utente può così attraverso una sfogliata virtuale del testo decidere se procedere o meno all’acquisto dal sito della casa editrice o dai siti di vendita di libri online. I testi degli editori, che invece decidono di non aderire al programma Google, sono inidicizzati dal motore di ricerca ma è possibile visualizzarne solo le informazioni bibliografiche e la copertina.
L’idea piace molto a chi pubblica testi di narrativa. Alberto Castelvecchi dell’omonima casa editrice romana, ha scelto di affidare a Google tutto il suo catalogo: «Per noi è tutta pubblicità. Non è un problema se chi vuole comprare un libro di narrativa, ne sfoglia cinque o sei prima di decidere quale». Per godere poi del libro nella sua interezza, il lettore lo deve acquistare. «Ricordiamoci che possedere un libro è una cosa elettrizzante e lo sarà sempre». Ma che succede se un libro non è solo fonte di godimento, ma di apprendimento? Che succede se un sistema che deve invogliare all’acquisto, invece finisce per inibirlo? Il rischio lo corrono principalmente i libri di carattere scientifico. Avere a disposizione il 20% o il 50% di una pubblicazione che per sua natura non comporta la lettura dell’intero testo, ma la consultazione di parti può essere rischioso. Può essere sufficiente a soddisfare un utente, che magari è interessato solo a una formula o ad una minima parte del testo.
E’ questo l’obiezione che muovono gli editori dei testi didattico scientifici, come la Giuffrè. «Noi siamo molto interessati al sistema di Google book search e alle sue applicazioni, tanto che stiamo valutando se entrare a farne parte», dicono all’editoriale. «La possibilità di cercare parole all’interno di un testo, per esempio, è un servizio molto utile per i nostri utenti. Certo l’idea di mettere su internet il 20% di un libro ci fa un po’ paura, saremmo più propensi a sperimetare una formula in cui sia possibile fare ranking senza però visualizzare tutta la pagina, ma solo la bibliografia del testo». Tra gli editori di libri didattici sono in molti quelli che per ora preferiscono aspettare e vedere come evolverà il sistema nei prossimi anni: la Carocci editore è tra questi. Alla Giunti editore, invece, la proposta di Google non dispiace. «Per ora abbiamo messo a disposizione 1.500 dei nostri titoli», spiega Stefano Pinzauti, responsabile marketing. Probabilmente, come spesso capita, saranno il mercato e il tempo a risolvere la questione. Se gli editori riusciranno a mantenere competitivi i prezzi, probabilmente nessuno rinuncerà al piacere di possedere un libro. In questo caso Google diventerà un volano incredibile per la vendita dei testi. Se al contrario il motore mostrerà di non funzionare, creando disagi per il mercato dell’editoria cartacea, saranno gli editori stessi a recedere dalla partnership che li lega a Google Book Search.
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| [pubblicato su Repubblica.it, 16/04/2007, QUI] |
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"L'Italia degli 8000 comuni dovrebbe essere anche l'Italia delle 8000 biblioteche"
Messaggio del Presidente Carlo Azeglio Ciampi, 5 maggio 2003
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postato da: biblaria | 13:17
| commenti
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SCENARI INTERNET
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L'ARTICOLO
Cover: RKO/Neal Peters
La copertina di Business Week del 9 aprile 2007 si chiede "Who's Afraid Of Google?"
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CHI HA PAURA DI GOOGLE?
«Business Week» vi dedica la sua ultima copertina. «Repubblica» lo mette in primo piano sul suo supplemento economico del lunedì, ma rivolta la domanda e racconta che anche in Italia gli editori stanno cominciando ad aderire al programma Biblioteca lanciato un anno fa da Google. E non finisce qui: il numero in edicola di «PcWorld» rilancia l'allarme sul "lato oscuro" di Big G per la privacy.
Riproduciamo sotto l'articolo pubblicato sul supplemento economico di Repubblica del 16 aprile a seguito dei servizi sul fenomeno Google apparsi sul settimanale Business Week del 9 aprile che vi ha dedicato la sua copertina con il titolo "Chi ha paura di Google?".
