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domenica, 03 dicembre 2006

BIBLIOTECA & CITTADINO


   

     RAI3   
   
Prima Pagina


lettura e commento dei giornali
a cura di Loris Campetti


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BIBLIOTECHE D'INVERNO
  Rilanciamo la denuncia della «Assolettori» di Firenze

Rispondiamo all'invito contenuto nella lettera che ci ha inviato Pola Poletto, coordinatore dell'Associazione dei lettori della Biblioteca nazionale centrale di Firenze, che abbiamo pubblicato il 1° dicembre (leggi).


Sulle chiusure estive delle grandi biblioteche italiane sono apparsi dal 2004 diversi articoli di denuncia sulla stampa nazionale e allo stesso tema era dedicata la serie di inchieste radiofoniche realizzate da Giorgio Zanchini per il Gr2 Cultura nell'estate del 2004 (vedi sul Biblog agosto 2004). Ma a giudicare da quanto pubblicato con evidenza pochi giorni fa da una testata nazionale (vedi) alla Biblioteca Nazionale Centrale di Roma nulla è cambiato. E preoccupante rimane la situazione della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze anche dopo la lettera al ministro Rutelli inviata dalla «Assolettori» e le assicurazioni (per la verità vaghe) date dallo stesso ministro alla fine della sua visita alla Biblioteca per le celebrazioni del 40° anniversario dell'alluvione, riprese da un tg della Rai la sera del 4 novembre («Occorre voltare pagina e lo faremo»).

Situazione pesante per un paese come l'Italia depositario di un patrimonio librario e documentario unico e tra i più ricchi del pianeta. Il ministro Rutelli ha dichiarato tutta la sua sensibilità e attenzione per la diffusione della cultura e della storia dell'arte nel nostro Paese (riproduciamo sotto la sua intervista a Repubblica del !° novembre). Ci sembra un lodevole cambiamento di indirizzo rispetto a quella prospettiva da Italia Spa, cara ai precedenti ministri di centrodestra del governo Berlusconi, che è stata materia di un corrosivo libro del prof. Salvatore Settis (oggi al fianco di Rutelli). Lasciamo perdere in questo momento di sottolineare che se non si manifesta un analogo atteggiamento di risipiscienza verso la cultura scientifica e la storia della scienza si rischierà un altro grave e anacronistico strabismo, e limitiamoci a una domanda. Le nostre città d'arte non sono quelle stesse città tesoro di libri che il resto del mondo valuta e apprezza (forse con uno sguardo meno circoscritto del nostro) e ci invidia? Ma tant'è, il circuito bibliotecario italiano rimane out of the stream. Che ne pensa il nuovo ministro dei beni culturali del governo di centrosinistra? Piacerebbe saperlo anche a noi di Bibl'aria. Perché abbiamo, e pubblichiamo sotto, cifre tutt'altro che incoraggianti per il futuro immediato di tutte le biblioteche pubbliche statali. Sono le cifre dei tagli alle risorse ordinarie 2007 per le biblioteche, tagli programmati in questi giorni. Uno per tutti: 40 per cento in meno della spesa 2005 per l'acquisto di libri. Tre milioni e trecentomila euro che non andranno in libri e cultura per tutti ma che in realtà più che tagliati è giusto dire che verranno dirottati nelle casse degli editori sotto forma di royalties sulla lettura delle opere date in prestito dalle biblioteche. Infatti è già sicuro (approvato) che quasi sei milioni di euro sono in transito nei prossimi due anni dalle biblioteche agli editori per pagare questa nuova tassa. E i numeri sono numeri: per il 2007 sono previsti a questo scopo proprio tre milioni di euro. In una situazione di tagli drammatici per l'ordinario funzionamento delle nostre biblioteche pubbliche (comprese le grandi biblioteche nazionali) questa notizia sembrerebbe una bufala diffamatoria a danno del nuovo governo, ma non lo è come abbiamo documentato per primi sul Bibl'og (leggi). Il Senato ha approvato nel recente decreto fiscale (23 novembre) l'istituzione della tassa sul prestito dei libri in biblioteca e un fondo di accantonamento per pagarla agli editori. Per i prossimi due anni sarà a carico dello Stato, cioè di tutti i cittadini che in questo modo avranno meno libri e servizi più ridotti nelle biblioteche, e dopo il 2008 si vedrà.