Al "mondo Google", e in particolare al suo programma di biblioteca universale basato sulla digitalizzazione di milioni di libri in collaborazione con grandi biblioteche ed editori di tutto il mondo e sul motore di ricerca nei libri "Book search", abbiamo dedicato in passato diversi articoli. Riprendiamo ora (dopo una pausa di alcuni mesi del Bibl'og dovuta a una involontaria assenza del suo curatore) il filo di quelle considerazioni riproducendo alcuni articoli che fanno un po' il punto delle discussioni e dei punti di vista sul mutamento che Google giorno dopo giorno, lungo un percorso che non finisce mai di sorprendere per i nuovi contenuti e modalità, sta costruendo sotto gli occhi di tutti. Cominciamo dagli articoli pubblicati sul supplemento Affari & Finanza di Repubblica del 16 aprile. Ne riproduciamo sotto il primo e riporteremo (nel prossimo pezzo) anche l'articolo sullo sviluppo del programma rivolto agli editori. Sulla partecipazione di biblioteche italiane al progetto di digitalizzazione rivolto da Google alle biblioteche non abbiamo invece notizie. E si capisce, dato che il programma ministeriale Biblioteca Digitale Italiana ha cominciato ad aggregare e coordinare le energie nazionali che puntano alla digitalizzazione, grandi partner bibliotecari e soprattutto promette uno stanziamento speciale di fondi pubblici ingentissimo e senza paragoni con la spesa ordinaria prevista per il funzionamento delle biblioteche statali, la quale invece continua a subire tagli che ne pregiudicano la gestione delle raccolte e i servizi di base ai lettori e utenti. (pt)
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La Repubblica, 1° novembre 2006.
Nel paginone culturale (pag. 39) l'intervista a Francesco Rutelli.
Alle domande dell'intervistatore sui tagli alle biblioteche il ministro Rutelli non risponde.
(il testo integrale dell'intervista è stato ripubblicato sul Bibl'og)
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Le cifre dei tagli alle biblioteche
Nella tabella sotto un raffronto per alcune macro-
voci tra rendiconto 2005 e programmazione 2007.
Si noti che le cifre indicate riguardano la programmazione ordinaria e non i progetti finanziati con fondi speciali (ad es. la Biblioteca digitale italiana), e che la voce conservazione comprende in realtà per più del 70% interventi relativi al funzionamento (impianti, pulizie ecc.).
2005 2007 Variazione
------------ ------------ ----------------
8.063.275,00 5.535.886,00 -32% Funzionamento
7.873.466,00 7.504.349,00 -4% Informatica
3.789.900,00 3.190.617,00 -16% Promo. libro
4.535.879,95 2.780.237,00 -39% Conservaz.
8.263.311,00 4.960.656,00 -40% Acq. libri
2.352.000,00 2.352.000,00 = B.N.C. Roma
1.103.000,00 1.125.000,00 +2% ICCU
877.976,00 877.976,00 = Disc. Stato
Stante la complessità di questi macrodati (diffusi sulla lista aib-cur) vi ritorneremo, ma essi chiariscono l'assoluta insufficienza delle risorse destinate alle biblioteche, in particolare per le voci: funzionamento, conservazione, acquisto libri; tali da mettere a rischio i livelli minimi di servizio, determinando situazioni dannose (acquisto libri) che si ripercuoteranno nel futuro.
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Qui sotto i link per leggere gli articoli di Business Week sul "Web Giant" Google:
ISSUE DATE: April 9, 2007

COVER STORY

Is Google Too Powerful?
As the Web giant tears through media, software, and telecom, rivals fear its growing influence. Now they're fighting back
COVER IMAGE: Who's Afraid Of Google?
GRAPHIC: Google By The Numbers
Too Powerful? Us? Surely You Jest
ONLINE EXTRA: Slide Show: The Many Faces Of Google
ONLINE EXTRA: Poll: Do You Think Google Is Too Powerful?
Riproduciamo di seguito l'articolo apparso su Repubblica AFFARI & FINANZA di lunedì 16 aprile.
| la Repubblica AFFARI & FINANZA |
lunedì 16 APRILE 2007, pag. 6
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| PRIMO PIANO |
L’uragano Google si abbatte sui media, chi attacca, chi si difende e chi ha paura
L’azienda di Mountain View sta conoscendo una crescita sbalorditiva di fatturato e profitti: la sua irruzione diffonde il panico nei settori coinvolti, il più recente e cruciale dei quali è quello televisivo
EUGENIO OCCORSIO
Chi ha paura di Google? Chi la invidia o chi la teme. La Viacom per esempio, che osserva preoccupata la capacità di penetrazione presso il pubblico giovanile di YouTube (che a Google appartiene) e la denuncia per violazione di copyright. Ma la invidia anche Rupert Murdoch, che ha promosso con la Nbc un portale in concorrenza allo stesso YouTube, sul quale riversare i suoi contenuti televisivi e cinematografici vendendo anche filmati e video. Ancora: è invidiosa Yahoo, a cui Google ha soffiato il primato fra i motori di ricerca. Poi Microsoft che sta lanciando un servizio di rilevazioni satellitari concorrente del fortunato Google Earth. E di sicuro è oggetto di invidia chi a Google lavora nella sede di Mountain View: stipendi del 2030% più alti, illimitati pasti gratis cucinati da un chef, servizio gratuito di navetta da ogni angolo della Silcion Valley gestito con una flotta di 32 pullman tutti con i sedili in pelle e il wifi a bordo. Ma ci sono anche il meccanico e il carwashing per chi viene con la macchina, e poi il barbiere, il campo di basket, l’ambulatorio aperto 24 ore, tutto in campus così come la parete di roccia su cui esercitarsi al freeclimbing.
E pensare che tutto questo prima del 1998 non esisteva. Oggi Google ha una capitalizzazione di mercato di 145 miliardi di dollari, più di TineWarner, Amazon e Yahoo combinate. Dalla quotazione in Borsa (2004) il valore dell’azione è quadruplicato. Di fronte alle sempre più ricorrenti accuse di aver accumulato troppo potere i fondatori Larry Page e Sergej Brin rispondono: «Troppo potere relativamente a quale realtà? Noi abbiamo creato un mondo tutto nuovo». Probabilmente è vero. Dagli uffici della corporation si ricorda tra l’altro che Google ha versato ai partner di ogni tipo 3,3 miliardi di dollari in diritti. Ma soprattutto ci si concentra sulle novità. Le più significative vanno tutte in direzione della televisione, e così si spiega che chi ha più di tutti paura di Google siano oggi i padroni della tv. Si sta sperimentando per esempio un sistema automatizzato per comprare e collocare gli spot televisivi. Il partner in questo caso è Echostar, un network di 125 canali satellitari americani. Il punto di partenza è AdWords, un metodo già collaudato con successo su Internet. Accade che i computer su cui vengono effettuate le ricerche web vengano memorizzati. Con la consueta abilità nel maneggiare gli algoritmi, Google incrocia i dati sull’identità, le preferenze, le attenzioni di chi ha cliccato certi argomenti, con le necessità delle aziende che operano intorno a quegli argomenti. Se ho cliccato tante volte la voce ‘cane’ o ‘pastore tedesco’, sul mio computer e solo sul mio (e su chi ha analoghi gusti nel mondo) apparirà la pubblicità di aziende che producono cibo per cani.
Google tiene a precisare che non fa contenuti, ma di certo sta contribuendo a cambiare il paradigma di base della comunicazione pubblicitaria, e cioè la diffusione a pioggia indefinita di messaggi verso la generalità. Nella tv via satellite, si sta cercando di memorizzare le indicazioni che vengono dal telecomando, per cui chi vede sempre i cartoni animati comincerà ad essere martellato di spot sui soldatini o i vestiti per le bambole. Un esperimento analogo di personalizzazione pubblicitaria, Google lo sta conducendo sulla piattaforma radiofonica dMaerc, e adesso ne sta avviando di simili per i videogiochi via web (sì, anche lì è possibile ‘personalizzare’) nonché per le minischermate visibili dal telefonino. Insomma, a questo punto ‘nemici’ di Google possono essere tutti e nessuno. Il comune denominatore di tutte queste iniziative può essere il monitoraggio delle abitudini di chi utilizza apparecchi elettronici, e anche la verifica dei risultati. E’ un’evoluzione del meccanismo che originò il payperclick: se apro una schermata Google che contiene un banner di Nokia ma non clicco esplicitamente sul quel banner, la mia ‘apertura’ non viene conteggiata ai fini del pagamento della pubblicità.
Forse più che "chi ha paura di Google?", Business Week avrebbe dovuto chiedersi "di chi ha paura Google?", perché in questo caso c’è una risposta certa: dell’antitrust americano che, a quanto si dice negli ambienti politici di Washington ha drizzato le antenne. Per parare il colpo su uno dei punti a rischio, la privacy, l’azienda ha fatto sapere di aver messo a punto diversi accorgimenti per salvaguardare il diritto alla riservatezza. Così, renderà anonimi o comunque ne renderà impossibile l’identificazione, gli utenti dopo 1824 mesi, anziché tenere i dati per sempre per personalizzarne le abitudini. Limiterà anche il tracciamento di queste abitudini, che si estendono perfino ai cookie cliccati o no. L’azienda introdurrà poi un comando offtherecord per impedire che certe ‘conversazioni’ sul sistema di instant messaging Google Talk vengano registrate. Parimenti, il software Google Desktop, che serve a cercare documenti all’interno del proprio computer, verrà equipaggiato con un comando ‘pause’ che cancellerà certe ricerche. Basterà tutto questo? Si vedrà, di certo l’attenzione sul potere di Goolge è sui livelli massimi. Perché tutti ne hanno paura.
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| [pubblicato su Repubblica.it, 16/04/2007, QUI] |
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"L'Italia degli 8000 comuni dovrebbe essere anche l'Italia delle 8000 biblioteche"
Messaggio del Presidente Carlo Azeglio Ciampi, 5 maggio 2003
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postato da: biblaria | 13:04
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