Intanto il governo continua a tagliare in maniera insostenibile i fondi per il Ministero dei Beni culturali, come più volte pubblicamente e autorevolmente denunciato dal prof. Settis sulla stampa nazionale, pregiudicando delicati e complessi compiti istituzionali quotidiani. Gli Archivi di stato sono lasciati letteralmente senza soldi per pagare persino le bollette del telefono; le soprintendenze arrivano ad avere finanziamenti per il funzionamento ordinario che a malapena coprono le spese sino a ottobre di ciascun esercizio. Da alcuni anni in qua le biblioteche sono pure prive di soldi per procedere alla rilegatura dei libri moderni, dei periodici e dei giornali. Nell'anno di grazia 2006 la disponibilità effettiva dei fondi (tagliati) stanziati per l'anno corrente è arrivata soltanto negli ultimissimi mesi dell'anno, e in alcune Biblioteche statali alla data del 5 dicembre non sono stati ancora materialmente accreditati i fondi per poter pagare gli acquisti di libri, periodici ecc.
La situazione dei beni culturali in Italia nel loro complesso è realmente scandalosa e il Ministero, mai come ora, si trova ai limiti del collasso. Occorre una forte e netta discontinuità che ne rilanci ruolo e funzioni, magari cominciando a limitare le esose e fameliche mire in materia di diritti d'autore e di riproduzione da parte di quella corporazione neo-medievale che è diventata in Italia la Siae.

A quelli (come noi di Bibl'aria) che lavoriamo come professionisti delle biblioteche e dell'informazione gli amici lettori di Firenze chiedono di fare la nostra parte per evitare un inquietante "inverno delle biblioteche". Hanno ragione. (pt)

[La Repubblica 01-11-06 p.39]
La Repubblica, 1° novembre 2006.
Nel paginone culturale (pag. 39) l'intervista a Francesco Rutelli.
Alle domande dell'intervistatore sui tagli alle biblioteche il ministro Rutelli non risponde.

(sotto il testo integrale dell'intervista)
  Le cifre dei tagli alle biblioteche 

Nella tabella sotto un raffronto per alcune macro-

voci tra rendiconto 2005 e programmazione 2007.

Si noti che le cifre indicate riguardano la programmazione ordinaria e non i progetti finanziati con fondi speciali (ad es. la Biblioteca digitale italiana), e che la voce conservazione comprende in realtà per più del 70% interventi relativi al funzionamento (impianti, pulizie ecc.).


2005         2007         Variazione
------------ ------------ ----------------

8.063.275,00 5.535.886,00 -32%
Funzionamento
7.873.466,00 7.504.349,00 -4% 
Informatica
3.789.900,00 3.190.617,00 -16% Promo. libro
4.535.879,95 2.780.237,00 -39% Conservaz.
8.263.311,00 4.960.656,00 -40% Acq. libri
2.352.000,00 2.352.000,00  =   B.N.C. Roma
1.103.000,00 1.125.000,00 +2%  ICCU
  877.976,00   877.976,00  =   Disc. Stato


Stante la complessità di questi macrodati (diffusi sulla lista aib-cur) vi ritorneremo, ma essi chiariscono l'assoluta insufficienza delle risorse destinate alle biblioteche, in particolare per le voci: funzionamento, conservazione, acquisto libri; tali da mettere a rischio i livelli minimi di servizio, determinando situazioni dannose (acquisto libri) che si ripercuoteranno nel futuro.


Riproduciamo di seguito l'articolo apparso su Repubblica di mercoledì 1° novembre.

la Repubblica
 mercoledì 1 NOVEMBRE 2006, pag. 39

       CULTURA        
PIÙ STORIA DELL'ARTE NELLE SCUOLE
INTERVISTA A FRANCESCO RUTELLI

"Vorrei creare, oltre quelli del cinema, un festival del teatro.
Come Edimburgo e Avignone"
"La Tv di oggi è afflitta da un degrado crescente.
Che voto merita? Insufficiente"
"Festeggeremo i 150 anni dell´Unità nel 2011, una data fondamentale per l´identità nazionale" "Diceva Argan: anche se antica, l´opera d´arte è qualcosa che accade sempre nel presente"

Il ministro per i Beni culturali parla del nostro patrimonio, del paesaggio aggredito e delle risorse finanziarie
 

ROMA
Francesco Rutelli cita Giulio Carlo Argan: «Quale che sia la sua antichità l´opera d´arte è sempre qualcosa che accade nel presente». La cultura è cioè "materia viva", è fruizione, conservazione, passione, sono la storia e la realtà che si fondono. Parte da qui, ricordando le parole di uno dei più grandi critici d´arte del Novecento, il vicepremier e ministro dei Beni Culturali Francesco Rutelli, per spiegare e raccontare cosa vuol dire oggi amministrare un paese, l´Italia, che ha il patrimonio artistico più ricco del mondo, un´industria cinematografica che celebra grandi maestri e scopre nuovi talenti, la straordinaria tradizione dell´opera lirica, il teatro, antico e moderno, ma dove spesso musei, compagnie e orchestre hanno le casse vuote e i conti in rosso. Un territorio stretto e lungo, dove ogni cosa si intreccia all´altra, i lavori della metropolitana con i ritrovamenti archeologici, gli antichi borghi con l´alta velocità, la necessità di tutelare con quella di conservare, gli interessi del turismo e l´usura delle opere d´arte.
Nella sua prima intervista a tutto campo sul ruolo del suo ministero, Rutelli chiarisce subito un punto "politico": «La cultura è una missione pubblica e per il centrosinistra un obiettivo primario. È finita la lunga illusione del berlusconismo in cui si è pensato che anche tutto questo potesse essere privatizzato. L´intervento privato è un elemento di civiltà che integra, mai sostituisce». Francesco Rutelli parla di arte e pittura, di cinema e di teatro. Con dichiarata passione. E affida a Repubblica l´annuncio di un grande evento. «Nel 2011 festeggeremo l´anniversario dei 150 anni dell´Unità d´Italia, un appuntamento fondamentale per confrontarsi sul senso di identità nazionale».
Cosa vuol dire concretamente "cultura come missione pubblica"?
«Faccio subito un esempio. Bisogna tornare ad insegnare la storia dell´arte nelle scuole, è incredibile che in un paese come l´Italia questa materia sia ridotta a pochissime ore di lezione nei licei classici, e sia del tutto assente in molti indirizzi scolastici. Ho già parlato con i vertici del ministero dell´Istruzione, e credo ci siano le possibilità per dare un seguito concreto alla proposta. I ragazzi devono poter capire il contesto culturale in cui vivono e crescono».
Un insegnamento della storia dell´arte quindi che esca dalle aule e si sposti fuori, nelle piazze, nei musei, nei luoghi dell´arte?
«Sì, ma per questo non bastano le tradizionali gite scolastiche. Penso, invece, a un nuovo tipo di "regionalismo", all´insegnamento della cultura alta e di quelle del territorio, che porti i giovani a scoprire prima di tutto il patrimonio artistico che li circonda. Un ragazzo che vive a Spello deve saper leggere la piazza di Spello, un giovane calabrese deve conoscere Sibari e sapere che cos´è stata la Magna Grecia. Essere cioè consapevoli di dove si vive e si cresce, chi ha disegnato le strade che percorriamo e che cosa era il contesto oltre il palazzo che vediamo tutti i giorni. Questo è una necessaria "formazione alla fruizione", che deve passare anche attraverso un altro veicolo fondamentale, e cioè la televisione».
Un´impresa non facile, a giudicare dagli orari impossibili nei quali la televisione pubblica relega i programmi culturali...
«Proprio per questo stiamo rinegoziando il contratto di servizio con la Rai, perché venga assicurato più spazio e più qualità alla cultura. Del resto per anni ci siamo battuti perché la fruizione dell´arte diventasse "per tutti", oggi che questo obbiettivo viene raggiunto, dobbiamo prenderci più cura di chi spende il proprio tempo e il proprio denaro per andare ad una mostra o entrare in un museo».
Scusi ministro che voto darebbe alla tv di oggi?
«C´è stato un degrado crescente, negli ultimi anni, una rincorsa a programmi più uguali e più poveri. Di notte c´è qualche occasione che merita otto, ma oggi la media la darei sul cinque. Ho fiducia, tuttavia, che nei prossimi anni si inverta la rotta».
E le risorse? Come si fa a coniugare la missione pubblica della cultura con il taglio di 12 milioni di euro del decreto Bersani, che ha colpito soprattutto gli archivi e le biblioteche? Ci saranno i fondi per portare a termine i grandi cantieri di Brera, degli Uffizi, la risistemazione di Capodimonte e delle Gallerie dell´Accademia a Venezia?
«Quei tagli sono stati dolorosi ma necessari e hanno riguardato tutti i ministeri, anche se forse per noi sono stati più dolorosi, visto il disastro degli anni del centrodestra. Gli Uffizi sono un grande cantiere, così come le Gallerie dell´Accademia: teniamo conto che si procederà con i musei aperti al pubblico e questo rende tutto più difficoltoso. Il problema di Capodimonte è la mancanza di personale, e lì bisogna agire al più presto. So che è in programma l´istituzione di navette che portino i visitatori dalla galleria Principe di Napoli al museo, per rendere più facile l´accesso a Capodimonte. Per quanto riguarda Brera, dove i problemi della pinacoteca si intrecciano a quelli dell´accademia, sarò a Milano nelle prossime settimane. Aggiungo però che bisogna spendere meglio le risorse del ministero».
Perché, ci sono fondi bloccati?
«In alcune soprintendenze ci sono soldi stanziati per interventi o restauri che non sono stati spesi, o lo sono stati tardivamente, e per questo abbiamo iniziato un monitoraggio capillare di verifica. In molti casi avviene per colpa del taglio del personale tecnico, scientifico, amministrativo, che ha indebolito il ministero. Vorrei aggiungere però che con la Finanziaria abbiamo ottenuto 90 milioni di euro in più, che ci permetteranno a gennaio di lanciare, finalmente, nuovi concorsi. Altrimenti l´attuale generazione di dirigenti finirà con l´andare in pensione senza aver consegnato il proprio sapere a chi verrà dopo».
Parliamo del Maxxi. Il museo nazionale per le arti contemporanee è in perenne crisi di fondi. Si riuscirà a chiudere il cantiere per cui sono stati stanziati soltanto 17 milioni di euro in tre anni?
«Il Maxxi non si ferma, è un mio impegno. Con gli emendamenti alla Finanziaria abbiamo stanziato altri 24 milioni di euro, quindi i lavori continuano. Il museo dovrebbe essere ultimato nel 2008».
A proposito di arte contemporanea. Ha avuto qualche pentimento sull´Ara Pacis? Fu proprio lei, quando era sindaco di Roma, a dare l´incarico per la nuova teca all´architetto Meier.
«No, nessun pentimento. Il cambio della teca era assolutamente necessario, ed è naturale che l´architettura contemporanea faccia discutere. Del resto quella piazza è stata più volte smembrata e ricostruita. Fu totalmente distrutta da Mussolini. Io trovo che la costruzione di Meier sia perfettamente riuscita all´interno, fa più discutere all´esterno. Un impatto che migliorerà con la risistemazione della piazza, progetto per il quale è già partito il concorso. Consiglio di andare sul tetto, e affacciarsi sul Tevere e le cupole barocche: Roma ha un grande luogo di cultura in più».
Per concludere la parentesi sui numeri. Che cosa è stato previsto per il Fondo Unico per lo Spettacolo?
«Una rivoluzione rispetto all´era Berlusconi. Con i fondi del governo di centrodestra oggi ci sarebbero soltanto 294milioni di euro, mentre adesso il "Fus" può contare su 444milioni di euro, che diventeranno 540 entro il 2008. Una prospettiva dignitosa e stabile, che va associata alle riforme del cinema e dello spettacolo dal vivo».
Ministro, si è da poco conclusa la Festa del Cinema di Roma. Lei crede che due festival possano convivere?
«Sì, senza dubbio. Anzi, ritengo che in Italia gli appuntamenti siano tre. La mostra internazionale di Venezia, che è dello Stato; la festa di Roma, che può rappresentare anche una seria opportunità di business, e Torino, per le opere prime, i cortometraggi e la sperimentazione. Ma è mia intenzione creare in Italia anche un grande festival del teatro, sul modello di Edimburgo e Avignone».
Lei pochi giorni fa è stato a Monticchiello, dove sindaci, cittadini, amministratori locali, hanno lanciato un grave allarme sul nuovo sacco edilizio. Cosa può fare il ministero?
«Il codice dei beni culturali prevede che ogni regione faccia i propri piani per il paesaggio, e che in questa fase vengano interpellate anche le soprintendenze. Alcune regioni sono già in regola, altre no. Quello che noi vorremmo è utilizzare proprio la Toscana come regione pilota di questa "collaborazione". Per poter prevenire le brutture cementizie piuttosto che scoprire che è impossibile abbatterle dopo. Aggiungo anche dolorosamente che gli architetti del paesaggio scarseggiano nel nostro ministero».
Torniamo all´annuncio di partenza, il "Giubileo dell´unità d´Italia" del 2011. Quali saranno le prime tappe?
«Intanto, l´istituzione di un comitato che dal 2007 inizi a progettare l´evento. Ma quello che serve è l´apertura di un grande dibattito, che colgo l´occasione di lanciare attraverso Repubblica sul significato del 2011, sul senso di identità di un paese che è orgoglioso della sua immensa cultura nazionale, ma anche delle sue diversità. Il 2011 sarà però l´arrivo, perché le celebrazioni inizieranno prima e coinvolgeranno quelle che furono le "capitali" degli antichi stati, Firenze, e poi Torino, Roma. Un percorso, un cammino di quattro anni che richiamerà la trasformazione dell´Italia tra il 1911 e il 1961, e i traguardi di una nazione del ventunesimo secolo che guarda dentro se stessa. In profondità».


 [pubblicato su l a Repubblica,  1/11/2006, pagina 39]
 


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"L'Italia degli 8000 comuni dovrebbe essere anche l'Italia delle 8000 biblioteche"
Messaggio del Presidente Carlo Azeglio Ciampi, 5 maggio 2003

postato da: biblaria | 20:59 | commenti (1)